Una campagna monosillabica

In un Paese normale i confronti tra i leader prima delle elezioni dovrebbero essere, appunto, la normalità

In un Paese normale i confronti tra i leader prima delle elezioni dovrebbero essere, appunto, la normalità. Che ne so, Meloni contro Conte. Conte contro Calenda, Calenda contro Letta. E via andare avanti con Salvini, Berlusconi eccetera. Confronti tra le prime linee ma anche confronti tra le seconde linee. Perché i confronti tra i leader dovrebbero essere normali? Perché è semplice quando tu scrolli Tik Tok e ti appare il video di Giorgia Meloni che, bella bella, dice tutto quello che le passa per la testa senza nessun contraddittorio, e uguale Enrico Letta, o Silvio Berlusconi con il suo “Ciao ragazzi!”.

Le domande possono essere buone o cattive, ma sono sempre meglio di un monologo

Ognuno dice quel che gli passa per la testa sui social “disintermediando”, ovvero levando il giornalista che gli dovrebbe fare le domande. Che – contrariamente al termine che potrebbe sembrare positivo – è una grandissima scemenza. Perché le domande possono essere buone o cattive, ma sono sempre meglio di un monologo. E i dialoghi sono sempre meglio dei monologhi.

E i dibattiti sono meglio dei dialoghi. Ma non dibattiti dove si urlano scemenze come nei talk show. Dibattiti sul punto, soprattutto sotto elezioni. Invece no. Perché il Garante ha detto che i dibattiti a due, sulla Rai, vanno contro la par condicio. La soluzione? Invece di organizzare una serie di confronti, nessuno si confronta con nessuno. Ah, che cosa magnifica. Così tu se hai un’idea rimani della tua idea, e non la cambi.

Neppure ti puoi far venire il dubbio che magari il tuo candidato preferito stia dicendo una scemenza. Del resto quello te la presenta così bene, è così convincente… Ma è un politico! Ovvio che sia convincente. Viene pagato per quello. Però se ne metti due, uno vicino all’altro, magari qualche dubbio te lo fai venire, e magari scegli più consapevolmente. Ma la politica non vuole questo.

La politica vuole parole d’ordine chiare

Del resto i candidati li decidono i segretari: questi sono i collegi sicuri, tu che sei di Torino, tipo Fassino, te ne vai in Veneto perché sei sicuro di essere eletto. Quell’altro, Franceschini, lo mandiamo in Campania. E via discorrendo. Mica li decidiamo noi gli eletti. Li decidono loro. Poi, hanno abolito i dibattiti. Ma la cosa più incredibile è che lo stanno facendo alla luce del sole, e nessuno dice niente.

Tutto chiaro, a partire dalla campagna di comunicazione. Credo. Scegli. Pronti. Una campagna a monosillabi.