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L’intelligenza artificiale in Italia vale 300 milioni di euro

Sviluppo dell'Intelligenza artificiale in Italia: a che punto siamo? Prospettive e conseguenze della crescita del settore

Sempre più richieste dalle aziende dei settori più disparati, le tecnologie di intelligenza artificiale sono al centro dell’interesse di investitori e istituzioni. “Il settore si è mostrato resiliente durante l’emergenza, così come positivi sono gli sforzi a livello europeo per definire delle linee guida che regolamentino lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale”, ha commentato Nicola Gatti, condirettore dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, in un convegno dedicato al tema, intitolato “All-In: puntare sull’intelligenza artificiale per la ripresa del sistema paese”.

Intelligenza artificiale in Italia: le iniziative del Mise e il nuovo gruppo di lavoro

A livello governativo non mancano le iniziative: a luglio 2020 il ministero per lo Sviluppo economico ha pubblicato le 82 proposte sulla Strategia italiana per l’intelligenza artificiale, e ha posto le basi per la nascita di I3A, l’istituto italiano dedicato a questo tema: un hub nazionale – la cui sede dovrebbe essere a Torino – che funzionerà come centro di coordinamento per le diverse attività di ricerca sull’AI. A luglio di quest’anno il Mise, insieme ai ministeri dell’Università e della Transizione digitale, ha istituito un gruppo di lavoro con funzione consultiva formato da nove esperti, cinque donne e quattro uomini, che avrà “il compito di sostenere i ministeri nelle attività di aggiornamento della strategia nazionale sull’Intelligenza Artificiale, in particolare per renderla coerente al Pnrr e agli sviluppi recenti a livello di Unione europea”, si legge sul sito del ministero guidato da Vittorio Colao.

Intelligenza artificiale in Italia, un settore in crescita

Secondo Alessandro Piva, anche lui condirettore dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Polimi, “investire oggi sull’AI è ancora più importante che in passato, perché ci sono condizioni irripetibili”. Nel 2020, nonostante la pandemia, il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia ha segnato una crescita del 15% rispetto al 2019, raggiungendo un valore di 300 milioni di euro: il 77% (230 milioni) deriva da commissioni di imprese italiane e il 23% (70 milioni) dall’export di progetti. I software, rivela la ricerca dell’ateneo milanese, valgono il 62% del mercato e i servizi il 38%. Tra i progetti che lo scorso anno hanno attratto più investimenti ci sono gli algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati, seguiti dalle soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale e dagli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze. La crescita più significativa degli investimenti è stata però registrata dai chatbot e dagli assistenti virtuali (+28%). Chi investe in soluzioni di AI? Al primo posto ci sono le aziende del settore della finanza (23%), seguite da energia/utility (14%), manifattura (13%), telco e media (12%) e assicurazioni (11%).

Prospettive e conseguenze dello sviluppo dell’intelligenza artificiale

Queste tecnologie sono in grado di modificare radicalmente le dinamiche e la competitività di interi settori industriali, e per questo sono finite sotto la lente dei fondi di investimento, che vedono aprirsi ampi spazi di opportunità. “L’industria è un segmento del mercato in crescente evoluzione, grazie all’intelligenza artificiale (AI), alla robotica avanzata e all’Internet of Things (IoT)”, spiega Mark Hawtin, gestore del fondo GAM Star Disruptive Growth di GAM, secondo cui “gli effetti di questo fenomeno si rifletteranno su molteplici settori che non hanno ancora subito i profondi sconvolgimenti che hanno interessato aree come la vendita al dettaglio, la pubblicità o l’intrattenimento”. Le conseguenze dell’introduzione di tecnologie come l’AI nei settori industriali possono essere davvero significative, sottolinea Hawtin. “Sulla base delle stime di Enlightened, società con sede nella Silicon Valley, i clienti possono ridurre le bollette della luce del 60-70% circa e quelle per l’aria condizionata del 20-30% circa utilizzando sistemi basati su sensori IoT”. I sistemi di intelligenza artificiale, invece, “secondo le stime della società statunitense di software e servizi PTC consentirebbero un risparmio di costi del 50% sul materiale di scarto, un taglio dei costi operativi del 12% e un aumento della produttività degli operatori del 60%. Sono cifre significative se confrontate con gli indicatori di competitività tradizionali”. L’adozione dell’intelligenza artificiale, secondo il gestore, “è un fenomeno innovativo con le potenzialità di trasformare completamente il settore manifatturiero tradizionale”.