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Olimpiadi 2026, costi e rischi: Milano-Cortina e lo spettro di Torino 2006

Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026: ponderare gli investimenti per non creare nuove cattedrali nel deserto, come a Torino 2006

Mancano poco più di quattro anni alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, ma la macchina organizzativa è già in moto, soprattutto per trovare sponsor in grado di coprire una parte dei costi dell’evento. Olimpiadi che negli slogan dovrebbero essere a costo zero per lo Stato, ma la realtà è ben diversa. Lo Stato deve infatti mettere le garanzie, gli investimenti per le infrastrutture e, ultima novità, anche per gli impianti sportivi (una parte almeno).  Nello specifico per le infrastrutture sono previsti investimenti per 11 miliardi di euro, di cui 145 milioni per gli impianti sportivi, con quasi 60 opere programmate.

Olimpiadi: la suddivisione dei costi e la caccia agli sponsor

Analizzando il dossier della candidatura – stilato prima della pandemia – veniva ipotizzato per l’evento sportivo un investimento complessivo pari a circa 1.34 miliardi di dollari, cifra poi via via rivista al rialzo e ora prevista pari a 1,5 miliardi. Tale budget, probabilmente destinato ad aumentare ulteriormente, verrà coperto attraverso i 540 milioni dal Comitato Olimpico Internazionale – che aggiungerà altri 400 milioni in servizi, dagli sponsor privati che dovrebbero versare nelle casse dell’ente organizzatore una cifra compresa tra i 500 e i 600 milioni. Hanno già dato la propria disponibilità il colosso assicurativo tedesco Allianz, oltre ai big Coca Cola e Grana Padano. Dal ticketing sono attesi introiti per circa 200 milioni, già limati di 50 milioni a causa del Covid. Stesso importo dovrebbe essere ricavato dagli eventi collaterali. Dal merchandising sono previsti 50 milioni, mentre altri 25 milioni dalle lotterie.

Milano-Cortina: in caso di deficit, pagano le Regioni

In caso di deficit al bilancio consuntivo, Lombardia e Veneto, insieme agli enti locali coinvolti, si sono impegnati a versare la differenza. Sulle Regioni pesano poi la metà degli investimenti delle infrastrutture sportive necessarie per lo svolgimento delle gare, stimati per ora in 380 milioni di euro. Una cifra sicuramente troppo bassa, anche alla luce della scelta di Cortina di rimettere a nuovo la propria pista da bob, la Eugenio Monti, che da sola pesa per oltre 60 milioni, con elevatissimi costi annuali di gestione. Grazie ad un emendamento, del deputato bellunese della Lega Badole, al Decreto Legge 121, sono però già in arrivo 24,5 milioni di euro.

L’elenco degli impianti da realizzare o ristrutturare

In particolare gli impianti sportivi da realizzare sono il “Villaggio Olimpico” di Milano – che rientra nel più ampio progetto di riqualificazione dello Scalo Ferroviario di Porta Romana – il “Pala Italia Santa Giulia” – che fa parte del progetto “Montecity Rogoredo” a carico di Risanamento Spa con un project financing da 70 milioni – , la ristrutturazione dello “Stadio Hockey Milano”, l’ammodernamento della “Pista di pattinaggio su ghiaccio Pinè” che ospiterà il pattinaggio di velocità, i “Villaggi Olimpici” di Livigno e Cortina – temporanei, con una componente permanente a Livigno – e appunto lo “Sliding Centre Eugenio Monti” a Cortina, per le gare di Bob, Skeleton e Slittino. Al Forum di Assago si terranno invece lo short track e il pattinaggio artistico, già in funzione e che richiede un modesto investimento.

La sfida: non ripetere gli errori di Torino 2006

La sfida più importante per le Olimpiadi di Milano-Cortina è quella di non ripetere gli errori commessi da Torino 2006 con decine di milioni di euro spesi per la realizzazione di infrastrutture andate in malora. Come l’ex Villaggio Olimpico – costato 140 milioni di euro – divenuto fino al 2019 la più grande occupazione abusiva d’immigrati d’Europa, simbolo di degrado e acquistato lo scorso anno da Investire sgr per farci del social housing. Per non parlare della pista olimpica del bob di Cesana, divenuta famosa per i furti del rame dei cavi elettrici e costata oltre 110 milioni di euro. Le gare di bob potevano essere disputate sulla pista francese di La Plagne, poco distante, ma il Cio e gli enti locali si opposero. L’impianto di Cesana Pariol, è uno dei tanti scandali italiani. L’impianto sarebbe dovuto diventare il centro di riferimento del bob azzurro di ogni categoria. Ma la malagestione e i costi per mantenerlo lo hanno affossato.

Altro monumento allo spreco sono i trampolini olimpici di Pragelato. Con una struttura in cemento armato costarono 37,3 milioni di euro, con costi di manutenzione annuali stimato in oltre 1 milione di euro. Non hanno avuto sorte migliore il “Jumping Hotel” vicino all’impianto – 120 posti letto e 20 milioni di costo – o l’impianto olimpico del biathlon di Sansicario costato 6 milioni di euro. In molti degli addetti ai lavori ancora si chiedono come sia stato possibile spendere 20 milioni di euro per cablare i dieci chilometri dell’anello olimpico della pista di fondo di Pragelato.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum… speriamo non sia così.