Inizia l’era Scholz, Roma è avvisata: alla Germania serve un’Italia forte

Il nuovo cancelliere Scholz intende muoversi nel solco tracciato dalla Merkel. Cosa significa per l'Italia? Ampia fiducia ma... a buon rendere

Il compromesso tra politica e industria: il nuovo governo tedesco e la svolta europeista. Il “semaforo” Spd-Liberali-Verdi si accende, cosa cambia per la Germania e per l’Italia nell’era Scholz? Tra industria, Recovery, ambiente vediamo gli scenari che si aprono tra Roma e Berlino.

L’ascesa di Scholz

Angela Merkel ha definitivamente passato la mano a Olaf Scholz, che nella giornata dell’8 dicembre le è succeduto alla guida della Cancelleria federale in Germania.

L’evento consegna definitivamente alla storia l’era della Cancelliera e ne inaugura formalmente l’eredità. Un’eredità politica destinata a coinvolgere nel profondo anche l’Italia.

Italia e Germania merkeliana, attrazione fatale

Quella tra l’Italia e la Germania merkeliana è stata un’attrazione fatale. Tutti i campi politici l’hanno, con un profondo dualismo, vista ora come un nemico ora come un punto di riferimento. Per Forza Italia e Silvio Berlusconi la Merkel è sia il deus ex machina del “golpe dello spread” del 2011 (su cui però sono più forti i sospetti francesi) che la grande legittimatrice del ritorno ai vertici politici nazionali del Cavaliere; per il centro-sinistra e il Partito Democratico la Merkel è stata l’argine ai populisti dopo la disfatta politica del 2018 ma anche la donna che ha relegato a un ruolo minoritario in Europa Matteo Renzi e il suo governo.

La Lega si è divisa tra l’anima populista critica della Merkel e quella nordica, “bavarese” che alla Germania della Cancelliera guardava come ad un modello. Il Movimento Cinque Stelle dalla Germania merkeliana ha, dopo gli anni di severa critica, preso ispirazione per concepire il reddito di cittadinanza sul modello del welfare germanico.

Scholz, l’Europa “tedesca” e l’Italia

Questa breve panoramica politica fa capire il senso dell’Italia per l’Europa tedesca lasciata dalla Merkel.

Un’Europa dove è Berlino a dettare i tempi delle riforme e delle azioni politiche. Un’Europa in cui, dunque, per Roma potenzialmente può essere strategicamente più importante guardare a Berlino piuttosto che a Parigi, capitale da cui nei confronti del nostro Paese partono ambigui e complessi segnali oltre che una chiara intenzione di considerare l’Italia come un satellite prima ancora che un alleato.

A Scholz il voto moderato dei nostalgici della Merkel

Scholz parte con il presupposto di agire in continuità con la Cancelliera di cui nell’ultimo quadriennio segnato dalla pandemia e dalla crisi economica è stato vicecancelliere e Ministro delle Finanze. Il navigato esponente socialdemocratico ha vinto le elezioni proprio conquistando il voto moderato dei nostalgici della Merkel in seno all’Unione Cristiano-Democratica e con i Verdi e i Liberali ha messo in piedi la complessa coalizione “semaforo” che proprio dall’agenda Merkel partirà.

Un segno della vittoria della linea Merkel nel quadro della politica tedesca è stato indirettamente sottolineato dall’ambasciatore tedesco Viktor Elbing in un’intervista a Il Giornale.

Alle ultime elezioni, ha detto Elbing, si è vista una grande convergenza al centro: “in questo centro” che somma ai suoi tradizionali membri (Cdu e Liberali) la versione pragmatica dei socialdemocratici e quella liberal-progressista dei Verdi, “abbiamo praticamente l’85% dei voti. In questo centro si trovano politiche europeiste e transatlantiche e la condivisione sui temi centrali della politica: e sono condivise dall’85 per cento degli elettori.

Un elemento di stabilità molto forte e di continuità”.

I falchi approvano il Recovery

Tale continuità oggi si sostanzia nell’impegno, sottoscritto anche dal futuro Ministro delle Finanze liberale Christian Lindner, a proseguire il percorso a favore di politiche di stimolo di livello europee nel quadro di Next Generation Eu e, dunque, a rafforzare il principale elemento di continuità tra Berlino e Roma destinato a trasmettersi dall’era Merkel all’era Scholz: l’impegno anti-ciclico sulla risposta alla crisi continentale.

Lo scorso anno Berlino si è spesa per salvare l’eurozona flagellata dalla crisi economica causata dalla pandemia. Con inedita maturità, la Repubblica Federale ha voluto garantire l’emissione di bond da parte della Commissione europea, sostanza del Next Generation Eu, finalmente conscia di come il precipitare di Paesi come l’Italia distruggerebbe l’industria teutonica e la moneta unica. Il primo legame strategico che Scholz programmerà di consolidare sarà quello per cui si è speso da ministro: creare strumenti che evitino di far sì che l’Europa e la Germania diventino motori di recessione danneggiando così anche lo spazio geoeconomico di Berlino.

Il destino manifesto: l’asse commerciale Italia-Germania

Una Germania che con Next Generation Eu favorisce la ripresa italiana sta, nella propria ottica, facendo un favore a sé stessa. Il Nord Italia è centrale nelle filiere industriali di Berlino e l’intera Europa è il primo mercato di sbocco del surplus commerciale germanico: il rapporto del Ministero dell’Economia tedesco sul commercio nel 2020 segnala che l’Unione Europea a 27 Paesi, il Regno Unito e la Svizzera hanno contribuito complessivamente a 130,25 dei 179,9 miliardi di euro di surplus commerciale germanico, ma tra i grandi Paesi il surplus tedesco con l’Italia (10,6 miliardi di euro) è inferiore a quello nei confronti di Francia (+34,3 miliardi di euro) e Regno Unito (+32 miliardi), segno di un’integrazione delle piattaforme produttive crescente che va in entrambe le direzioni.

Il keynesismo supply-side che potenzia le politiche espansive sul lato dell’offerta su iniziativa tedesca può essere come l’alta marea che solleva la barca dell’industria italiana dandogli una nuova strutturazione produttiva e aprendo a dividendi anche su altri fronti. Altrimenti non può essere nel contesto di un rapporto che vede lo scambio commerciale tra Germania e Lombardia essere più elevato di quello tra la prima economia europea e la terza al mondo, il Giappone, così come quello tra Germania e Veneto è superiore a quello tra Berlino e il Brasile.

L’ascesa alla cancelleria di Scholz fa da garante a questa continuità politica, mentre la svolta dei Liberali, tradizionali portavoce della grande industria manifatturiera, ricorda che anche l’alta imprenditoria approva questi cambiamenti avviati dal governo Merkel.

Ambiente, incognite e opportunità

Da monitorare, invece, gli effetti che l’ascesa dei Verdi al governo produrranno. Annalena Baerbock, candidata dei Grunen alle presidenziali, avrà il Ministero degli Esteri e si spenderà nell’Ue per un’accelerazione dei piani di transizione green e digitale. Piani che, se applicati in Germania, non potranno non avere influenze anche sull’Italia. Dall’acciaio, ove Krupp già immagina piani per andare oltre i forni tradizionali, all’idrogeno, meta di grandi investimenti nell’era Merkel, esistono sinergie notevoli da sviluppare. A patto che i Verdi vincano, definitivamente, la prova del pragmatismo: una guerra degli ecologisti a prodotti come il gas naturale, di cui Italia e Germania sono gli hub di importazione principali dell’Unione, rischierebbe di destabilizzare ulteriormente i mercati.

Italia chiamata a giocare in prima linea

In questo contesto, l’Italia è chiamata a giocare in prima linea politicamente. Ad avanzare proposte concrete sull’avanzamento delle norme e delle regole del gioco dell’Europa; a mostrare le carte sul futuro dell’economia continentale dopo il Covid; a essere protagonista delle politiche industriali e delle aggregazioni strategiche in materia energetica, digitale, della Difesa. L’Europa targata Scholz sarà tedesca quanto, se non di più, di quella della Merkel. E le sinergie di breve periodo vanno approfondite e consolidate ricordano che in politica, specie tra Stati diversi, non esiste la logica del dono o della reciprocità. Esistono interessi: e se l’interesse di oggi della Germania è quello di volere un’Italia forte, a maggior ragione Roma deve pensare lo stesso. Pena il declino per ingenuità propria qualora le carte sul tavolo dovessero mutare.

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