Live

Reinventing cities Milano, ricorso al Tar su Scalo Lambrate

I secondi classificati di Coinventing srl hanno presentato il ricorso ai giudici contro l'aggiudicazione dell'area a coop Sant'Ilario

Primo stop per Reinventing cities a Milano. È stato depositato un ricorso al Tar contro l’aggiudicazione dello Scalo Lambrate da parte della cordata capeggiata da Sant’Ilario Società Cooperativa Edilizia, guidata da Alessandro Vadelka. Il ricorso ai giudici amministrativi è stato presentato dai secondi classificati (su quattro finalisti) di Coinventing srl. Lo può riferire True-News da fonti interne al bando internazionale per la riqualificazione di aree dismesse promosso da Comune di Milano, Ferrovie e C40, la rete delle grandi città nel mondo contro i cambiamenti climatici. Il ricorso è nella disponibilità delle parti ma non è ancora stato reso pubblico e divulgato.

Reinventing cities, ricorso al Tar su Scalo Lambrate

La cordata vincitrice, oltre a coop Sant’Ilario, conta sui partner tecnici e ambientali di Caputo Partnership International, Tekne Spa Pro Iter, Studio Giorgetta, Consorzio Poliedra – Politecnico di Milano, Ernst&Young, Ambiente Italia Progetti, l’avvocato Guido Bardelli e l’artista Giorgio Milani. Ha vinto l’area dello scalo ferroviario di proprietà di Ferrovie dello Stato Sistemi Urbani nel quartiere Lambrate con l’offerta economica più alta: 7 milioni di euro a rialzo contro una base d’asta di 5,7 milioni.

Scalo Lambrate, le offerte

Presentando tuttavia il progetto tecnico-ambientale peggiore – seppur di poco – nel punteggio assegnato dalla giuria. Secondo le regole interne di Reinventing cities, volte a tutelare ambiente ed inclusione, l’offerta economica dovrebbe valere meno del 30% del punteggio complessivo assegnato ai progetti di riqualificazione urbana. Mentre il 70% del “peso” dovrebbe essere attribuito a parametri tecnico-ambientali.

Reinventing cities, la classifica dei progetti su Scalo Lambrate

Sotto questo profilo i primi classificati sono stati Castello sgr, la società di gestione del risparmio guidata da Giampiero Schiavo, in cordata con Consorzio Cooperative Lavoratori. Che però hanno offerto il minimo, pari alla base d’asta. Cinque milioni e 749mila euro invece l’offerta dei secondi classificati in base agli standard “green” della gara, cioè Redo sgr, la società benefit che realizza l’housing sociale di Milano e Lombardia, guidata da Carlo Cerami e Fabio Carlozzo. La terza cordata capeggiata da Coinventing srl che ha presentato il ricorso ha offerto 6,7 milioni di euro. Infine la cooperativa Sant’Ilario di Alessandro Vadelka con le sue offerta da 7 milioni che gli ha permesso di scalare la classifica partendo inizialmente dall’ultima posizione.

Reiventing cities, prima grana per il neo assessore Giancarlo Tancredi

È la prima grana su Reinventing cities Milano e anche la prima grana per il nuovo assessore all’Urbanistica del Comune, Giancarlo Tancredi, fino a pochi giorni fa massimo dirigente dell’Urbanistica meneghina nominato da Beppe Sala in giunta per il post Pierfrancesco Maran. Un tegola, non definitiva, che cade su quella che fino ad oggi era stata una marcia trionfale con la ormai ex giunta Sala impegnata in un mese di presentazioni e conferenze stampa per raccontare il futuro immobiliare e urbanistico di aree cruciali di Milano come piazzale Loreto, Crescenzago, Nodo Bovisa, ex Macello e, per l’appunto, Scalo Lambrate.

Scalo Lambrate, le ragioni del ricorso al Tar

Secondo quando apprende True-News, tra i motivi che hanno spinto i legali di Coiventing a rivolgersi ai giudici c’è la presunta carenza di materiali presentati da Sant’Ilario a definizione del progetto ridenominato “Lambrate Streaming”. I ricorrenti ritengono che più di un progetto si tratti di un’idea di massima, in particolare se confrontato con la propria proposta. La ricorrente non è rimasta convinta dalle modalità di svolgimento della gara e assegnazione dei punteggi tecnico-ambientali: tutti e quattro molto schiacciati e “appiattiti”, in modo tale che fosse il solo prezzo a fare la differenza nella gara. Una dinamica che, a quanto risulta, è stata incentivata più da Ferrovie dello Stato che non da Palazzo Marino.

Scalo Lambrate, i numeri del progetto

Quando a giungo è stata annunciata la cordata vincitrice un altro aspetto aveva fatto discutere fra gli addetti ai lavori del settore real estate milanese: i costi. “Lambrate Streaming” prevede un parco pubblico di circa 42mila metri quadrati (su 64mila totali) con suoi 900 alberi, ma i primi nodi da risolvere riguardano le bonifiche. Di cui non sono chiari i costi e chi li coprirà: se lo sviluppatore privato o anche il proprietario dell’area (Ferrovie) sotto forma di compartecipazione di spesa una volta sforato una determinata asticella di spesa. Dal punto di vista dell’edificabilità, sono stati consentiti un massimo di 22.505 mq di superficie lorda di pavimento (SLP). Questa quota è destinata allo sviluppo di edilizia residenziale a basso costo, come chiesto dal Comune di Milano, per creare un mercato accessibile della casa e così suddivisa: 7.600 mq di edilizia convenzionata agevolata, per vendita, affitto, acquisto agevolato, incluso il co-housing; oltre 9mila a canone moderato e/o concordato, inclusi alloggi per studenti e co-housing sociale; e infine 2mila mq di edilizia a canone sociale per i valori più bassi.

Si tratta di infrastrutture che offrono scarsa remunerazione e che diventano quindi un’incognita sulla solidità finanziaria dell’intera operazione. Basti pensare che il leader italiano dell’housing sociale, Redo, nel partecipare alla gara ha presentato l’offerta economica più bassa dopo essersi fatta i conti in tasca su eventuali ritorni e fattibilità.