Assolombarda chiede riforme, energia e infrastrutture. Il discorso di Spada

L'intervento del Presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, all’Assemblea Generale a MIND - Milano Innovation District.

Il Presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, è intervenuto, questa mattina, durante l’Assemblea Generale dell’Associazione che si è tenuta a MIND – Milano Innovation District.

La scelta di MIND e il dovere dei tempi

“Dopo le Assemblee tenutesi negli anni scorsi all’hangar di Linate (2020) e alle ex aree Falck di Sesto San Giovanni (2021) anche quest’anno abbiamo scelto un luogo capace di esprimere, concretamente, la visione e le priorità delle nostre imprese. Anche qui, del resto, siamo di fronte a un fenomenale motore di internazionalizzazione e di innovazione: la grande fiera.

Ma non solo: in questo luogo, grazie a una grande opera di rigenerazione, sta nascendo un ‘cantiere’ in cui imprese, università e centri di ricerca intendono costruire il futuro. Sono evidenti i tratti del ‘nostro spirito’: tempestività, capacità di cambiamento, sguardo al domani e al mondo. Tutte peculiarità che sono risultate cruciali nel passato e che devono essere tali anche oggi in una fase così complessa: è il dovere dei tempi che ci impone una nuova responsabilità nei confronti delle comunità del nostro territorio, con uno sguardo particolare alle prossime generazioni”.

“Il nostro tessuto imprenditoriale, reduce dalla pandemia, si trova oggi a fronteggiare l’impatto della guerra, una sciagura che produce conseguenze economiche pesanti per l’Europa e, ancor più, per l’Italia. Il conflitto, d’altra parte, ha accelerato fenomeni che avevamo iniziato a subire già lo scorso anno: i rincari di materie prime, semilavorati e componenti; la dilatazione dei tempi di consegna e le difficoltà di approvvigionamento; il balzo dei prezzi energetici; l’impennata dei noli marittimi e i colli di bottiglia nella rete logistica.

Cominciamo, inoltre, a rilevare una riduzione nel tasso di crescita degli ordini e siamo prossimi a una stretta sui tassi d’interesse. Con l’avvento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, come classe dirigente del Paese, adesso abbiamo il dovere di pensare, responsabilmente, a quei 5,8 milioni di giovani italiani che oggi hanno tra i 15 e i 24 anni e che nel 2058 avranno tra i 51 e i 60: saranno loro a ripagare i debiti che abbiamo contratto per questo sforzo straordinario.

Di questi giovani, ben un milione si trova in Lombardia e 466.000 tra Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia”.

Riforme, ora o mai più

“Da questo luogo così carico di aspettative, vogliamo trasmettere un messaggio alle istituzioni, alle nostre controparti sindacali, a tutti gli stakeholder: gli imprenditori lombardi ci sono, Assolombarda c’è. Ci siamo per ricostruire la fiducia e la coesione in una situazione così incerta e complicata.

Ci siamo per costruire insieme un percorso di sviluppo innovativo e sostenibile. Ci siamo per offrire un contributo di idee, ma anche un supporto concreto per attuare efficacemente il PNRR. Riteniamo che dividersi oggi significhi perdere domani. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo ha ricordato a tutti, anche ai partiti della sua maggioranza. I prossimi mesi sono decisivi per non vanificare quanto fatto fino ad oggi, non possono essere ostaggio di calcoli elettorali”.

“Il PNRR è un’opportunità irripetibile di rilancio del Paese. L’UE, per fronteggiare la pandemia, ha dimostrato di essere capace di una risposta tempestiva e concreta. Pertanto, fallire rappresenterebbe un duro colpo per l’Europa, proprio quando ne avremmo più bisogno. Abbiamo l’urgenza di rafforzare, ancora di più, quel processo di integrazione che, oggi più che mai, è tornato ad essere al centro delle sensibilità di governi e cittadini. Ma l’Europa ha anche un’altra grande responsabilità: giocare da protagonista la partita della ridefinizione delle catene globali del valore, un tema che riguarda circa metà delle imprese dei nostri territori.  In un mercato geograficamente sempre più ristretto, l’Italia non deve diventare il centro di produzione a basso costo.

Le nostre imprese, piuttosto, devono essere il cuore di queste catene”.

“La ‘fotografia’ dello scenario economico odierno non è quella scattata pochi mesi fa dall’Economist, che ci definiva ‘Il Paese dell’anno 2021’. La guerra in Ucraina sta provocando seri contraccolpi all’economia italiana a causa, soprattutto, degli ulteriori rincari energetici e delle materie prime. A questi si aggiungono gli effetti della pandemia, l’inflazione e la difficoltà delle catene del valore a riorganizzarsi. Secondo le nostre stime, la Lombardia rischia di accusare una riduzione della crescita dal 4% al 2,6%. Crescite ridotte interessano anche i territori di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. A livello nazionale, quella che stiamo vivendo è la ‘quarta crisi’ negli ultimi 14 anni. ‘Il dovere dei tempi’, tema dell’Assemblea, significa sicuramente fronteggiare al meglio l’emergenza, ma non solo. È l’ultima occasione per fare le riforme. Occorre pensare alle nuove generazioni, quelle che nel 2058 finiranno di pagare i debiti del Next Generation EU”.

Crisi energetica

“La crisi in Ucraina ha fatto esplodere un problema che in realtà esisteva da tempo: in Italia è sempre mancata una politica energetica. E pensare che proprio Milano, su questi temi, è stata pioniera: in via Santa Radegonda è stata costruita la prima centrale elettrica dell’Europa; penso anche al visionario Enrico Mattei, che ‘disegnava’ la politica energetica del Paese dal suo quartier generale di San Donato Milanese. Eravamo avanguardia, oggi invece ci troviamo in balia delle scelte di regimi autocratici, come quello di Mosca. Le cause sono note: gli interessi di breve termine hanno prevalso sullo sguardo di lungo periodo; la politica si è ridotta a puro consenso ed è caduta ostaggio dei comitati del “No”, lasciando campo libero a una burocrazia che sembra costruita con il solo scopo di frenare ogni spinta”.

“Eppure, è dimostrato che l’Italia riesce a concludere le opere necessarie quando la politica vuole raggiungere il risultato: penso al gasdotto Tap, per esempio. È dunque ora che essa torni a compiere quelle scelte strategiche che le competono e ad assumersi pienamente le responsabilità. Ascoltando tutti, certamente, ma senza paralizzarsi di fronte ai vari ‘no nucleare’, ‘no rigassificatori’, ‘no termovalorizzatori’. Così non si va da nessuna parte. Tengo a sottolineare che il problema dell’energia tocca, in modo particolare, la Lombardia. Consumiamo oltre il 25% dell’energia elettrica nazionale e circa il 20% del gas naturale. Qui, del resto, c’è il cuore dell’industria italiana e ci sono, inevitabilmente, i maggiori consumi di energia. La nostra regione, in virtù di questo profilo economico, ha esigenze specifiche. Eppure, oggi, il prezzo unico è quasi 5 volte quello di inizio 2020. Da qui a luglio è, così, a rischio la produzione di un’impresa del territorio su quattro ed entro un anno la produzione di più della metà delle aziende”.

Il motore del paese rischia di spegnersi

“In passato i governi, giustamente, non hanno esitato a salvare le banche in crisi. Preservare il tessuto industriale, oggi, è anch’essa una questione di sicurezza nazionale. Abbiamo già detto che i vari decreti energia contengono misure deboli e insufficienti: serve uno sforzo in più. Un aiuto concreto arriverebbe da un tetto al prezzo del gas; occorre, inoltre, scongiurare razionamenti nelle forniture. È anche necessario aumentare, al più presto, la produzione di gas nazionale per garantire prezzi calmierati ai settori più energivori. Ma non solo: la strada verso la decarbonizzazione è tracciata e non va abbandonata. Vanno ripensati i modi e i tempi della transizione ecologica. E su questo fronte, anche nel PNRR, vanno riadattati obiettivi, scadenze e risorse perché nella sua impostazione attuale non considera gli effetti dell’emergenza energetica e delle materie prime che stiamo vivendo a seguito della guerra.

La nostra visione parte dal concetto della neutralità tecnologica, aperta quindi a tutte le fonti energetiche pulite e le direttrici sono quattro: sviluppare velocemente nuovi impianti alimentati a fonti rinnovabili per l’autoconsumo; favorire l’efficientamento in chiave energetica dei processi produttivi per ridurre il fabbisogno energetico e le relative emissioni, riducendo anche il costo della spesa energetica (su questo punto chiediamo al Governo di estendere subito anche alle imprese del nostro territorio il credito d’imposta per gli investimenti di efficientamento energetico, oggi esclusivamente a favore del Mezzogiorno); creare comunità energetiche capaci di produrre energia per sé e gli altri consumatori del quartiere, condividendo benefici ambientali, economici e sociali; puntare sull’idrogeno: in tal senso, guardiamo con favore al progetto annunciato da A2A di produrre idrogeno verde in Val Camonica sfruttando l’energia del termovalorizzatore di Brescia. Riteniamo che il cambiamento sul versante dell’energia debba necessariamente partire da qui, dalla Lombardia. È una responsabilità propria del mondo dell’impresa e che riguarda il futuro del nostro Paese”.

“Se davvero l’Italia ambisce all’autonomia energetica, il nucleare non può che essere una parte importante del mix di fonti. Quello di nuova generazione sta raggiungendo molto rapidamente uno stadio di sviluppo fino a pochi anni fa impensabile. Ma, in un futuro più prossimo, è opportuno rivalutare anche il nucleare tradizionale. Impianti sicuri, flessibili, di piccole dimensioni e realizzabili in pochi anni. È improcrastinabile parlarne senza preconcetti; il know how lo abbiamo in casa dato che le aziende del nostro territorio offrono servizi per gli impianti all’estero. Il nucleare, insomma, è un’alternativa reale su cui investire fin da subito”.

Non è un paese per giovani

“L’Italia non è un Paese per giovani. Alle nuove generazioni dobbiamo consegnare un mondo nuovo, più inclusivo e gratificante dal punto di vista lavorativo. L’Italia, oggi, ha il terzo più elevato tasso di disoccupazione in Europa: oltre l’8,3% contro una media nell’Eurozona del 6,8%. Inoltre, il 20% di ragazze e ragazzi tra i 15 e i 24 anni non studia, non lavora, non si forma. La Lombardia ha una percentuale di NEET più bassa, pari al 17%, ma si tratta comunque di 165.000 giovani che si trovano nella più totale inattività. È intollerabile: si sprecano vite, talenti e forze. In questo scenario, il nostro obiettivo è duplice: rendere più attrattivo per i giovani il lavoro nelle nostre imprese e permettere, allo stesso tempo, alle nostre aziende di trovare profili adeguati. Occorre, insomma, una vera ‘rivoluzione copernicana del lavoro’, per affrontare con decisione il gap di competenze e la carenza di capitale umano. In questa partita è fondamentale il supporto di tutte le istituzioni pubbliche, nazionali e territoriali. Per questa ragione, chiedo al ministro Colao di progettare insieme la prima Zona Economica Speciale Virtuale del Paese, che ci consenta di sperimentare il Programma ‘Lavoro 4.0’. Un’area “laboratorio” su cui testare una nuova forma di organizzazione del lavoro basata sulla collaborazione digitale e orientata a un’impostazione più smart ed efficiente. Un modello che punta alla formazione per colmare il gap di competenze che affligge il Paese”.

“Un mese fa abbiamo firmato con istituzioni ed enti del territorio un Patto per il lavoro. Un documento promosso per condurre Milano – e con essa la Lombardia – al livello delle maggiori città europee in termini di occupazione, qualità del lavoro e crescita dei talenti. Un Patto che proponiamo di estendere anche alle altre città: se Milano è apripista, queste azioni vanno estese a tutto il nostro territorio, a partire da Monza e Brianza, Lodi e Pavia. Il nostro obiettivo è quello di creare lavoro: esperimenti come il reddito di cittadinanza, che finora ci è costato oltre 30 miliardi di euro, hanno chiaramente dimostrato di aver fallito. Dobbiamo, d’altra parte, abbandonare la logica del sussidio fine a sé stesso e fare tutto il necessario per attrarre i giovani nelle imprese ed evitare che i talenti fuggano all’estero”.

 “Occorre una tassazione specifica e più favorevole per i giovani. La nostra proposta è quella di estendere ai neoassunti lo stesso identico modello applicato ai redditi imprenditoriali e professionali inferiori ai 65.000 euro, che vengono assoggettati ad un’imposta del 5% per i primi cinque anni di attività e, successivamente, del 15%. Ebbene: l’idea è di applicare la stessa aliquota ai giovani neoassunti per i primi 5 anni di attività lavorativa. In alternativa, proponiamo di applicare il regime equivalente a quello del ‘rientro dei cervelli’, che assicura alle persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia un abbattimento del reddito imponibile del 70% per 5 anni. Si tratta di provvedimenti che permetterebbero ai giovani lavoratori di avere uno stipendio netto più appetibile e gratificante. Si dice, d’altra parte, che le nuove generazioni saranno le prime nella storia a guadagnare e ad avere un livello di ricchezza inferiore a quelle precedenti; noi non ci rassegniamo a questa deriva. Spetta certamente alle istituzioni individuare le coperture, ma ricordiamo che per l’Italia, quando entrerà in vigore la Global Minimum Tax, si prevede un maggior gettito annuo pari a 2,7 miliardi di euro”.

Meno tasse, a partire dall’Irap

“È necessario agire con determinazione anche per ridurre il cuneo fiscale a vantaggio di tutti i lavoratori. In Italia si parla sempre del fatto che i salari sono troppo bassi, ma non ci si ricorda mai che il nostro è il Paese con il costo del lavoro tra i più elevati. L’aumento degli stipendi non può che passare dalla riduzione del cuneo contributivo: se utilizzassimo 16 miliardi per il taglio, ai lavoratori sotto i 35.000 euro di reddito da lavoro, spetterebbe una mensilità in più all’anno e le imprese aumenterebbero la loro competitività. Va, poi, eliminata definitivamente l’Irap nel quadro di una riforma fiscale organica che sia equa e orientata alla semplificazione. Dobbiamo, infine, combattere un’evasione fiscale di oltre 100 miliardi l’anno; basta un dato per darci l’idea della gravità: solo il 4% dei contribuenti Irpef dichiara più di 70.000 euro all’anno”.

“Sul tema della formazione, il nostro Paese ha un gap con il resto d’Europa. In Italia, infatti, solo il 20% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea, contro il 33,4% medio dell’UE e il 62,7% ha almeno un diploma contro il 79% medio dei Paesi europei. Questo circolo va spezzato, innanzitutto, sostenendo la formazione tecnica e scientifica. Occorre, inoltre, rafforzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, riducendo così il gender gap (oggi pari a -10 punti percentuali in termini di occupazione a Milano contro i 18 punti a livello nazionale) e promuovere politiche di welfare che garantiscano un migliore equilibrio vita-lavoro. Serve, infine, fare di più in tema di progetti promossi congiuntamente da imprese, università e ITS. Il progetto che abbiamo proposto al Comune di Milano di dare una sede unica a tutti gli ITS della città va nella direzione di una vera e propria ‘Academy tecnologica’. Un hub che dia ai giovani le competenze tecniche necessarie per soddisfare le proprie ambizioni, rispondendo anche alle esigenze delle imprese. In questo solco, serve davvero lo sforzo di tutti: dal Governo alle istituzioni locali, dalle associazioni agli imprenditori”.

Più spesa in innovazione e ricerca

“La Lombardia spende in ricerca e sviluppo l’1,34% del Pil; la Baviera il 3,39%. Se volessimo eguagliarne la quota, servirebbero 8 miliardi di investimenti in più ogni anno. È una distanza che possiamo colmare, ma per farlo dobbiamo creare un ecosistema ottimale agli investimenti, attirando i centri di ricerca delle società internazionali. Il credito di imposta, che per ricerca e sviluppo giocherebbe su questo fronte un ruolo strategico, è però stato costantemente riscritto in quasi ogni legge di bilancio, disincentivando gli investimenti pluriennali. Dal 2023 l’aliquota sarà dimezzata dal 20% al 10%, rendendo questa agevolazione di scarso appeal per le imprese e spostando investimenti in altri Paesi esteri. In tema di innovazione, infine, vorremmo che il Governo facesse di tutto per portare a Milano la sede europea del Tribunale Unificato dei Brevetti”.

“Milano è in marcia verso la città della conoscenza, snodo di reti e flussi, di intelligenze e saperi, aperta alla vita futura, modello di trasformazione. La sua area metropolitana deve divenire una realtà capace di sfruttare, come sistema, le leve della rivoluzione ecologica e digitale. Eppure, la riforma delle autonomie è ancora incompleta e non consente, oggi, al territorio di pianificare lo sviluppo verso una ‘dimensione metropolitana’. È necessario, dunque, agire in una questa direzione con un provvedimento speciale che consenta al territorio di continuare a essere locomotiva del Paese e proiezione internazionale dell’Italia”.

La riforma a metà

“Ma c’è un altro capitolo che va completato: l’autonomia regionale differenziata. Oggi, il sistema delle regioni può fare un salto di qualità ottenendo responsabilità più dirette in molte aree decisive per la crescita del Paese. L’auspicio è che la proposta avanzata dalla Ministra Gelmini, d’intesa con le Regioni, venga rapidamente approvata dalle Camere, superando le spinte al ribasso, destinate a farla naufragare”.

“Il digitale rappresenta il 25% del Recovery Fund: è la più potente leva di innovazione, il cuore della quarta Rivoluzione industriale. Siamo chiamati a utilizzare tutti quegli strumenti necessari previsti dal PNRR: dall’acquisizione della piena capacità di generare valore dai dati al necessario salto nella difesa dei sistemi IT attraverso una cultura forte della cybersecurity, dalla spinta all’intelligenza artificiale fino a Industria 4.0. Pur guardando con grande favore all’inserimento nell’ultima Legge di Bilancio di alcune misure adeguate, non possiamo non esprimere preoccupazione per quanto ci aspetta nei prossimi anni: per gli investimenti 4.0 è, infatti, prevista una riduzione dell’aliquota del credito d’imposta sui beni materiali e immateriali tra il 2023 e il 2025, fino a un minimo del 5%. Dobbiamo fare in modo che le imprese non rinuncino a utilizzare uno strumento che si è fin qui rivelato estremamente efficace per gli investimenti”.

Olimpiadi, la burocrazia non freni le infrastrutture

“Le infrastrutture restano un tema centrale. D’altra parte, oggi, la guerra ci ricorda l’importanza di opere di cui ci eravamo quasi dimenticati, come gasdotti, oleodotti e anche cavi sottomarini per telecomunicazioni che, se sabotati, lascerebbero intere aree del pianeta senza Internet. Ma non solo: il 2022 è per l’Italia un anno fondamentale per le opere previste nell’ambito delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. La sfida per tutte le istituzioni coinvolte è quella di riuscire a pubblicare i bandi di gara entro quest’anno in modo da aprire i cantieri nel 2023. Non si possono ripetere intollerabili episodi di lentezza burocratica come quello, ad esempio, della ferrovia Milano-Gallarate. Potrei citare anche la Pedemontana, un’opera le cui origini risalgono ormai a oltre mezzo secolo fa, fondamentale per l’intera Brianza e per la Lombardia. Eppure, sembra che alcune amministrazioni vogliano ridiscuterne per l’ennesima volta il tracciato. Occorre ricordare che per realizzare la prima galleria ferroviaria che collegava la Pianura Padana con Genova, i cui lavori ebbero inizio nel 1845, furono sufficienti solo 8 anni; per il Secondo Valico dei Giovi, realizzato tra il 1882 e il 1889, appena 7.  Per il Terzo Valico, di cui si è cominciato a parlare negli anni ‘70, le ultime previsioni ci dicono che questa fondamentale infrastruttura sarà pronta solo nel 2025, cioè 29 anni dopo il primo colpo di piccone avvenuto nel 1996. Mi chiedo, in quest’ottica, cosa sia successo in questi anni in cui, comunque, i nostri territori hanno sempre dimostrato capacità di eccellere in ogni campo con risultati straordinari e universalmente riconosciuti. Ancora oggi, peraltro, l’intero tessuto produttivo continua instancabilmente ad andare avanti generando lavoro e ricchezza, nonostante sia penalizzato rispetto ad altre aree europee. Occorre agire subito: regole chiare e tempi certi”.

Così Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda, durante il suo discorso in occasione dell’Assemblea Generale 2022 tenutasi a MIND – Milano Innovation District, il nuovo distretto dell’innovazione di Milano nato da una partnership pubblico privata tra Arexpo e Lendlease. Una location significativa per il territorio, simbolo della vocazione internazionale di Milano e della sua capacità di rinnovarsi e di crescere negli anni, che a 7 anni da Expo 2015 ha riaperto alla cittadinanza. Unico in Europa per dimensioni e modello di rigenerazione, per cogliere un’opportunità unica per il Paese: creare un ecosistema per la crescita socioeconomica che connetta le eccellenze del territorio ai migliori talenti da tutto il mondo, favorendo lo scambio tra ricerca e impresa e coinvolgendo la società e la comunità locale.

Nel corso dell’Assemblea, aperta dai saluti di Igor De Biasio, AD Arexpo, e Stefano Minini, Project Director Mind, sono intervenuti anche Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, Vittorio Colao, Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo, Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia, Giuseppe Sala, Sindaco di Milano. I lavori si sono conclusi con l’inaugurazione istituzionale di MIND – Milano Innovation District.

IL DISCORSO INTEGRALE DI SPADA