La guerra in Ucraina dissangua la Germania. Il report Deutsche Bank

C'era una volta la Germania locomotiva d'Europa. La guerra in Ucraina ha stravolto il legame energetico tra Berlino e Mosca

C’era una volta la Germania locomotiva d’Europa. La guerra in Ucraina, e le conseguenti sanzioni della comunità occidentale alla Russia, hanno stravolto il legame commerciale-energetico instauratosi nel corso degli anni tra Berlino e Mosca. Senza più il pieno apporto di gas e petrolio russi, il governo tedesco ha dovuto rivedere le proprie strategie energetiche, così da limitare al minimo i danni economici. Il punto è che il cancelliere Olaf Scholz si troverà presto a fare i conti, salatissimi, con uno choc economico senza precedenti.

E, forse, con la possibile fine della famigerata prosperità tedesca.

L’inflazione galoppa

In Germania l’inflazione è in aumento e i costi stanno salendo alle stelle. La guerra in Ucraina, inoltre, continua ad alimentare le tensioni diplomatiche tra l’Europa e Mosca, principale esportatore energetico della maggior parte dei governi europei, Berlino in primis. Al momento i contraccolpi della tempesta perfetta che sta minacciando il Vecchio Continente sono ancora nascosti dietro ad una coltre di nebbia.

Potrebbero però presto stravolgere la quotidianità dei cittadini europei. Nel caso della Germania, grazie al loro reddito elevato i tedeschi sono disposti, o comunque riescono ancora ad assorbire i vari aumenti. Ma per quanto tempo ancora?

Secondo l’Ufficio federale di statistica tedesco, da queste parti l’inflazione punta pericolosamente all’8%. L’ultima proiezione della Bundesbank ha fotografato il tasso di inflazione annuale della Germania al 7,1%, in aumento rispetto alla precedente previsione del 5% di marzo e del 3,6% di dicembre.

“L’inflazione quest’anno sarà ancora più forte di quanto non fosse all’inizio degli anni ’80. Le pressioni sui prezzi si sono ancor più intensificate di recente”, ha dichiarato il presidente della banca centrale tedesca, Joachim Nagel, spiegando che il tasso finale dell’inflazione potrebbe essere ben al di sopra del 7%. Allo stesso tempo, i prezzi dei beni alimentari e dell’energia al consumo sono aumentati rispettivamente del 38% e dell’11%.

Ombre sulla Germania

Uno studio di Allianz Trade ha certificato come i prezzi degli alimenti di base – dall’olio da cucina alla farine, dal latte alla cerne – siano tutti saliti verso l’alto. Complessivamente, quest’anno i costi alimentari potrebbero essere di 250 euro in più a persona rispetto al 2021. Alle dinamiche economiche più o meno collegabili alla guerra in Ucraina dobbiamo aggiungere un altro aspetto, questo sì figlio direttissimo del conflitto ucraino.

Stiamo parlando dell’aumento dei costi dell’energia. Considerando che, come ha sottolineato l’emittente Deutsche Welle, ci sono oltre 560mila pensionati tedeschi che necessitano di un’integrazione statale perché le loro pensioni sono troppo basse, le aspettative non sono per niente rosee.

Le interruzioni delle forniture di gas e greggio provenienti dalla Russia hanno mandato in frantumi i mercati energetici. Gli stessi mercati, per inciso, che a loro volta ingrassano i costi di tutto ciò che è connesso con il carburante, dalla produzione ai trasporti.

A questo proposito, la Germania ha appena avviato un piano di emergenza per evitare di restare a secco di gas. Eppure la delicata situazione potrebbe portare a una produzione industriale limitata e prezzi ancora più elevati, come dimostra il report Deutsche Bank. In ogni caso, l’impatto sui consumatori potrebbe arrivare in un secondo momento, visto che gli aumenti colpiscono prima produttori e grossisti.

Tempesta perfetta

Lo scorso maggio la Germania ha registrato un deficit commerciale, e lo ha fatto per la prima volta in oltre tre decenni.

Questa è la conferma più evidente di come l’impatto della guerra in Ucraina abbia bruscamente rallentato l’ormai ex locomotiva tedesca. La cosiddetta “operazione militare speciale” russa ha colpito l’unico tallone d’Achille tedesco: la sua dipendenza dalle esportazioni e dalla produzione. È così che le esportazioni di beni tedeschi sono diminuiti dello 0,5% da aprile a maggio, mentre le importazioni sono aumentate del 2,7%. La potenza industriale di Berlino ha incassato un deficit commerciale pari a 1 miliardi di euro. Maggio, inoltre, è stato il primo mese in cui le importazioni tedesche hanno superato le esportazioni dal lontano 1991.

L’inversione di tendenza nella bilancia commerciale tedesca è stata in parte determinata dall’aumento dei prezzi dell’energia. Per non parlare, poi, dei 12 miliardi di dollari sostanzialmente buttati al vento per il gasdotto Nord Stream 2, un progetto congelato. Si consideri, poi, il gasdotto Nord Stream, con una capacità nominale di 55 miliardi di metri cubi (bcm) all’anno, chiuso da Mosca l’11 luglio per manutenzione e tornato in servizio il 21 luglio con solo il 40% della capacità. Notizie pessime per la Germania, terza importatrice netta di gas al mondo. La totale chiusura dei rubinetti di gas russi colpirebbe il cuore della più grande economia dell’Ue. Il Center for Strategic & International Studies (CSIS) stima una contrazione economica che oscilla tra lo 0,2 e il 5% del pil nel 2022, con impatti più profondi nel 2023 e impatti minori negli anni successivi. Sia chiaro: a questo bisogna aggiungere la contrazione economica del 5% del pil causata dalla pandemia nel 2020.

Europa e Italia alla finestra

Lo choc che molto probabilmente colpirà l’economia tedesca potrebbe influire anche nei rapporti economici tra Berlino e Bruxelles e tra Berlino e Roma. Per quanto riguarda l’Europa, la Germania ha sempre giocato un ruolo chiave nella composizione del bilancio dell’Ue. Nel 2019 i tedeschi hanno versato circa 19,5 miliardi, ricevendone indietro poco meno di 11. Nel 2020 il contributo della Germania alla causa europea ha superato i 28 miliardi di euro. In virtù del binomio pandemia di Covid-19 e guerra in Ucraina, la vecchia locomotiva d’Europa potrebbe rivedere i suoi contributi al ribasso. Di quanto? Dipenderà dalla contrazione del pil.

Per quanto riguarda, infine, l’Italia, un rallentamento dell’economia tedesca potrebbe costare carissimo a Roma. Il Nord Italia è infatti centrale nelle filiere industriali di Berlino, e non certo da adesso. Già nel 2020 un rapporto del Ministero dell’Economia tedesco sul commercio certificava come il surplus tedesco con l’Italia si aggirasse intorno ai 10,6 miliardi di euro. Ricordiamo che l’Italia ha nella Germania il suo maggior partner commerciale. Gli ultimi dati della Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien) parlano chiaro: nel 2021 il volume dell’interscambio italo-tedesco si è attestato su 142,6 miliardi, con una crescita di circa il 23% sul 2020. Ecco perché la frenata di Berlino non può certo essere positiva. Né per Roma, né per il resto dell’Europa.

IL REPORT DEUTSCHE BANK SULL’IMPATTAO DELLA GUERRA IN UCRAINA