Più dell’80% degli utenti non ha una percezione corretta dei propri consumi d’acqua, mentre oltre la metà ritiene che la risorsa non sia particolarmente limitata nel territorio in cui vive. È il quadro che emerge dalla ricerca “Consumare meno, consumare meglio”, presentata lunedì 22 giugno e promossa da Gruppo CAP in collaborazione con Fondazione Cariplo e il Centro interdisciplinare Sostenibilità e Clima della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Area Ethics and Global Challenges.
Lo studio costituisce la prima fase del progetto biennale ETACQUA, acronimo di “Analisi ETico-sociale e proposte di intervento su Abitudini di Consumo individuali di acQUA per usi civili”. L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di mille clienti del servizio idrico integrato, analizzando conoscenze, percezioni e norme sociali che orientano il rapporto quotidiano con l’acqua. I risultati saranno utilizzati come base per elaborare una serie di proposte e interventi destinati a promuovere comportamenti domestici più consapevoli e sostenibili.
Per il 56% l’acqua non è una risorsa limitata
Il 56,2% degli intervistati considera l’acqua disponibile nella propria area una risorsa poco o per nulla limitata. Soltanto il 15,2% ritiene che i consumi idrici domestici abbiano un impatto ambientale elevato. Quasi otto utenti su dieci sottostimano inoltre la quantità d’acqua necessaria per una doccia di dieci minuti. Il consumo reale si colloca mediamente tra 120 e 150 litri, ma il 35% dei partecipanti alla ricerca ritiene di utilizzarne una quantità circa dieci volte inferiore. Il 42,2% dichiara poi di non bere mai acqua del rubinetto, nonostante la utilizzi abitualmente per cucinare e per l’igiene personale. Oltre il 63% è infine convinto che gli altri giudicherebbero i propri consumi “nella norma”.
La distanza tra abitudini quotidiane e crisi climatica
I risultati documentano una profonda disconnessione tra i comportamenti domestici e gli effetti della crisi climatica. Nei periodi estivi sono sempre più frequenti le limitazioni all’utilizzo dell’acqua, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud Italia colpite dalla siccità. Eppure solo una minoranza degli utenti percepisce le conseguenze ambientali dei propri consumi. La consapevolezza cambia sensibilmente in relazione al livello di istruzione. Il 36% dei laureati dichiara di conoscere le ricadute ambientali dei consumi idrici domestici, mentre la percentuale scende all’11% tra chi non possiede alcun titolo di studio.
A incidere è anche un diffuso meccanismo di autoindulgenza, definito dalla ricerca “sconto morale”: il 63,6% degli utenti ritiene che il proprio comportamento sarebbe giudicato normale dagli altri. Una convinzione che riduce la percezione dell’urgenza e rende più difficile modificare le abitudini consolidate.
Il paradosso della doccia
La distanza tra percezione e realtà emerge con particolare evidenza nell’igiene personale. L’80% del campione sottostima l’acqua consumata durante una doccia di dieci minuti. Per il 34,8% degli intervistati, il divario è particolarmente ampio: la stima indicata è inferiore ai dieci litri, a fronte di un consumo effettivo compreso tra 120 e 150 litri. Proprio la doccia diventa così il simbolo più evidente di quanto sia difficile quantificare l’impatto dei gesti quotidiani.
Giovani e anziani, abitudini differenti
L’analisi per fasce d’età mette in evidenza uno spaccato generazionale. Le docce brevi risultano più diffuse tra le persone mature: circa la metà dei pensionati e degli over 50 dichiara di mantenere aperto il getto d’acqua per non più di cinque minuti. Tra gli under 30 si registrano invece le percentuali più alte di docce superiori ai quindici minuti. I più giovani sono però anche i più disponibili ad accogliere soluzioni innovative legate all’economia circolare: il 34% conosce già sistemi per il riutilizzo delle acque di scarico domestiche, come le “Eco Tank”, contro una media generale sensibilmente più bassa.
L’acqua del rubinetto e la barriera culturale
Un altro elemento riguarda il consumo diretto dell’acqua di rete. Il 94% degli utenti la utilizza quotidianamente per cucinare e il 97,4% per l’igiene personale. Quando si tratta di berla, però, il 42,2% dichiara di non farlo mai. Il dato evidenzia la persistenza di una barriera psicologica e culturale rispetto alla qualità dell’acqua erogata, nonostante il suo impiego sia pienamente consolidato in quasi tutte le altre attività domestiche.
