Cile, l’effetto Boric può spegnere auto elettriche e fotovoltaico. Anche in Italia

Il Cile è tra i massimi produttori di rame e litio: la svolta di Boric potrebbe avere forti impatti globali in settori fondamentali

La vittoria elettorale di Gabriel Boric in Cile ha indubbiamente risvegliato passioni e ideali che, su scala globale, poche aree del mondo possono solleticare come l’America Latina. Il primo presidente cileno socialista dai tempi di Salvator Allende si è indubbiamente fatto interprete di un Paese sviluppato per gli standard latinoamericani ma incerto sul fronte sociale, ma la sua agenda politica può avere impatti ben più pragmatici in contesti molto più vicini alle nostre case.

Come le elezioni in Cile possono impattare sul superbonus in Italia (e non solo)

Non si tratta di esprimere un giudizio di merito o di giudicare in un senso o nell’altro le politiche di Boric: le motivazioni che hanno spinto i cileni a votarlo, dopo anni di cura da cavallo neoliberista all’economia, sono cristalline. Ma in tempi di globalizzazione spinta e di crisi delle catene del valore globali, specie per la carenza di materie prime strategiche, un’elezione politica in Cile può mettere a rischio superbonus, costruzione di auto e programmi edilizi in Italia e in Europa.

Cile grande produttore di rame e litio

Le motivazioni? L’impatto dirompente che Boric ha avuto sui titoli e le quotazioni degli attori attivi nell’estrazione delle materie prime più importanti, come rame e litio, e nelle aziende strategiche cilene possono essere fonte di perturbazione nei mercati globali. Mentre la borsa di Santiago cedeva il 6,25% e il peso calava del 4% sul dollaro, nella giornata di lunedì SQM, il colosso del litio posseduto per il 24% dalla cinese Tianqi, perdeva l’11%.

La battaglia per le risorse come il litio è stata al centro dei programmi elettorali delle sinistre vincitrici in Argentina (2019), Bolivia (2021) e Perù (2021), segno di un riflusso pancontinentale dopo un decennio di governi liberalconservatori. Scelte più che legittime, ma di impatto globale.

Un possibile effetto domino sui mercati globali

Boric intende creare una compagnia nazionale del litio e fermare processi come quello della miniera da 2,5 miliardi di dollari di Dominga, focalizzata sull’estrazione di rame.

Materiali fondamentali per l’industria oggigiorno a livelli di prezzi senza precedenti possono essere messi in dubbio nella loro disponibilità. Certamente Boric ha indicato la necessità di intervenire sui settori che producono il più alto consumo di risorse naturali, dall’estrazione del rame all’agricoltura, alla pesca, trovandosi in difficoltà sul punto del possesso di una maggioranza in grado di promuovere tali risorse, ma l’effetto-magnete del giovane e barbuto presidente cileno a livello regionale può creare un effetto-domino in grado di condizionare i mercati globali.

Il mercato del rame è da ottobre in preda al panico

Sul fronte del rame, da ottobre il mercato, che si è infiammato in ritardo rispetto a quello di altri metalli non ferrosi, dall’alluminio allo zinco e prima ancora lo stagno, è su scala globale letteralmente in preda al panico. A ottobre il prezzo sul mercato è salito per la prima volta sopra i 10mila dollari per tonnellata al London Metal Exchange (Lme).

Inoltre, è esplosa la differenza di valore tra il rame per consegna a breve e quello per consegna differita: segno che sta montando l’allarme per possibili carenze nelle forniture, che un blackout dell’approvvigionamento di uno dei maggiori esportatori globali e primo produttore mondiale, il Cile, potrebbe incentivare. In Italia, l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha sottolineato che il rame ha avuto un rincaro del 110% nel 2021, aumentando notevolmente i prezzari a livello di mercato.

In Cile operano alcuni dei maggiori esportatori di rame: la Codelco, di proprietà del governo, opera nei distretti di Andina e El Teniente in cui Boric ora vuole regolamentare, mentre anche Anglo American’s (AAL.L) Los Bronces, Los Pelambres of Antofagasta (ANTO.L) e Caserones, controllata da JX Nippon Mining, sono attivamente presenti nel Paese.

Una “tempesta perfetta” anche per il litio?

“Tempesta perfetta” in arrivo anche per il litio? In questo caso la bulimia di profitto degli operatori attivi nell’estrazione nel deserto di Atacama, senza alcuna attenzione per l’uso degli scarti e l’impatto sulle falde locali, potrebbe portare a freni nella produzione che rischiano di sconvolgere il mercato mondiale, di cui il Cile è il secondo approvvigionatore. Il litio, centrale in diversi settori che vanno dall’auto elettrica al fotovoltaico, passando per i sensori della domotica e i semiconduttori, vede il suo prezzo andare in volo, come ricorda GlobalData. Il centro studi prevede che carbonato di litio (da cui si ottiene il principale componente delle batterie) possa salire dai poco più di 10.000 dollari alla tonnellata del 2020 a quasi 14.000 dollari già nel 2024, anche in assenza di ritirate dal mercato globale di quote di export cileno. Immaginiamo cosa potrebbe succedere se Boric rallentasse l’industria mineraria nel Paese. Le tensioni non tarderebbero a manifestarsi sull’intera filiera industriale, anche in Italia, economia di trasformazione che dalla volatilità di materie prime tanto critiche ha tutto da perdere.

Una situazione della quale potrebbe avvantaggiarsi Pechino

Chi potrebbe guadagnare da tutto questo? In caso di braccio di ferro con i colossi economici globali, Boric dovrà scegliere con chi scendere a patti, e tutto fa pensare che questo partner indispensabile, oggi, possa chiamarsi Cina. “La Cina”, osserva l’analista geopolitico Giuseppe Gagliano, “acquista la metà di tutto il rame cileno, la principale esportazione della nazione, e la domanda cinese svolge un ruolo significativo nel prezzo internazionale della merce”. Analogo discorso potrebbe accadere per il litio. La RPC è anche un mercato di esportazione chiave per i nitrati di potassio, i vini, la frutta e altri beni del Cile. “L’incertezza tra gli investitori occidentali aumenterà la leva finanziaria delle loro controparti cinesi in settori come litio, elettricità, telecomunicazioni”, creando un nuovo effetto-farfalla: economie occidentali ridimensionate da un lato dall’altalena dei prezzi e sempre più influenzabili politicamente da Pechino dall’altra.

La svolta cilena e l’incertezza globale

Nell’auto elettrica che si sta valutando di acquistare, nel pannello fotovoltaico che si mira ad installare o nella misura del Superbonus che un cittadino vuole avviare è incorporata oggi anche parte dell’incertezza globale per la svolta cilena incarnata da Boric. Che se può essere valutata passionalmente dal punto di vista latinoamericano, va letta invece con pragmatismo dal nostro punto di vista. Come tutte le svolte nella turbolenta era del Covid.