La siccità è anche conseguenza dell’enorme spreco di acqua

Gli acquedotti sono un colabrodo: più di un terzo dell'acqua immessa nella rete va sprecata. La ministra Carfagna ha annunciato un Cis Acqua

La siccità che sta mettendo in ginocchio l’Italia da nord a sud non è solo una conseguenza dell’innalzamento delle temperature con medie fuori stagione e della scarsa piovosità. A rendere la situazione ancora più complicata è la gestione quotidiana che in Italia facciamo della risorsa acqua. Per arginare il problema non si tratta di ricorrere a rimedi estremi come quelli suggeriti dal presidente del Wwf Fulco Pratesi. Che ha dichiarato che evita di farsi la doccia da anni; effettua il cambio di mutande ogni due o tre giorni; e non sempre tira lo sciacquone in bagno.

Ovvio, le buone pratiche quotidiane – almeno quelle praticabili che non cozzino con l’igiene personale (la doccia meglio del bagno, non lavare l’auto con l’acqua potabile, evitare di innaffiare orti e giardini lo stretto necessario: tutte misure adottate in questi giorni in molti comuni italiani) – evitano sprechi. Il vero problema, però, rimane un altro. Quello della rete di acquedotti colabrodo che disperdono grandi quantità del prezioso liquido prima che arrivi ai nostri rubinetti.

Persi 41 metri cubi al giorno di acqua per km di rete

Nel Report Acqua 2022 dell’Istat (riferito al triennio 2019-2021) si legge che in Italia nel 2020 sono andati persi 41 metri cubi al giorno per km di rete nei capoluoghi di provincia/città metropolitana, il 36,2% dell’acqua immessa in rete (37,3% nel 2018).

Nel 2020, il servizio di distribuzione dell’acqua potabile nei 109 Comuni capoluogo di provincia/città metropolitana (dove risiedono 17,8 milioni di abitanti, il 30% circa della popolazione italiana) era in carico a 95 gestori.

In 100 Comuni (17,2 milioni di residenti) la gestione del servizio è specializzata mentre nei restanti nove (600mila residenti) è prevalentemente in economia. In quest’ultimo caso è il Comune che ha la responsabilità del servizio.

La rete di distribuzione dei Comuni capoluogo si sviluppa complessivamente su oltre 57mila chilometri di rete. Calcolati per circa l’80% della lunghezza attraverso un sistema informativo territoriale.

I gestori hanno complessivamente immesso in rete 2,4 miliardi di metri cubi di acqua (370 litri per abitante al giorno) ed erogato 1,5 miliardi di metri cubi per usi autorizzati agli utenti finali, pari a 236 litri per abitante al giorno, fatturati o forniti ad uso gratuito.

I volumi movimentati nelle reti dei capoluoghi storicamente rappresentano il 33% circa dei volumi complessivamente distribuiti sul territorio nazionale.

Al Nord il massimo dei volumi erogati

Nei Comuni capoluogo del Nord, dove i volumi erogati raggiungono il massimo (256 litri per abitante al giorno in media), si ha un significativo differenziale tra quelli del Nord-ovest (282 litri) e del Nord-est (220). Il quantitativo erogato si riduce nei capoluoghi del Centro (231 litri), del Sud (221), per poi raggiungere il minimo nelle città delle Isole (194).

Tra i 109 capoluoghi, volumi superiori ai 300 litri per abitante al giorno si riscontrano nelle città di Milano, Isernia, Cosenza, L’Aquila, Pavia e Brescia. Di contro, sotto i 150 litri per abitante si trovano Barletta, Arezzo, Agrigento, Andria e Caltanissetta.

Più di un terzo dell’acqua immessa nella rete va sprecata

Più di un terzo dell’acqua immessa nella rete va sprecata. Si parla di quasi un miliardo di metri cubi all’anno e di 2,5 milioni di metri cubi al giorno.

E anche se gli investimenti crescono, con un valore pro capite di 49 euro, restano distanti dalla media europea di 100 euro per abitante. Senza considerare che al Sud, dove le perdite sono superiori, si scende a 35 euro per abitante.

Le perdite totali di rete hanno importanti ripercussioni ambientali, sociali ed economiche, soprattutto per gli episodi di scarsità idrica sempre più frequenti. Sono da attribuire a fattori fisiologici presenti in tutte le infrastrutture idriche, alla vetustà degli impianti, prevalente soprattutto in alcune aree del territorio, e a fattori amministrativi, riconducibili a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi, per una quota che si stima pari al 3% delle perdite.

Le criticità massime a Siracusa, Belluno, Latina e Chieti

In più di un capoluogo su tre si registrano perdite totali superiori al 45%. Le condizioni di massima criticità, con valori superiori al 65%, sono state registrate a Siracusa (67,6%), Belluno (68,1%), Latina (70,1%) e Chieti (71,7%). All’opposto, una situazione infrastrutturale decisamente favorevole, con perdite idriche totali inferiori al 25%, si rileva in circa un Comune su cinque. In sette capoluoghi i valori dell’indicatore sono inferiori al 15%: Macerata (9,8%), Pavia (11,8%), Como (12,2%), Biella (12,8%), Milano (13,5%), Livorno (13,5%) e Pordenone (14,3%).

In nove Comuni, tre del Centro e sei del Mezzogiorno, si registrano perdite totali lineari superiori ai 100 metri cubi giornalieri per chilometro di rete, generalmente superiori al 50% in termini percentuali.

Italia al primo posto in Europa per consumo medio pro capite d’acqua

A marzo scorso è stato presentato il Blue book 2022 con i dati del servizio idrico integrato in Italia della Fondazione Utilitatis. Realizzato in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti e Istat e con il supporto di Utilitalia. Come Francia e Germania, anche l’Italia è considerato un Paese a stress idrico medio. Ma in Europa resta al primo posto per consumo medio pro capite, con oltre 236 litri per abitante al giorno nei Comuni capoluogo e Città metropolitane (Istat) nel 2020. Contro una media europea di circa 125 litri (Euroeau).

La ministra Carfagna: partito un intervento di ammodernamento delle reti idriche

Nei giorni scorsi la ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna ha reso pubblico il progetto di un Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) Acqua che potrebbe essere formalmente avviato nel mese di luglio dopo un lavoro preparatorio svolto negli ultimi sei mesi.

«L’emergenza idrica non ci coglie impreparati», ha detto la ministra, «sono sei mesi che lavoriamo, con tutte le Regioni e diversi ministeri, a un “piano acqua” che sostenga l’intera filiera, dagli invasi agli acquedotti alle utenze finali. Il piano sarà gestito con un Contratto Istituzionale di Sviluppo sul quale abbiamo avuto già positivi riscontri dagli enti territoriali: l’investimento iniziale previsto è consistente, un miliardo a valere sul ciclo 2021-2027 del Fondo di Sviluppo e Coesione, ma potrebbe essere incrementato ancora».

«L’emergenza idrica è stata una delle mie priorità di azione fin dall’insediamento», ha proseguito, «e cominciamo a cogliere i risultati dell’azione avviata. Ho voluto con forza focalizzare sugli interventi idrici il primo programma di solidarietà europea dopo la pandemia, il React Eu. E pochi giorni fa, con la definizione della graduatoria dei progetti, è partito un intervento di ammodernamento e ristrutturazione delle reti idriche della Campania, Puglia, Sicilia e Basilicata per 482 milioni. Ma il problema degli invasi o degli acquedotti-colabrodo non è solo meridionale: anche per questo abbiamo cominciato a istruire un Cis Acqua di portata nazionale, che restituirà a centinaia di migliaia di cittadini, agricoltori e imprese la certezza sull’erogazione anche in periodi di siccità come questo”.