Economy Stanca, stressata e in movimento: come sta la Milano che lavora

Stanca, stressata e in movimento: come sta la Milano che lavora

Stanca ma ancora tutta intera. Sembra questa la diagnosi della forza lavoro milanese a un anno dall’inizio della pandemia e dello smart working. Lo si capisce dai risultati dell’indagine “Milano, come stai adesso?” realizzata da Glickon, azienda di HR, e presentata alla Milano Digital Week.

Anche se il lavoro da remoto è diventato prassi consolidata, non tutti lo fanno. Se il 37% degli intervistati continua a lavorare da casa, il 30% si reca “in ufficio dalle tre alle cinque volte a settimana”. Un metodo di lavoro flessibile che segue le logiche del lavoro “ibrido”, fenomeno di grande tendenza in questo periodo, già raccontato da True News.

Casa-lavoro

Dunque più o meno un terzo dei lavoratori continua a spostarsi quotidianamente, e a questo punto può essere interessante capire come. La maggior parte delle persone utilizza mezzi propri, con solo il 39% degli intervistati che dice di usare i mezzi pubblici, soprattutto tra i residenti in città. Chi vive fuori, insomma, preferisce ancora l’auto e nel 56% ha un tragitto di almeno quaranta minuti da fare per arrivare in ufficio.

La questione della distanza casa-lavoro ha ovviamente peso nel giudizio generale del lavoro da remoto. Tra quelli che abitano a più di 40 minuti dall’ufficio, ad esempio, il 46% sostiene di lavorare meglio quando può stare a casa. Solo il 9% continua a preferire il luogo di lavoro. Numeri opposti tra quelli che abitano a dieci minuti dal luogo di lavoro, con il 42% che preferisce lavorare in presenza. Non è una coincidenza, è ovvio. Il commuting, cioè il viaggio quotidiano per andare e tornare dal lavoro, è da sempre tra i carichi più pesanti di stress chi vive in città. La pandemia non ha cambiato le cose, da questo punto di vista.

Meno spostamenti, più tempo

La scomparsa degli spostamenti quotidiani ha cambiato abitudini ormai consolidate, liberando tempo prezioso ma anche spingendo i lavoratori a cominciare a lavorare sempre prima. Come se l’itinerario casa-lavoro fosse una barriera tra vita privata e vita professionale, che d’un tratto è crollata. E i risultati di questo crollo si vedono: il 59% degli intervistati sostiene di aver lavorato di più del solito, per il solito effetto dello smart working. Tra i lavoratori nella fascia 30-50 anni questa percentuale sale all’87%. “Beh, ma almeno tutto questo lavoro sarà servito a qualcosa”, si potrebbe dire. Non proprio, visto che solo il 20% ha beneficiato di un balzo di carriera.

Il benessere

Venendo poi al benessere individuale, il sondaggio conferma l’impatto psicologico avuto dagli eventi degli ultimi mesi. Il 51% sostiene di aver sofferto d’ansia nell’ultimo anno e solo per il 29% la situazione sembra essere migliorata. Un fenomeno che risulta distribuito equamente anche tra generi e fasce d’età diverse: una nuova livella sociale, insomma.

(Foto: Wikipedia)

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