L’onda lunga dello scandalo investe uno dei pilastri della tutela dei dati in Italia: il Collegio dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali (AGDP). Un’inchiesta (coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco) scuote la sede di piazza Venezia e spinge l’istituzione nell’occhio del ciclone mediatico. Il presidente Pasquale Stanzione, assieme a tutti gli altri membri dell’Authority, è ora ufficialmente indagato per peculato e corruzione: reati ipotizzati in concorso e continuati “fino al dicembre 2025”. Le perquisizioni della Guardia di Finanza e gli atti notificati raccontano una storia che ha il sapore di una spirale difficile da spezzare.
Le “spese pazze” denunciate da Report
L’indagine è partita dalle “spese pazze” denunciate dagli approfondimenti giornalistici della trasmissione Report e conferma come la miccia accesa dal giornalismo d’inchiesta possa deflagrare, come una bomba che esplode tra le mani delle istituzioni. Il motivo della acquisizione documentale si annida in decine di carte relative ai rimborsi richiesti dai membri del Collegio per finalità – si legge negli atti – “estranee all’esercizio di mandato”, con un importo complessivo “in fase di quantificazione”. Secondo il decreto di perquisizione, i sospetti riguardano anche l’uso improprio di denaro pubblico.
Fra le ombre principali nell’inchiesta spunta l’applicazione, da parte del Collegio, di rimborsi per spese che gli investigatori giudicano fuori logo. Una voce tra tutte: “le spese per la carne comprata dal presidente Stanzione addebitate al Garante“, capace di diventare emblema in una guerra di informazioni la cui eco non si spegne facilmente. Le carte della Procura aggiungono un altro dato: “I costi di rappresentanza e gestione, a fronte di una spesa marginale nel 2021 (poco superiore a 20 mila euro), avrebbero registrato un incremento significativo a partire dal 2022, raggiungendo nel 2024 circa 400 mila euro annui”. Un’impennata coincisa (non a caso) con l’innalzamento del tetto di spesa autorizzato dallo stesso Collegio nel 2020, passato da 3.500 euro a 5.000 euro.
Le ombre su ITA Airways e Meta
Ma c’è anche un altro aspetto che incalza la fiducia pubblica e agita i palazzi romani: l’accusa più grave di corruzione nell’esercizio delle proprie funzioni. Il decreto della Procura spiega che i membri dell’Autorità avrebbero “ricevuto come utilità tessere ‘Volare’ classe executive, per il valore di 6 mila euro cadauna” dalla compagnia ITA Airwas, in cambio – secondo l’ipotesi degli inquirenti – di aver esercitato i loro poteri pubblici in favore della compagnia stessa, tra cui il non aver erogato “alcuna sanzione, se non meramente formale”. Una macchina troppo grande per fermarsi senza deragliare, che rischia di travolgere la reputazione stessa dell’Autorità.
Non basta: tra le contestazioni elencate figurano anche “la mancata sanzione di circa 40 milioni di euro nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg: i Ray-Ban Stories”. Gli inquirenti non si sono fermati qui. Tra le accuse mosse agli indagati spunta l’utilizzo dell’auto di scorta per “ragioni estranee alle finalità di servizio”.
Le reazioni della politica: dimissioni, richieste e polemiche
Come era prevedibile, la pressione politica non si è fatta attendere. Elisabetta Piccolotti (Avs) è lapidaria: “Lo diciamo da mesi: l’attuale collegio del Garante va completamente e immediatamente sostituito. La credibilità dell’istituzione è ormai devastata e la decisione dei componenti di voler rimanere al loro posto nonostante tutto è un’offesa ai cittadini che hanno il diritto di potersi fidare del Garante della Privacy”. Piccolotti rilancia “la riforma dell’autorità e la sostituzione immediata del collegio, senza aspettare dimissioni che anche stavolta non arriveranno”.
Peppe De Cristofaro, capogruppo Avs e presidente del gruppo Misto al Senato, aggiunge: “Da un’autorità indipendente, chiamata a tutelare i diritti fondamentali dei cittadini, non possono esserci zone d’ombra sull’amministrazione, sulla gestione dei viaggi e sulle spese. C’è un problema enorme di credibilità istituzionale”.
Il Movimento 5 Stelle, tramite i suoi componenti in commissione di vigilanza Rai (Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico, Gaetano Amato), attacca: “Spese di rappresentanza e la mancata sanzione a Meta per i Ray-Ban Stories sono solo uno degli elementi che da mesi mette in discussione scelte e comportamenti del Collegio”. Anche i 5 Stelle chiedono la testa dell’intero Collegio.
La replica di Stanzione: “Sono assolutamente tranquillo”
In questo clima di volatone a chi cerca di smarcarsi prima dal ciclone giudiziario, il presidente Pasquale Stanzione rompe il silenzio: “Sono assolutamente tranquillo“. Ma troppe, per molti, le zone d’ombra per un’autorità chiamata – nella teoria – a garantire trasparenza e legalità, specie su temi caldi come la riservatezza e la gestione dei dati personali. L’incremento esponenziale dei costi di rappresentanza, la mancata sanzione pesante nei confronti di grandi player digitali, i rimborsi giudicati immotivati: ingredienti di una bomba che rischia di minacciare la credibilità dell’intero sistema di garanzia.
