Il gas e le variabili impazzite: l’ombra di un inverno “di fuoco” sull’Italia

L'Italia ha scorte di gas sufficienti per superare l'inverno? È questa la domanda che tutti dovrebbero porsi

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Analizzare i flussi di gas dell’Italia è fondamentale per capire che cosa accadrà nei prossimi mesi. Quando, in pieno inverno, i consumi energetici di famiglie e imprese aumenteranno. I dati nudi e crudi ci dicono che Roma potrebbe affrontare lo scenario peggiore, con il ricorso agli stoccaggi di emergenza e i prezzi alle stelle. Molto dipenderà dalle scelte che deciderà di fare il nuovo governo.

L’Italia ha scorte di gas sufficienti per superare l’inverno? È questa la domanda che tutti dovrebbero porsi in vista dell’ormai imminente arrivo dei primi freddi. Il sabotaggio ai gasdotti Nord Stream 1 e 2, la continua escalation della guerra in Ucraina e le ombre di un crescente pericolo nucleare mettono a dura prova la sicurezza energetica dell’Unione europea. Per non parlare delle variabili impazzite che, da un momento all’altro, potrebbero riversarsi sui vari Paesi membri mutando ogni carta in tavola.

Giusto per fare un paio di esempi, i più banali, la Russia potrebbe chiudere i suoi flussi in anticipo senza fornire spiegazioni. Mle spaccature in seno all’Ue potrebbero creare tensioni tra gli stessi Paesi membri.

Le variabili impazzite

Lo scorso primo ottobre, Eni riportava sul proprio sito un comunicato preoccupante: “Oggi i flussi di gas russo destinati a Eni attraverso il punto di ingresso di Tarvisio saranno nulli”. La situazione adesso si è sbloccata, ma in quelle ore si ragionava già sul come comportarsi in vista di eventuali e analoghe ricadute future.

Una giornata nera come quella appena descritta ci consente di ragionare su ipotesi e scenari. Nel caso in cui il flusso di gas russo crollasse oltre i minimi e, allo stesso tempo, cadessero anche i flussi provenienti dall’Europa, in primis dalla Norvegia, Roma farebbe bene a preoccuparsi. I problemi occorsi al Nord Stream hanno spinto la Germania ad accelerare la richiesta di gas. Con Berlino che potrebbe necessitare di ulteriori risorse.

Certo, le perdite russe e norvegesi – con queste ultime dirette in Germania – potrebbero essere mitigate con l’aumento dei flussi dall’Algeria e la ripresa dei flussi Gnl. Ma i primi restano tuttavia ancora una grande incognita, vista la loro instabilità, mentre per i secondi, archiviate le manutenzioni di agosto, bisognerà capire quali saranno le reali intenzioni degli Stati Uniti. In tutto questo la TAP non può spingere oltre, essendo già ai massimi consentiti dal gasdotto.

Insomma, a causa di variabili impazzite, i fornitori alternativi e il Tap all’Italia potrebbero non bastare per trascorrere un inverno tranquillo.

Che inverno sarà per l’Italia

Ispi ha calcolato che a settembre l’Italia ha importato 64 Gmc/a di gas, ovvero il 7% in meno delle importazioni che sarebbero servite a Roma per andare in pari con il 2021. Bloomberg ha scritto che l’aumento delle consegne di gas proveniente da fonti alternative alla Russia, come Algeria ed Egitto, e previste quest’inverno, consentirebbe al nostro Paese di coprire le forniture che riceviamo ancora da Mosca.

Il gas russo rappresenta circa il 10% delle importazioni italiane, in calo rispetto al 40% registrato prima dello scoppio della guerra in Ucraina. In primavera, inoltre, dovrebbero entrare in vigore i nuovi accordi stretti dal governo Draghi con vari Paesi, in primis in Nord Africa.

Scenario, dunque, idilliaco? La speranza è questa. Ma, come spiegato, è necessario che non sussistano variabili impazzite. Perché, se l’Italia dovesse fare i conti con il crollo dei flussi europei, e con un conseguente calo anticipato di quelli russi, allora Roma avrebbe di che temere.

Il motivo è semplice: di fronte ad un quadro del genere, l’Italia supererebbe l’inverno ma con gli stoccaggi vuoti e avendo impiegato una parte delle riserve strategiche.

Tralasciando la pur fondamentale variabile clima (inverno più o meno rigido), sarà necessario non far scendere gli stoccaggi sotto lo zero. Pena lo scoppio di una crisi di forniture e l’innalzamento dei prezzi. Per dormire sogni tranquilli, e mitigare l’effetto delle variabili impazzite, potrebbe essere utile ridurre i consumi energetici. In che modo? Con un serio piano di razionamento capace di congelare i consumi energetici orientativamente in una forbice compresa tra il 10 e il 15%. A quel punto i prezzi calerebbero, l’industria non rischierebbe crolli definitivi e, al termine del freddo, Roma potrebbe avere gas a sufficienza per pensare anche al prossimo inverno.

IL PIANO NAZIONALE DEL GOVERNO SUL CONTENIMENTO DEI CONSUMI DI GAS NATURALE