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I Disney store chiudono, ma la crisi sanitaria non c’entra nulla. Sulla stessa scia H&M e Zara Inditex

Chiudono i Disney store nel mondo, ma era necessario? La strategia dei colossi (e la scusa della pandemia) per puntare sull'e-commerce

Chiudono tutti i Disney Store in Italia. Anzi, in Europa. Anzi, nel mondo. Il colosso americano dell’entertainment ha preso la decisione di concentrare gli sforzi di vendita del merchandising unicamente sul proprio negozio online.

Disney store, chiusura per puntare sull’e-commerce

Una notizia che ha certo a che fare con il calo delle vendite e dei ricavi causato dalla pandemia in questi mesi, ma che ha soprattutto una forte valenza strategica: la decisione violenta è quella di abbandonare completamente l’attuale tipologia di acquisto esperienziale (fortemente promossa da Steve Jobs durante il suo mandato nel cda di Disney) in favore dell’acquisto online-only. La pandemia, in questo caso, ha soltanto agito da catalizzatore, come un incubatore d’azienda all’inverso: anziché accelerarne la crescita, ne ha accelerato la ristrutturazione.

Zara Inditex e H&M sulla scia di Disney

Se la ristrutturazione della presenza fisica da parte di Disney, al netto della forte portata simbolica, avrà un impatto occupazionale contenuto, gli sguardi (e le preoccupazioni) sono tutti orientati sulla futura presenza in negozi fisici dei colossi del fast-fashion. Due nomi per tutti H&M e Zara (Inditex). Che potrebbero aver trovato nella pandemia quella spinta verso l’e-commerce che andavano cercando da tempo.

Hennes & Mauritz: un altro colosso che chiude i negozi?

Il colosso svedese Hennes & Mauritz ha in previsione la chiusura di 350 negozi in tutto il mondo e sembrano ormai lontani i tempi in cui nella relazione annuale lamentava che il calo dei ricavi dei propri negozi fisici non era compensato dall’aumento delle vendite online. Infatti, i ricavi del proprio e-commerce nel 2020 hanno rappresentato per la società il 28% dei ricavi totali: quasi un terzo del fatturato.

Se il numero di nuove aperture e quello delle chiusure hanno iniziato ad avvicinarsi già a partire dal 2015, certo non può quindi stupire questa accelerata nel 2021. Per il momento l’azienda ha comunicato la decisione di chiudere 30 negozi (e licenziare 1.000 dipendenti) in Spagna, ma è senz’altro matematicamente prevedibile il timore che questo passaggio non sia che l’inizio di una cura dimagrante che porterà in futuro a ricordare i 5.000 punti vendita raggiunti nel 2020 come un picco storico per l’azienda.

H&M, l’esempio dei Disney store che potrebbe “fare scuola”

La CEO di H&M ha dichiarato lo scorso ottobre in una “earnings call” che l’azienda investirà le risorse liberate dalle chiusure nel miglioramento della propria logistica, segnale inequivocabile della sostituibilità dei due canali.

Disney e gli utili del 2020: è davvero necessario chiudere i Disney Store?

Vale infine la pena notare, a differenza di quanto successo a Disney nell’annus horribilis appena trascorso, che l’azienda svedese simbolo del fast-fashion è comunque riuscita a chiudere i conti del 2020 con un piccolo utile operativo: oltre 120 milioni di euro. Dando prova di una notevole capacità di resilienza di fronte alle montagne russe del fatturato nei vari trimestri 2020, segnati dai cicli di chiusure e riaperture. Insomma, la macchina da soldi della moda per tutti si è salvata anche nel profondo rosso dell’anno della pandemia. Ma allora rimane aperta una domanda: quanto sono motivate le chiusure dalla “fine” di un modello di business? Oppure c’è dell’altro che con la pandemia non c’entra affatto? A voler commentare le saracinesche abbassate dei negozi del fast-fashion nel prossimo futuro, possiamo quindi iniziare a sospettare che non si sia trattato degli effetti della grande crisi sanitaria del 2020, ma della crisi del retail del 2017.

di Pietro Bullian