Italia Direzione Nord: una grande Milano per rendere la città accogliente

La rinascita della città di Milano non si è arrestata con Expo, ma la crescita e l’aumento dei costi rischiano di renderla meno accessibile

“Una città unica per la sua intensità. Una metropoli piccola, che ha però al suo interno un arcipelago di eccellenze che poche altre città possiedono: dalla finanza alla moda, dalla sanità alleditoria fino al design”. Così Stefano Boeri, Architetto e Urbanista, Presidente Triennale Milano descrive Milano nel corso del suo intervento a Italia Direzione Nord – A True Event, in corso al Palazzo delle Stelline a Milano. Giunto alla diciassettesima edizione, levento è promosso dallAssociazione Amici delle Stelline, dalla Fondazione Stelline e da Inrete in collaborazione con Cenacolo Artom e gode del patrocinio di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.

La rinascita di Milano

La grande rinascita di Milano, che ha subito un’accelerazione con l’Expo, non sembra arrestarsi. A dare una misura della sua attrattività, elevatissima nonostante la pandemia e l’incerto scenario internazionale è Giancarlo Tancredi, Assessore alla Rigenerazione Urbana Comune di Milano. “Attualmente ci sono 150 progetti urbanistici all’attenzione del Comune di Milano. Questi progetti cubano qualcosa come 13-14 miliardi di euro nei prossimi 10 anni”.

Tuttavia, l’altra faccia della città sono i costi degli immobili crescenti e la difficoltà ad accogliere e trattenere chi in essa ha trovato una dimensione lavorativa e di vita ideale.

Un nuovo modello urbanistico per Milano

“Processi così rapidi non sono semplici da gestire”, dice Tancredi. “Ci siamo ritrovati in una situazione favorevole, ma potrebbe ripetersi quello che è accaduto in contesti come Londra, Parigi, Manhattan dove la crescita ha portato all’accentuazione degli  squilibri. Le soluzioni non sono semplici: né un comune né altri organismi pubblici possono governare il mercato. Penso però che si possa lavorare sulle regole; i fondi del PNRR potrebbero essere inoltre utili per valorizzare le periferie e aiutare a rendere Milano attrattiva e accogliente”, aggiunge.

“È poi necessario che tutti abbiano uno sguardo lungimirante. Già oggi noi del Comune di Milano e diverse aziende fanno fatica a trovare personale: facciamo attenzione a questo processo perché potrebbe arricchire pochi e portare a degli effetti di svantaggio e di graduale impoverimento dell’intera città”.

Una città dove le cose funzionano

È ottimista, invece, Enrico Pazzali, Presidente Fondazione Fiera. “Milano è una città dove le cose funzionano, dove si è in grado di far accadere le cose.

Ma per cambiare una città, un modello urbanistico, ci vuole tempo: non è un’azione digitale. È già positivo che a Milano si stia pensando a queste criticità e a come risolvere”.

“Io, che sono minuscolo sviluppatore – prosegue Pazzali – sto programmando la costruzione di un polo della conoscenza che formi 1.600 studenti ma allo stesso tempo sia in grado di ospitarli con un sistema di prezzi calmierati. Come me decine di altri sviluppatori stanno facendo altrettanto, guidati da un’amministrazione che su questo tema ha un visione.

Non ci possiamo però aspettare di raccogliere i frutti già domani”.

Il cambio di passo di Milano per Boeri

Per Boeri è l’ora di cambiare passo: “dopo anni a parlare della Grande Milano, ora bisogna farla”, dice. È giunto il momento che la città “faccia i conti con una dimensione diversa”. Un passaggio non solo urbanistico ma anche culturale e di autopercezione: “esiste una rete di comuni dell’hinterland, di quartieri esterni e un sistema di spazi verdi straordinari.

Se uno si sentisse parte di questa città stando a vivere, per esempio, a Rho e si aggiungesse a questo la costruzione di housing sociale – aggiunge – sarebbe un enorme passo in avanti, anche dal punto di vista dellaccessibilità”.