Chi è Giovanni Ziccardi, il “guru” italiano dell’informatica giuridica

Giovanni Ziccardi, 53enne di origini emiliane, dalla Statale di Milano è diventato il massimo esperto italiano di diritto e tecnologia

Perché potrebbe interessarti: Perché ormai noi siamo i nostri dati, e capire come tutelarli è fondamentale: in quest’ottica la parabola di Giovanni Ziccardi è estremamente interessante.

Giovanni Ziccardi è uno dei massimi esperti italiani nell’importante campo dell’informatica giuridica. Nato a Castelfranco Emilia nel 1969, l’accademico dell’Università degli Studi di Milano è pioniere di una metodologia di studi e analisi altamente importante per imprese, enti pubblici, semplici cittadini: lo studio degli effetti sulla tutela delle libertà, dei dati e dell’ordine sociale in un contesto in cui ibridazione tra persona fisica e digitale e le sue conseguenze rendono necessario, come aveva già compreso a inizio millennio Stefano Rodotà, provvedere a un surplus di attenzione per i cittadini.

Ziccardi, pioniere dell’informatica giuridica in Italia

Diplomatosi con la maturità classica nel 1988 e laureatosi in Giurisprudenza a Modena nel luglio 1993, Ziccardi è entrato nell’ordine degli Avvocati del 1997. La sua formazione da giurista si è fin dall’inizio ibridata con una grande attenzione al mondo digitale e delle nuove tecnologie, da lui approfondita in un dottorato sul tema “Informatica Giuridica e Diritto dell’Informatica”, presso l’Università degli Studi di Bologna concluso nel 2000. Essendo uno dei primi corsi di questo tipo attivati in Italia, Ziccardi si può definire uno dei pionieri degli studi di settore nel nostro Paese.

Nel corso degli anni l’interesse per l’informatica giuridica in senso lato si è ampliato con la crescente attenzione di Ziccardi nei confronti di temi quali il diritto dell’informatica e delle nuove tecnologie, il legal tech. Ziccardi ha inoltre attenzionato con forza i temi delle indagini informatiche, delle investigazioni digitali, della computer e digital forensics, della data protection e dei captatori informatici.

Le sue ultime linee di ricerca, e i miei studi più recenti, riguardano il rapporto tra i social network e la professione legale, la privacy e la sicurezza nella presenza online del giurista, lo studio legale sicuro, la deontologia e la netiquette sui social network, la morte e la tecnologia (immortalità, oblio ed eredità digitale) e la propaganda online (condizionamento del consenso e degli equilibri democratici, democrazia elettronica e voto online, politica e tecnologie, gestione delle fake news).

Ziccardi ha promosso questi studi ibridando l’attività in campo accademico a una forte presenza in ambito formativo e divulgativo. Dopo un’esperienza da assegnista di ricerca all’Università di Modena, nel 2002 è sbarcato all’Università degli Studi di Milano con una docenza a contratto di Informatica Giuridica presso il Dipartimento di Studi Giuridici “Cesare Beccaria”; dal 2003 al 2013 ha promosso lo stesso insegnamento presso il I e II anno della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della Statale. In quel decennio, due sono state le sue incursioni fuori dal perimetro di Via Festa del Perdono e Via Santa Sofia, sempre nel quadro dell’alma mater milanese. Ziccardi è stato prima Professore affidatario di “Diritto dell’informazione” presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Corso di Laurea in Comunicazione Digitale, dell’Università degli Studi di Milano, per l’anno accademico 2008-2009 e poi docente di “Tutela dei diritti sensibili” presso il polo di Crema nel 2010-2011.

Dopo aver svolto un’attività di ricerca al Max Planck Institute di Friburgo nell’estate 2013, è stato confermato Professore Associato a tempo pieno di “Informatica Giuridica” e tra il 2019 e il 2022 ha condotto una docenza triennale in una cattedra “Jean Monnet” finanziata dall’Unione Europea sul tema “European Union Data Governance and Cybersecurity”.

Consulenza e divulgazione

L’ampia esperienza di Ziccardi lo ha reso più volte richiesto da diverse amministrazioni e imprese per attività legate alla gestione dei profili securitari e degli aspetti legali del rischio tecnologico all’interno delle loro amministrazioni. Nel 2014 ha lavorato con la Camera di Commercio di Milano, dal 2017 al 2019 con l’Ospedale Niguarda a un progetto di ricerca sulla protezione dei dati in ambito sanitario replicato, tra il 2018 e il 2020, anche presso l’AREU (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza). Vista la salienza del tema dei dati durante la pandemia di Covid-19, i lavori in tal senso si possono definire anticipatori di diverse esigenze di custodia della privacy e dell’efficienza degli apparati sanitari emersi dopo l’insorgere del virus. Nel 2020, infine, è stato nominato membro del comitato di vigilanza sull’odio online da parte del Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano.

Ha lavorato con la Polizia Postale, POLIS Lombardia e il Comune di Milano sul tema della data protection; formato i professionisti di Banca Generali in materia, lavorato con Banco Bpm (cybersecurity), Deloitte (compliance sui dati), assistito aziende come Allianz, Axa, Barilla e Poste Italiane su questioni affini.

Ziccardi, sul fronte divulgativo, dirige la rivista scientifica Cyberspazio e Diritto dal 2000, ha scritto per Wired Italia, Robinson di Repubblica, La27Ora 6Gradi del Corriere della Sera e per un blog su Il Fatto Quotidiano. Attivo anche tra tv e radio, è stato consulente del programma di Rai Tre “Far Web” e ha creato, nel 2017, il canale podcast “Zero Days”.

Tra i suoi ultimi saggi ha fatto molto parlare di sé Il libro digitale dei morti (UTET, 2017), in cui si interroga sull’effetto pervasivo dei social network sulle nostre esistenze, tali da cambiare la privacy personale di ogni essere umano anche dopo la fine del suo ciclo vitale: Ziccardi si chiede cosa resterà, dopo la morte, della nostra vita online? Che fine faranno tutti i nostri dati – e-mail, tweet, status, fotografie e video – dopo la nostra morte? Rimarranno in cloud per sempre, intatti ed eterei, o si potrà ancora aspirare a un oblio delle informazioni? Che forme prenderà, in definitiva, la nostra eredità digitale? Al saggio ha fatto seguito, per Raffaele Cortina, “Tecnologie per il potere” (2019), manifesto per un “uso etico e smart delle tecnologie anche in politica” e per presentare ai social network (e a chi con essi opera) l’ambizione di “diventare un grande strumento (e ambiente) non solo di efficienza persuasiva e di aggregazione politica ma anche di cultura e libertà”. Ziccardi nel saggio ripercorre il delicato e controverso rapporto tra politica e tecnologia, dai tentativi di condizionamento su scala internazionale alla crescente affermazione delle tecnologie di gestione dei big data, dalla diffusione dell’hate speech (i discorsi carichi di odio e dileggio che trovano facile risonanza sui social network) alla questione della tutela e salvaguardia dei dati personali e delle informazioni sensibili. Un importante strumento di affermazione della democrazia in Italia passa oggi dal mondo dei dati e dalla sua gestione responsabile: e nei suoi studi, da oltre vent’anni, il professor Ziccardi è in prima linea per capire una materia oltremodo complessa e in perenne divenire.