Il bivio di Musk: o Twitter o Cina

Twitter resterà una piattaforma libera o si trasformerà in uno strumento malleabile a seconda degli interessi economici di Musk?

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Elon Musk ha recentemente acquistato Twitter per una somma pari a 44 miliardi di dollari. L’uomo più ricco del mondo, tra gli altri ruoli ricoperti, è anche cofondatore e amministratore delegato di Tesla. L’azienda statunitense, specializzata nella produzione di auto elettriche, sta puntando sempre di più sulla Cina. E il motivo è presto detto: Pechino intende dominare il settore degli EV, Electric Vehicles. Nel lungo periodo Musk potrebbe così trovarsi a compiere scelte delicate tra il mantenimento dei suoi interessi economici oltre la Muraglia e una gestione aperta e trasparente dell’uccellino azzurro.

The bird is freed“, ha twittato Elon Musk per dare l’annuncio dell’acquisizione di Twitter. Eppure c’è chi si chiede se il noto social network sarà davvero una piattaforma libera e trasparente. O se, al contrario, si trasformerà in uno strumento malleabile a seconda degli interessi economici del nuovo proprietario. L’imprenditore americano ha subito dichiarato di volere una moderazione dei contenuti meno restrittiva e si è definito un “assolutista della libertà di parola”.

Allo stesso tempo bisogna però sottolineare che Musk, grazie alle auto elettriche di Tesla, è ben felice di mantenere buoni rapporti con la Cina. Anche perché Pechino rappresenta il secondo mercato dell’azienda.

Musk tra Twitter e Cina

Si dà il caso che il gigante asiatico sia coinvolto in un estenuante braccio di ferro con gli Stati Uniti. E questo sia per le tensioni internazionali che per il suo sistema politico lontano dai valori liberaldemocratici dell’Occidente.

I detrattori di Musk ipotizzano quindi che il business delle auto elettriche di Tesla in Cina possa in qualche modo essere influenzato dalla volontà cinese di mettere a tacere le voci critiche sulla rete dei social media occidentali. Del resto, ora che Twitter è una società privata non è più soggetta al controllo degli azionisti, né è responsabile nei confronti di nessuno.

Inutile nascondersi dietro ad un dito. Gli interessi commerciali di Musk in Cina sono significativi.

Una delle società di Musk, Tesla appunto, possiede una “gigafactory” a Shanghai. La Cina è inoltre uno dei maggiori mercati del produttore di veicoli elettrici. Come se non bastasse, con quasi 14 miliardi di dollari, Tesla China ha rappresentato un quarto delle entrate dell’azienda nel 2021. Dal punto di vista commerciale, per garantire che Tesla possa sopravvivere relativamente bene in Cina, Musk sa che è fondamentale mantenere buoni rapporti con il governo cinese.

Ma cosa succederà, ad esempio, se la Cina dovesse chiedere a Twitter, o allo stesso Musk, di consegnare determinati dati relativi alle attività degli utenti sul social network, magari attività di critica nei confronti della Repubblica Popolare Cinese?

Un difficile equilibrio

Tesla rappresenta per Musk una gallina dalle uova d’oro. Un’analisi di Nikkei Asian Review ha mostrato come l’azienda abbia guadagnato otto volte più profitti per veicolo di Toyota Motor nel trimestre compreso tra luglio e settembre.

Tesla ha registrato un utile netto di 3,29 miliardi di dollari, mentre Toyota si è fermata a 3,15 miliardi. Gran parte del merito va all’attività dell’azienda in Cina. Secondo i dati forniti da China Passenger Car Association, lo scorso ottobre il numero totale di auto Tesla realizzate in Cina uscite dallo stabilimento di Shanghai ha toccato quota 71.704 unità. Si tratta di un +32% rispetto al valore di un anno fa, nonché il migliore di sempre conseguito dalla stessa Tesla.

Nei primi nove mesi del 2022, inoltre, il numero complessivo di auto uscite dal medesimo stabilimento di Shanghai è stato di 554.778 unità (+89% rispetto al 2021).

Ad alimentare i sospetti su Musk troviamo poi alcune sue recenti prese di posizione. Il ceo di Tesla ha elogiato il progresso economico della Cina in occasione del 100esimo anniversario del Partito Comunista Cinese. Il mese scorso ha pure suggerito di far diventare Taiwan una regione amministrativa speciale della Cina. L’imprenditore americano dovrà insomma iniziare a calcolare le sue prossime mosse, visto che d’ora in avanti si troverà perennemente sotto i riflettori. Essere il proprietario di un social network statunitense e, insieme, affidarsi alla Cina per alimentare il business di Tesla, è una contraddizione spinosa. A maggior ragione in questi anni di apparente nuova guerra fredda tra Washington e Pechino.