La manovra c’è ma non si vede: mancano 116 decreti attuativi

La manovra è stata approvata a fine dicembre, ma occorrono una montagna di decreti attuativi per spendere i miliardi

Perché potrebbe interessarti? La manovra economica è stata approvata a fine dicembre, ma occorre emanare una montagna di decreti attuativi per poter spendere miliardi di euro destinati a vari settori. In particolare i costruttori attendono le risorse per far fronte ai rincari delle materie prime. E non mancano interventi che interessano piccoli comparti, dagli allevatori di bufale agli artigiani di Murano.

La Legge di Bilancio c’è, ma non si vede tanto. Per renderla pienamente esecutiva, infatti, i vari ministeri devono provvedere all’emanazione di ben 116 decreti attuativi, quei provvedimenti che definiscono in concreto il contenuto delle leggi. Insomma, il testo è stato definitivamente approvato a fine dicembre scorso, ma c’è ancora molto da fare affinché i cittadini e le imprese possano toccare con mano gli effetti di alcune misure. C’è da agite in fretta in molti casi: già a fine mese andranno in scadenza ben 12 decreti come previsto in fase di esame della manovra.

I soldi della manovra del governo Meloni

Tra questi figura la ripartizione del fondo «istituto per assicurare  le professionalità  necessarie  alla ricostruzione dopo gli eventi sismici» con una dotazione complessiva di un milione e mezzo di euro per il triennio che va dal 2023 al 2025. In ballo ci sono altre sostanziose risorse, come i miliardi di euro previsti per le «erogazioni di cui al fondo istituito per mitigare l’aumento del costo dei materiali per le opere pubbliche».

Solo per l’anno in corso devono essere distribuiti ulteriori 500 milioni di euro rispetto a quelli previsti: una somma che raddoppia nel 2024, arrivando al miliardo di euro, e raggiunge i 2 miliardi di euro nel 2025. I soldi, su cui si attende il provvedimento del Ministero dell’Economia affidato a Giancarlo Giorgetti, andranno a fronteggiare i rincari che stanno colpendo il comparto delle costruzioni.

Da Murano al turismo sostenibile

Ci sono poi specifiche categorie che bramano le decisioni dei singoli ministeri. È il caso delle «imprese operanti nel settore della ceramica artistica e del vetro artistico di Murano». A cui la manovra economica ha destinato un milione e mezzo di euro. Altra pioggia, anzi sarebbe il caso di dire neve, di risorse è attesa per la «sicurezza e dismissione impianti di risalita e di innevamento».

La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, deve decidere come ripartire i 30 milioni di euro stanziati per il 2023, ma anche i 50 milioni di euro messi in conto per il 2024 e i 70 milioni per il 2025. Una ricca dote, insomma. Prima del 2 marzo, poi, Santanchè ha il compito di gestire un altro tesoretto, quello pensato per finanziare il turismo sostenibile: si tratta di 10 milioni ogni anno fino al 2025.

Arrivano i commissari

Entro fine mese, poi, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, deve nominare il commissario per la realizzazione del collegamento intermodale Roma-Latina, mentre Palazzo Chigi deve individuare il commissario per il Parco dalla salute della ricerca e dell’innovazione di Torino. Procedure importanti per realizzare quanto previsto. Ma al netto dei decreti attuativi con una scadenza a breve termine, tanti altri sono preziosi per rendere esecutiva la Legge di Bilancio.

Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, deve decidere come impiegare il Fondo per la sovranità alimentare. Conta su 25 milioni di euro all’anno fino al 2026 con lo scopo, tra gli altri, di valorizzare il cibo italiano di qualità. Sempre allo stesso ministero tocca emanare il provvedimento per erogare i ristori, fino all’esaurimento del fondo di 2 milioni di euro. Che sono previsti per «le aziende della filiera bufalina danneggiate a seguito della diffusione di brucellosi e della tubercolosi. Su tutto il territorio nazionale in particolare nella regione Campania».

La manovra e la carta della cultura

L’attesa si concentra, inoltre, su una delle misure più discusse durante l’iter della manovra economica: la nuova carta della cultura. Dopo la cancellazione del bonus introdotto dal governo Renzi e confermato da tutti i successori. Al momento, infatti, la norma rimodulata dall’esecutivo in carica esiste solo sulla carta: tocca al ministro Gennaro Sangiuliano declinarla in maniera concreta. Ad Adolfo Urso, titolare del ministero delle imprese, spetta invece la ripartizione dei 100 milioni di euro. Già 5 dal 2023 e il resto per il prossimo anno. Stanziati per il «potenziamento delle politiche industriali di sostegno alle filiere produttive del made in Italy». Insomma, tanti soldi che il tessuto produttivo del Paese aspetta su più livelli.