Il porto di Rotterdam non conosce crisi. E accoglie tonnellate di gas americano. Reportage.

Siamo stati a Rotterdam per visitare il più grande porto commerciale d'Europa e scoprirne gli aspetti economici

Il panorama di colori e forme è ampio. Migliaia di container variopinti, imbarcazioni mercantili enormi e color ruggine, gru gialle, navi da crociera bianche. Il traghetto turistico che attraversa il porto di Rotterdam, non permette solo una curiosa esplorazione del terzo più grande porto al mondo dopo quelli di Shangai e Singapore, ma è anche un’immersione nei traffici economici dell’intera Europa. Mentre una voce guida, in olandese e in inglese, accompagnata dal sottofondo di hit estive (è pur sempre un’attrazione turistica…) spiega i vari punti attraversati e le funzioni delle macchine e delle strutture che catturano la vista per immensità, nella mente spuntano i riferimenti al conflitto internazionale.

E alle sue ricadute sul commercio. Di cui il porto della città olandese, nota anche per aver dato i natali al padrino dell’Erasmus, è crocevia e snodo.

Tempi d’oro per il GNL degli Stati Uniti

Da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, sono tempi d’oro per gli Stati Uniti: “Da lì arrivano le maggiori quantità di gas naturale liquefatto e e di carbone (una media di 14,8 miliardi di metri cubi di gas al giorno, ndr)”– spiega a true-news.it Tie Schellekens, responsabile dell’ufficio stampa dell’autorità portuale, che ha sede in in un enorme grattacielo affacciato sul mare.

Dalla Russia prima arrivavano enormi quantità di gas naturale: il 25% sul totale delle importazioni. Ora sostituito da quello liquefatto degli Stati Uniti, la cui importazione in Italia, passando da Rotterdam, è aumentata del 206%. E Biden, mentre combatte la guerra contro Putin al fianco dell’Ucraina, sorride. Gli Usa, secondo quanto recentemente reso noto dalla Energy Information Administration (EIA), sono diventati, nella prima metà del 2022, i principali esportatori di Gnl al mondo, con una crescita del 12% dei volumi di export registrata nei primi sei mesi del 2022 comparata ai dati del secondo semestre del 2021.

Hanno contribuito a questo incremento l’aumento delle capacità produttive degli impianti esistenti, gli alti prezzi e l’esplosione della domanda proveniente in particolare dall’Europa.

A Rotterdam anche il primo terminale di importazione di Gnl

A Rotterdam, dove le temperature a fine luglio somigliano a quelle autunnali italiane, ha sede anche il Maasvlakte, costruito su un terreno bonificato del mare del Nord. Si tratta del primo terminale di importazione di Gnl, una sorta di estensione artificiale dell’Europorto.

Gasunie possiede inoltre i 60% del gasdotto BBL tra i Paesi Bassi e l’Iinghilterra ed ha anche il 20% delle azioni del gasdotto NEL che collegherà Nord Stream con il sistema del gas tedesco. Insomma, è nell’ovest dell’Olanda, che si giocano gli interessi internazionali sul gas naturale liquefatto.

Il bilancio dell’europorto

E il porto, una sorta di autonoma città marittima all’interno della più ampia Rotterdam, snodo finanziario che si dimena tra grattacieli e tipiche case olandesi, dai mattoncini sgargianti e dalle finestre sempre aperte, continua a segnare numeri da record.

Anche durante la guerra.

Nonostante – come da dati forniti dall’autorità portuale – il conflitto abbia causato un calo del 4,4% dei volumi di container, il porto olandese ha movimentato 233,5 milioni di tonnellate di merci complessive, con un leggero aumento dello 0,8% rispetto alla prima metà del 2021. Inoltre, l’Autorità del porto di Rotterdam ha annunciato che le sue entrate nella prima metà del 2022 sono aumentate di circa 25 milioni di dollari rispetto alla prima metà del 2021 raggiungendo circa 414,5 milioni di dollari, mentre le spese operative sono diminuite del 2,4% scendendo a 125 milioni di dollari.

Lo sguardo al futuro

L’autorità guarda anche avanti. Oltre la dipendenza dal gas russo. “L’Europa – precisa Allard Castelein, CEO della Port of Rotterdam Authority – fa molto affidamento sull’energia russa. L’attuale situazione geopolitica rende l’Europa molto vulnerabile. La disponibilità di energia e materie prime a prezzi ragionevoli non può essere data per scontata. Uno sviluppo positivo è che negli ultimi mesi sono state adottate misure concrete per rendere il nostro approvvigionamento energetico più sostenibile e per promuovere la nostra indipendenza energetica, in particolare attraverso decisioni di investimento per costruire una grande bioraffineria e il più grande impianto di idrogeno verde d’Europa”.

Del resto, nei Paesi Bassi il concetto di sostenibilità è assimilato da tempo.

Scesi dal traghetto Spido – azienda che sicuramente trae beneficio dall’attrazione dei turisti per il porto (15 euro il prezzo per un’oretta di visita) si viene investiti da un sorprendente traffico di biciclette. Che corrono veloci e non hanno pietà per i passanti. Passeggiando lungo il porto vecchio, si ha la sensazione di muoversi in una piccola Venezia del nord Europa. Ma poi basta puntare lo sguardo sull’Europort per ritrovarsi in un’altra dimensione. Quella del più grande snodo europeo di merci, capitali, soldi e container. Di tutti i colori.