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Catasto, l’incognita? È il “rischio Isee”: due milioni di italiani pronti a vendere dopo la riforma

Un italiano su due si dice d'accordo alla revisione degli estimi ma tanti temono il “rischio Isee” su servizi come mense e Rsa

Oltre due milioni di proprietari immobiliari pronti a vendere la seconda casa in caso di aumento dell’imposizione fiscale. È l’altro lato della riforma del catasto del governo Draghi, da qualche giorno affossata – almeno mediaticamente – sulle prime pagine dei giornali da green pass e polemiche sul fascismo. A svelare il dato sui “fuggitivi” dalla seconda casa di proprietà in caso di “stangata” un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat.

La riforma del catasto è un’incognita: scongiura l’acquisto di una casa?

Tutti uniti contro la riforma che aggiornerebbe i valori (e il carico fiscale) del patrimonio italiano? Non esattamente. Secondo l’indagine più di un proprietario su due (il 57%) si dice d’accordo con la revisione degli estimi; il 16,3% è apertamente contrario e il 26,7% non si è ancora formato un’opinione precisa. La preoccupazione maggiore riguarda il possibile aumento dell’imposizione fiscale sulla casa, che potrebbe avere conseguenze importanti sull’intero mercato immobiliare in un Paese, come l’Italia, nel quale oltre il 72% dei residenti possiede la casa in cui vive. Il 31,4% degli intervistati che hanno in mente di comprare una prima casa si è detto disposto a rinunciare all’acquisto se le tasse dovessero aumentare; la percentuale è del 29,7% per chi invece pensa di lanciarsi nell’acquisto di un secondo immobile.

Tra coloro che sono contrari, la grande maggioranza (78,9%) teme che l’aggiornamento dei valori catastali possa comportare un aumento delle tasse, mentre il 49,3% teme che la variazione possa causare una spesa maggiore in caso di compravendita immobiliare.

La riforma del catasto e gli effetti sulle tasse

“La variazione dei valori catastali di un immobile potrebbe avere effetti non solo sulle tasse – si legge infatti nel report – che pesano sulle seconde case, ma anche sui costi connessi all’acquisto di un’abitazione, visto che l’imposta di registro che si paga è calcolata in percentuale sul valore catastale nella misura del 2% se si tratta di una prima casa, mentre è pari al 9% in caso di seconda casa“. Ma non finisce qui: la revisione degli estimi catastali incide infatti anche sul calcolo dell’Isee, l’indicatore che valuta la situazione economica delle famiglie e al quale sono legate agevolazioni come il bonus sociale energia per lo sconto (automatico) in bolletta per le famiglie bisognose. O ancora: l’Isee è lo strumento con cui viene calcolato il costo di servizi come le rette per gli asili, le mense scolastiche, le Rsa per gli anziani. Senza dimenticare l’Imu, che come è noto si paga sugli immobili di proprietà diversi dalla prima casa.

Riforma del catasto, dove i rincari maggiori?

Secondo una stima della Uil – Servizio lavoro, coesione e territorio, a seguito della riforma le rendite catastali potranno aumentare in media del 128,3% a livello nazionale: i rincari maggiori si potranno avere a Trento (189%), Roma (183%), Palermo (164%), Venezia (155%) e Milano (123%). Questo comporterebbe un aumento medio dell’Imu a livello nazionale di 1150 euro: la tassa passerebbe così da una media di 896 euro a 2046. A Roma l’incremento sarebbe pari in media a 3648 euro, a Venezia di 2341 euro e a Milano di 2260 euro. Sul fronte dell’Isee, i rincari sarebbero invece nell’ordine medio di 75mila euro, con i valori massimi su Roma (213mila), Milano e Venezia (142mila).