Perché il futuro del commercio globale passa da Taiwan

Taiwan occupa una posizione strategica. Un'eventuale invasione cinese creerebbe non pochi problemi economici all'Occidente

Taiwan occupa una posizione geografica in un’area altamente strategica. L’isola, infatti, è situata a metà strada tra il Mar Cinese Meridionale e Orientale, a circa 150 chilometri dalle coste della Cina. Da qui passano le vie marittime più ricche del commercio globale. Nel caso in cui Taipei dovesse essere invasa da Pechino, l’economia mondiale subirebbe un durissimo contraccolpo. Il motivo è presto detto. La guerra impedirebbe alle imbarcazioni di transitare attraverso lo Stretto di Taiwan, la piccola striscia marittima che separa le coste cinesi da quelle taiwanesi, ma soprattutto dallo Stretto di Malacca.

Quest’ultimo, infatti, è un chockepoint, uno spazio strategico dal quale transita il 40% del commercio mondiale, nonché merci – un quarto delle quali americane – per un valore totale annuale di quasi 5,3 trilioni di dollari. 

L’importanza della stabilità geopolitica

L’assioma base è semplice: stabilità geopolitica uguale a stabilità economica. Taiwan è al centro di una storica disputa con la Cina, intesa come Repubblica Popolare, con Pechino che considera l’isola una sua provincia.

L’ONU dà sostanzialmente “ragione” al governo cinese, non riconoscendo Taipei. Gli Stati Uniti e i suoi partner, pur aderendo al principio di “una sola Cina” (la Repubblica Popolare, appunto), sono pronte a difendere il governo taiwanese in caso di invasione militare cinese. Un bel nodo spinoso che, qualora dovesse dare vita ad un incendio geopolitico, manderebbe in malora gran parte del commercio globale.

Dallo Stretto di Taiwan passano le esportazioni di Giappone e Corea del Sud, entrambi alleati americani, e pure le loro importazioni.

Se la Cina riuscisse ad annettere de facto Taiwan, andrebbe a creare inediti canali commerciali tra Pechino e altri attori regionali. Detto altrimenti, le mappe economiche dell’Indo-Pacifico sarebbero tutte da rifare. Con evidenti ripercussioni sul blocco occidentale, probabilmente Italia compresa.

Il peso dei semiconduttori taiwanesi

Per capire che cosa potrebbe accadere all’economia mondiale nel caso in cui lo Stretto di Taiwan dovesse finire al centro di un conflitto, è utile dare uno sguardo ad un recente report dell’IISS.

Si intitola Taiwan, Cross-strait Stability and European Security: Implications and Response Options, e fotografa la situazione con numeri e dati ben precisi. Innanzitutto, Taipei gioca un ruolo dominante nella fascia alta globale della filiera tecnologica. Il punto di forza dell’isola risiede nella produzione di chip semiconduttori avanzati.

Taiwan semiconductor Manufacturing Company (TSMC) è il più grande produttore di semiconduttori al mondo. Nel 2020, l’azienda rappresentava il 54% del commercio del settore a livello globale.

Più nello specifico, le società taiwanesi impegnate nel campo dei semiconduttori raggiungevano il 63% dei ricavi della produzione di semiconduttori a livello globale. “Tra il 2019 e il 2020, Taiwan è diventata il 14° partner commerciale dell’Ue, con scambi per un totale di 49,3 miliardi di euro”, ha sottolineato il report. Eppure il peso strategico delle sue esportazioni è fondamentale.

Le implicazioni per l’Italia

Nei numeri sopra citati rientra spesso anche l’Italia.

Basti pensare che nel 2021 – dati dell’Ufficio di rappresentanza di Taipei in Italia – il commercio tra l’isola e l’Italia ha raggiunto i 5,579 miliardi di dollari, con un tasso di crescita pari al +30,6%. Le esportazioni da Taiwan all’Italia hanno toccato 2,566 miliardi di dollari, in crescita addirittura del +59,6%. Le importazioni dall’Italia a Taipei, invece, hanno registrato i 3,011 miliardi di dollari (+13,09%).

L’Unione Europea e le capitali europee stanno guardando sempre più all’Indo-Pacifico come all’arena centrale per la loro futura crescita economica. mA, Affinché il blocco occidentale possa usufruire dei vantaggi dell’Asia, è fondamentale che l’instabilità politica non si impossessi degli spazi marittimi fondamentali dell’Indo-Pacifico. Ecco perché il futuro dello Stretto di Taiwan e quello di Malacca dovrebbe interessare da vicino l’Occidente.

IL RAPPORTO IISS SULL’IMPORTANZA DELLO STRETTO DI TAIWAN PER L’EUROPA