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I colloqui via Zoom per chi ha gli occhiali sono un problema

A questo punto lo abbiamo capito tutti: i colloqui via video sono diventati una prassi abbastanza consolidata, se non inevitabile. Prima della pandemia ci si poteva presentare a una videochiamata con qualche problema audio-video senza troppi problemi; nel mondo post-Covid, però, ci si aspetta qualcosa di più, sia da chi cerca lavoro, sia da chi per lavoro è costretto a fare molte videoconferenze. Tra i gadget che hanno “vinto” il 2020 c’è sicuramente la “ring light”, una luce circolare, ad anello, con un treppiede e un sostengo nel quale fissare il proprio smartphone o tablet. Un aggeggio che porta con sé con due enormi benefici: a) la possibilità di guardare dritto in camera e non l’angolo in basso o in alto; b) il fatto di essere illuminati nel modo giusto, presentandosi molto meglio davanti a colleghi e sconosciuti. Su Amazon si trovano decine di modelli tra i 30 e i 60 euro, facilmente montabili a casa. Ormai è un must.  

Ma c’è un ma: il famigerato riflesso anulare che la luce produce sulle pupille o, peggio, sulle lenti degli occhiali. Se nel mondo della moda e delle influencer questo riflesso non è un problema (anzi: è segno di professionalità), rimane lo stigma nel mondo professionale, specie per chi è alla ricerca di lavoro. Per evitarlo, alzate il sostegno della luce posizionandola sopra al livello dei vostri occhi. Poi, curvate leggermente il ring verso di voi e sistemate ciò che avete alle vostre spalle per creare un set decoroso. Infine, spalle larghe – e in bocca al lupo. (Foto: Damon Kiesow, Medium.com)