di Andrea Bocchini
E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Da San Siro al Forum di Assago passando per il Carroponte, il Teatro Repower e il Pala Santa Giulia: negli ultimi anni i grandi spazi milanesi dello sport e della musica hanno cambiato “padrone”, finendo sotto il controllo di fondi e multinazionali straniere. Lo stadio Meazza verso la cessione ai club di Inter e Milan – entrambi in mano a proprietà estere -, l’acquisizione del Forum e di altre venue cittadine da parte di Live Nation. L’arena di Santa Giulia costruita e gestita dalla tedesca CTS Eventim: tessere di un mosaico che raccontano un progressivo spostamento del baricentro decisionale fuori dall’Italia.
Trotta: “Il merger Live Nation-Ticketmaster ha chiuso il cerchio, da lì all’abuso di posizione dominante il passo è breve”
Per Claudio Trotta, fondatore di Barley Arts e co-fondatore del comitato Sì Meazza, non si tratta di episodi isolati ma dell’ultimo capitolo di un processo iniziato alla fine degli anni Novanta. “Il consolidamento del mondo dello spettacolo dal vivo è in atto dal ’96 – osserva -. Non è una modalità che compare dal nulla, non è solo un tema italiano e nemmeno recente”.
Secondo Trotta, tutto comincia quando alcune multinazionali americane iniziano a concentrare nelle proprie mani segmenti sempre più ampi della filiera della musica live: produzione, promozione, management, agenzie, ticketing. Il passaggio decisivo arriva con la fusione tra Live Nation e Ticketmaster, autorizzate durante l’amministrazione Obama. “Quel merger ha chiuso il cerchio – continua -. Una sola società si è trovata a controllare promoter, biglietti, database dei fan club, festival, venues, larga parte dei management e agenzie che rappresentano gli artisti. Da lì all’abuso di posizione dominante il passo è breve”.
Una deriva che Trotta denuncia da oltre venticinque anni, nelle conferenze internazionali di settore, negli ambienti politici, istituzionali e nelle associazioni di categoria ammettendo che “la situazione, oggi, è degenerata“.
Trotta e le differenze tra le acquisizioni di Pala Santa Giulia e Forum
L’acquisizione del Forum e di altre venue da parte di Live Nation rappresenta “un ulteriore consolidamento di potere in capo a un soggetto già dominante“, aggiunge Trotta. Diverso, invece, il caso del Pala Santa Giulia: “Mettere sullo stesso piano le due operazioni è improprio – precisa – Eventim ha costruito un arena: si tratta di un’operazione imprenditoriale. Quando sarà a regime valuteremo se è stata fatta bene e se il sostegno finanziario dato allo Stato è sensato. Ma è molto diverso dall’acquisire uno spazio esistente e rafforzare una posizione già dominante”. Eventim, sottolinea, “ha costruito e costruirà solo l’arena e i parcheggi“. La responsabilità politica, semmai, riguarda le scelte urbanistiche e amministrative.
Il nodo, per Trotta, non è la nazionalità del capitale ma la progressiva riduzione degli spazi per l’imprenditoria indipendente. “Gli spazi di azione, di operatività e di possibilità economiche si restringono sempre di più – spiega -. Le multinazionali fanno quello che devono fare: fatturato e ritorno per gli azionisti. Il problema è chi glielo ha consentito“. L’accusa è diretta: “La responsabilità principale è della politica”.
San Siro, Trotta: “La politica ha fallito, un bene pubblico ceduto per un’operazione speculativa”
Nel mirino finisce anche la vicenda di San Siro con la cessione dello stadio ai due club milanesi controllati da fondi stranieri: “Un altro episodio dove la politica ha fallito” perché il Meazza “è un bene cittadino“. La partita però, secondo Trotta, “non è ancora chiusa”. Parla di vendita “sottostimata” a soggetti la cui proprietà è cambiata più volte dal 2019 a oggi. “Chi dice che non cambierà ancora? Un bene pubblico è stato ceduto a fondi interessati a un’operazione speculativa-immobiliare. Vogliono dare peso specifico all’operazione immobiliare per poi vendere ad altri”.
Ma quali sono le conseguenze di queste operazioni? “La narrazione dominante nella filiera dello spettacolo e dello sport parla di indotto e turismo – aggiunge -. Ma è una narrazione che possiamo fare a pezzi in trenta secondi” perché “l’equilibrio di una città non si misura solo nei numeri. È equilibrato ammassare migliaia di persone senza privilegiare i servizi ma puntando sulla speculazione?”.
Quella di Trotta è una critica culturale prima ancora che economica. Milano – e con lei altre grandi metropoli come Roma – avrebbe scelto una strada che privilegia le grandi arene e i grandi numeri. “Siamo entrati da anni in una fase di estinzione culturale – afferma – I centri sociali chiudono e non vengono sostituiti, gli spazi pubblici per i più giovani si riducono. Dov’è l’attività del pubblico? Ci sono solo iniziative private”.
Un barlume di speranza: ” In provincia un mondo eccezionale”
Eppure, nella sua analisi, uno spiraglio resta. “In giro per l’Italia e per le province c’è un mondo eccezionale: imprenditoria locale, creatività, coraggio, spazi che crescono e alimentano benessere, non solo fatturato”. È lì, lontano dalle metropoli, che Trotta vede un possibile contrappeso al consolidamento globale.
“Chi governa le città non può pensare solo al consenso immediato. Deve chiedersi dove sarà tra trenta, cinquanta, cento anni. Anche perché – conclude – chi lo dice che in futuro il calcio o le grandi arene avranno la stessa rilevanza di oggi?”.

