Brevetti, il rischioso braccio di ferro Ue-Cina. Frodi transnazionali, triste primato italiano. Varie&Eventuali

Nuovo contenzioso tra Bruxelles e Pechino davanti all'organizzazione mondiale del commercio. Costa Smeralda: 60 anni e un nuovo albergo

Non è incandescente come il fronte ucraino ma quello aperto dalla Ue contro la Cina rischia di avere conseguenze più gravi. Certo si parla di economia e non di cannoni, ma in un momento di crescenti incomprensioni con la Cina, la Commissione europea ha annunciato di avere aperto un nuovo contenzioso con Pechino dinanzi all’Organizzazione mondiale del Commercio. In questo caso la vicenda riguarda il delicatissimo campo della protezione dei brevetti nel settore ad alta tecnologia.

Agli occhi di molti osservatori, la vicenda conferma il tentativo cinese di difendere e rafforzare la propria sovranità tecnologica. Bruxelles – scrive Il Sole 24 Ore – rimprovera al governo cinese di ostacolare le aziende europee ogni qualvolta queste vogliono chiedere giustizia nei tribunali europei quando i loro brevetti vengono utilizzati illegalmente o senza appropriato compenso. Secondo Bruxelles, dal 2020 la magistratura cinese ha deciso di emettere ordinanze che impediscono alle imprese europee di difendere i propri interessi nei tribunali occidentali.

Nei fatti, le corti cinesi sostengono che i beni finali sono spesso prodotti in Cina e che la competenza è quindi dei tribunali cinesi. Utilizzano la minaccia di pesanti multe per dissuadere le aziende europee dal rivolgersi alla loro magistratura nazionale.

Dietro a questa tendenza si nascondono due obiettivi. Il primo è economico. Le autorità cinesi vogliono in questo modo tentare di strappare tariffe basse quando per esempio Huawei negozia con una controparte europea l’acquisto di particolare tecnologia occidentale.

Il secondo obiettivo è più politico: la Cina vuole imporre nuovi standard mondiali nel contenzioso relativo alla proprietà intellettuale, oltre che difendere la propria sovranità tecnologica. Da un punto di vista finanziario, i danni in ballo sono notevoli – le stime parlano di miliardi di euro. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, la questione è stata trattata in via bilaterale con Pechino in varie circostanze e in vari formati, ma senza successo.

Ragion per cui la Commissione europea ha deciso di discuterne in sede Omc. Se dopo una prima fase di consultazioni i nodi restano sul tavolo, la questione sarà affidata a un arbitrato.

Frodi Iva all’Ue: all’Italia il triste primato

Quasi seicento indagini avviate, un danno al bilancio dell’Unione europea di 5,3 miliardi di euro (per più di un terzo riconducibile a procedimenti di competenza italiana) e la rilevazione del forte coinvolgimento della criminalità organizzata nelle frodi Iva trasnazionali, maxitruffe che non creano allarme sociale nonostante valgano molti milioni di euro.

È questo il bilancio dei primi mesi di attività della nuova Procura europea (European Public Prosecutors Office, Eppo), l’organismo indipendente della Ue cui spetta indagare e perseguire di fronte ai tribunali degli Stati membri i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione. Nei primi sette mesi, fino al 31 dicembre, sono arrivate dalle autorità pubbliche oltre 1.600 informazioni contenenti notizie di reato: le indagini avviate sono state però circa 600 perché le regole che delimitano la nostra competenza rispetto a quella delle procure nazionali sono molto complesse.

Il danno al bilancio europeo emerso da questi procedimenti è comunque di 5,3 miliardi, compresa l’Iva. E in Italia è stato avviato il maggior numero di procedimenti, il 22% del totale, e nelle indagini italiane è stato accertato il 35% del valore del danno economico all’Unione europea. L’Italia è anche il Paese più coinvolto nei procedimenti transfrontalieri, oltre ad essere quello che ha effettuato il più alto numero di sequestri di proventi di reato.

Nelle frodi Iva trasnazionali il coinvolgimento della criminalità organizzata è enorme, molto al di sopra delle attese.

Costa Smeralda si regala un nuovo hotel per i suoi 60 anni

 

Sessanta anni di Costa Smeralda in un vortice che ha coinvolto negli anni i Paesi arabi gli Usa e oggi il Qatar. Il Consorzio Costa Smeralda nel 2022 festeggia la sua nascita, avvenuta il 14 marzo 1962, con iniziative ed eventi per celebrare una località che in tutto il mondo è riconosciuta proprio per la natura, il mare e il glamour degli alberghi cinque stelle che fanno capo a Smeralda Holding (società italiana il cui azionista unico è Qatar Holding, braccio operativo di Qatar Investment Authority). La novità è l’avvio dei lavori a fine 2022 del quinto hotel del gruppo – gli altri sono Cala di Volpe, Pitrizza, Romazzino e hotel Cervo, oltre alla Marina di Porto Cervo e al Pevero Golf Club, a cui si aggiungono negozi, uffici e ristoranti – per aprire nel 2024 con un brand ancora da definire un albergo in quello che fu il tennis club di Porto Cervo. I lavori per riqualificare gli hotel procedono con l’ultima fase della ristrutturazione del Cala di Volpe relative a 23 camere ancora da ammodernare. Dopo quattro anni di lavori l’hotel sarà completamente ristrutturato.

Prato, un polo del riciclo tessile hi-tech

Forte della sua lunga tradizione nel recupero di abiti usati, Prato si prepara a realizzare un polo del riciclo tessile, in linea con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza che prevede piattaforme (textile hub) per spingere il processo di recupero di questi materiali e dare gambe all’economia circolare. E in linea con le norme europee che imporranno, dal 2025, la raccolta differenziata dei rifiuti tessili. Il progetto del textile hub pratese, che concorrerà al bando ministeriale sull’economia circolare con fondi Pnrr (in scadenza tra poche settimane), prevede un impianto per la selezione e il trattamento dei rifiuti tessili con una capacità di 34mila tonnellate all’anno, tra quelli pre-consumo (14mila tonnellate, circa la metà della produzione del distretto tessile di Prato) e quelli post-consumo (20mila tonnellate, considerato l’intero futuro fabbisogno della Toscana).

A realizzare l’impianto sarà Alia, la società pubblica dei rifiuti urbani, con un investimento da 18 milioni di euro. Il contributo atteso dal Pnrr è di 2,1 milioni, ma l’azienda ha già dichiarato che farà l’operazione in ogni caso. La tecnologia installata sarà quella a infrarossi, ritenuta tra le più innovative sul mercato e in grado di separare in maniera automatica (grazie a sensori ottici che riconoscono fibre e colori) i rifiuti tessili in ingresso per avviarli al riciclo, garantendo alle aziende utilizzatrici materiale selezionato da poter reimmettere nel ciclo produttivo.

Dhl di Peschiera Borromeo, addio cooperative fantasma

La logistica, a partire dai risultati ottenuti dai rider, sembra fare notevoli passi avanti sul fronte del lavoro. Nei grandi capannoni della Dhl Supply Chain di Peschiera Borromeo niente più girandola di cooperative e dipendenti fantasma. Per la prima volta si firma un accordo per portare i 21 lavoratori del magazzino, inquadrati ora nella Padana Servizi, sotto lo stesso tetto: tutti assunti direttamente dalla casa madre. Niente più contratti interinali e paghe diverse per lo stesso mestiere. Il risultato è definito “storico” da Cgil, Cisl e Uil. “Con l’inizio di agosto chi lavorava in appalto in una cooperativa di facchinaggio sarà dipendente diretto di Dhl – spiegano le organizzazioni sindacali – finalmente sarà applicato alla lettera il contratto nazionale della logistica: migliorano sia le regole che la qualità della vita. Ma anche la retribuzione. A tutti, infatti, sarà riconosciuto il premio di risultato”. Nessuna interruzione nel lavoro, ma un passaggio senza scossoni nella famiglia per la quale, di fatto, già operavano. “Questa è la strada da seguire nel settore più delicato – aggiungono i sindacalisti –. L’appalto ha senso solo quando porta una competenza specifica, un valore aggiunto. Altrimenti è una forma di sfruttamento attraverso consorzi, aziende fittizie e mille cooperative che nascono e muoiono senza sosta”.