La cultura che cancella il giornalismo non è cultura

Come si fa a non essere d'accordo con Giulio Meotti? La firma del "Foglio" dice cose nelle quali mi riconosco

Come si fa a non essere d’accordo con Giulio Meotti, che abbiamo intervistato su True-News.it? La firma del Foglio dice cose nelle quali mi riconosco fortemente. Sugli Alpini: condannati e sbattuti in pagina come mostri, criminalizzato un intero corpo che fa del bene da decenni, per presunte violenze sessuali. A Colonia ci furono stupri di massa (attenzione: non complimenti sconci e inaccettabili, ma proprio violenze, e accertate!) e non si potè criticare la cultura dalla quale derivavano, ovvero la mancata integrazione di comunità islamiche.

A Milano, aggiungo io, a Capodanno ci fu un episodio analogo e nessuno potè dire che c’era un problema culturale alla base, perché sennò sarebbe stato tacciato di razzismo. Lo stesso principio non vale per gli Alpini, che invece vengono tacciati tutti di maschilismo e patriarcato.

 David Parenzo, il principale interprete di questa cultura perversa

La seconda cosa che dice: in Italia si sta decidendo sempre di più che qualcuno deve parlare e qualcuno no.

Io penso che il principale interprete di questa cultura perversa sia David Parenzo, che ogni sera per settimane ha preso in giro il collega Brindisi, criticandolo perché non ha interrotto e scacciato il ministro degli esteri russo Lavrov. Cioè: Parenzo, che con la Zanzara è stato al centro dello scandalo della morte per Covid del carrozziere di Mantova (il che non vuol dire che sia stata colpa di Parenzo, beninteso), si permette di dire che nelle interviste bisogna interrompere, argomentare, contestare.

Come se le interviste fossero dibattiti e non, come devono essere, domande poste all’intervistato che deve essere presentato nella maniera corretta affinché la gente sappia chi sta parlando. E’ come se io, se fossi di sinistra, intervistando Attilio Fontana lo interrompessi e gli dicessi che sta dicendo scemenze. Oppure, se fossi di destra, intervistando Beppe Sala lo interrompessi e gli dicessi: guarda che sbagli e sei un cretino. Non è questo il compito dell’intervistatore, oltre al fatto che sarebbe da maleducati.

Ecco, però il tema è che in Italia ormai ai giornalisti è richiesto questo: che si schierino, che diventino come Scanzi. Urlatori, più che persone al servizio della notizia. Ancora per poco, beninteso. Considerata la curva discendente dei talk show, tra un po’ non ci sarà più nessuno a cui urlare, dall’altra parte della televisione.