Gualtieri brinda al Pnrr per Roma e il Grana Padano diventa kosher. Varie & eventuali

Le notizie economiche della settimana: i grandi piani del sindaco Gualtieri per Roma con i fondi europei, l'export russo e Brunello Cucinelli

Guerra o inflazione, Cucinelli vola sempre

Non c’è guerra che tenga o caro energia che esploda. Per Brunello Cucinelli il fatturato vola, sempre, beato lui. A chi gli chiede quanto possano incidere i rincari delle materie prime e dell’energia, Cucinelli, con ammirevole franchezza, risponde al Sole 24 Ore: “Nel settore dell’alta gamma i moltiplicatori rispetto ai costi di produzione sono cresciuti fin troppo, perché i listini vengono fatti anche calcolando costi degli affitti, ad esempio, sempre più proibitivi nelle vie del lusso.

Non seguiremo l’esempio di altre maison, non alzeremo i prezzi, sui quali nel nostro caso incide soprattutto il valore dell’artigianalità: il 52% di quello che esce dai nostri laboratori è interamente fatto a mano”. Nel 2021 i ricavi di Cucinelli, società quotata a Milano, sono cresciuti del 31% a 712 milioni sul 2020, superando di molto (+17,2%) anche il dato pre Covid del 2019. “Per il 2022 prevediamo di tornare alla crescita che mi piace chiamare garbata, intorno al 10% – conclude Cucinelli –.

La campagna vendite uomo è quasi finita e lo stesso vale per la donna: è un ottimismo basato sui dati, oltre che sulle sensazioni più generali che ho su l’Italia. L’ho già detto, lo so, ma non mi voglio stancare di ripeterlo”.

Giovannini e Gualtieri brindano al Pnrr

E’ come la manna il Pnrr. Anche per l’Urbe. Infatti il Pnrr e il fondo nazionale complementare porteranno a Roma 8,2 miliardi di investimenti soltanto per la mobilità e il turismo.

Il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, parlando alla tappa romana di «Italia domani», il tour del governo nelle città italiane per spiegare il Recovery Plan, ha fornito un lungo elenco di interventi, per un valore di 7,6 miliardi, destinati a mobilità, risorse idriche, casa, rigenerazione urbana. Il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, ha invece ricordato che ci sono 500 milioni per il progetto Caput Mundi. All’appuntamento è intervenuto il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, che aspetta l’esito dei prossimi bandi per fare un bilancio definitivo del Pnrr per Roma Capitale, ma dice di voler «integrare il futuro di Roma con gli assi strategici Pnrr, con lo sviluppo intelligente, la mobilità sostenibile, l’economia circolare, l’inclusione territoriale».

La fetta più importante della torta Mims è quella destinata alla cura del ferro: 3,7 miliardi suddivisi in 2.041 milioni per investimenti ferroviari e Av e 1.656 milioni per trasporto rapida di massa e rinnovo parco autobus. L’opera simbolo è la linea C della metropolitana cui vanno – ha detto Giovannini – 1,6 miliardi. Gualtieri ha chiesto altre risorse per allungare le linee A e B, mentre sarà finanziata integralmente la tranvia Termini-Vaticano-Aurelio.

Altri capitoli particolarmente ricchi dei finanziamenti Mims sono le strade e autostrade (1.696 milioni), mentre 1,3 miliardi finanzierà i progetti per il Giubileo 2025. Da segnalare con una particolare valenza strategica i 354 milioni per la questione abitativa (case popolari e housing sociale) e la rigenerazione urbana. Ci sono anche 56 milioni per la mobilità ciclistica, 159 milioni per i porti, 160 milioni per le infrastrutture idriche, 169 per la giustizia e, infine, 12 milioni per il fondo progettazione.

Il turismo può contare su 500 milioni euro interamente destinati alla Capitale dal piano Caput Mundi. Come ha spiegato Garavaglia si tratta di «mezzo miliardo di euro di risorse per Roma tra centro e periferie: l’obiettivo è quello di gestire meglio i flussi turistici nel tempo e nello spazio». Per Garavaglia sarà importante farsi trovare pronti al momento delle riaperture e soprattutto far alzare quelle percentuali «che all’inizio dell’anno vedono l’Italia tra i Paesi più cliccati tra le mete da raggiungere e poi a fine anno invece quei numeri collocano l’Italia al quinto o al sesto posto».

Lo senti l’idrogeno? De Nora e il profumo di Piazza Affari

Idrogeno che passione (visto quanto costa il gas!). L’idrogeno verde dell’italiana De Nora si prepara a sbarcare a Piazza Affari. Il cda della multinazionale, controllata dall’omonima famiglia con il 64% delle quote e partecipata da Snam +3,59% con il 36% (tra i due gruppi c’è anche una partnership industriale), ha deliberato oggi di avviare l’iter per la quotazione su Euronext Milan e la richiesta a Consob di autorizzazione alla pubblicazione del prospetto informativo. Ma le aziende che puntano sul nuovo oro verse crescono. Anche perchè l’Italia, negli ultimi anni tra l’elaborazione di una Strategia Nazionale per l’idrogeno ancora in corso, e i 3,64 miliardi di euro previsti dal Pnrr ha inaugurato una stagione di investimenti per sviluppare una filiera forte anche nel nostro Paese. E l’interesse delle istituzioni e delle imprese non si è mai fermato. Non a caso, solo dal 2019 a oggi, H2IT (consorzio specializzato nell’idrogeno) ha quadruplicato il numero degli associati. E ci è riuscita facendo da punto di riferimento per la filiera, portando le idee di chi si occupa quotidianamente di idrogeno all’attenzione della politica, degli attori economici e dell’opinione pubblica. Si tratta, del resto, di un settore in forte crescita, tanto che, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio H2IT, tutte le aziende associate ad H2IT si aspettano un aumento del giro d’affari in tre anni, con fortissime ripercussioni sull’occupazione, anche se allo stato attuale è ancora difficile trovare personale qualificato. In altre parole, la filiera ha tutto ciò che serve per svilupparsi, ma occorre uno sforzo maggiore per eliminare le criticità che ne imbrigliano il potenziale.

Il Grana padano diventa kosher

Dai prati stabili delle campagne di Goito ai ristoranti di Tel Aviv e Gerusalemme, o dovunque esista una comunità ebraica, praticamente in tutto il mondo. Per arrivarci il grana padano, una delle eccellenze produttive della Bassa lombarda, deve superare una rigida catena di controlli e diventare kosher. Il tutto sotto l’occhio vigile di rabbini specializzati, che seguono tutte le fasi della produzione, dalla mungitura del latte, alla confezione delle forme, alla stagionatura. A scegliere di buttarsi nella nicchia di mercato che valuta la kasharut (significa adeguatezza) degli alimenti ha fatto da battistrada una grande cooperativa goitese, la Latteria San Pietro. E i frutti si vedono perché la nicchia non è poi così piccola, visto che kosher sta diventando sempre più una sorta di marchio di qualità aggiuntivo per i palati più esigenti, più attenti alla qualità e più disposti a pagarla. Dal formaggio dei prati stabili nasce anche il grana kosher. La cooperativa in tutto produce 70mila forme all’anno di grana, grazie ai 26 soci, quasi tutte aziende agricole familiari di agricoltori e allevatori – la spina dorsale della coop – che arrivano a conferire 400mila quintali di latte all’anno. Fondata nel 1966 in una riunione nella chiesa parrocchiale di Goito, la San Pietro ambisce a unire tradizione e tecnologia, con le sue caldare di rame come quelle di una volta, e le sue linee produttive di ultima generazione.

L’export italiano non russa

Certo, l’hanno scritto un po’ tutti. Ma è bene ricordare quanto costa all’Italia e all’Europa la guerra Russo-ucraina. Secondo la Sace, società del ministero dell’Economia che si occupa di assicurare gli investimenti italiani all’estero, la Russia è il quattordicesimo mercato di destinazione per le esportazioni italiane. Nel 2021 l’export italiano in Russia è valso 8 miliardi di euro, leggermente superiore ai valori del 2019 e nettamente rispetto a quelli del 2020 (7,1 miliardi). Le previsioni al 2024 indicano un incremento progressivo su base annua, da 8,8 miliardi nel 2023 a 9,1 nel 2024. Nel 2020, a fronte di esportazioni per 7,1 miliardi, le importazioni italiane dalla Russia sono valse 9,1 miliardi. I dati Sace fissano la quota di mercato dell’export italiano in Russia al 4,4 per cento. Si tratta di un valore superiore a quelli di Francia (3,5 per cento) e Spagna (1,3 per cento), ma inferiore a quello della Germania (10,2 per cento). L’Italia esporta in Russia principalmente macchinari, abbigliamento, apparecchi elettronici e prodotti chimico-farmaceutici. Vi importa, invece, soprattutto prodotti minerari, petroliferi e metallurgici. La bilancia commerciale pende nettamente dalla parte della Russia.