E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Il sì o il no al referendum avrà impatti politici importanti. Se vincerà il sì, il governo sarà rafforzato. Se dovesse vincere il no, ne sarà indebolito. E al contempo la magistratura potrà invocare una “legittimazione popolare” che non aveva dai tempi di mani pulite. Insomma, è un passaggio stretto. Eppure, non mi pare che sia questa l’occasione per una “spallata” a Giorgia Meloni. E non – si badi bene – perché la premier ha già detto che non ci saranno contraccolpi (viceversa: ci saranno). Ma perché agli italiani, dei temi della giustizia, interessa il giusto. Dimostrazione è il fatto che il vero nemico per il centrodestra non è chi vota no, ma chi non va a votare. Tutte le rilevazioni dicono che con affluenza alta il sì potrebbe prevalere, e viceversa che con affluenza bassa il no sarebbe in vantaggio.
Il vero problema oggi per Giorgia Meloni si chiama Iran. Oggi l’italiano collega l’aumento della benzina alle guerre di Trump. Domani dirà che la colpa è anche di Meloni perché è amica di Trump. Dopodomani, quando aumenterà il prezzo di tutto, anche di prodotti slegati dalle zone di guerra (tutto viaggia su gomma, e dunque tutto aumenterà) darà la colpa solo a Meloni, non vedendo più l’effetto di causalità. Ed è là che il consenso sarà messo a rischio.
Le tempistiche sono perfette, rispetto alle elezioni. In più qualche scandalo emergerà (emerge sempre, sotto elezioni), e avremo la solita situazione all’italiana, nella quale tutti rischiano e non si sa mai come andrà a finire. A vedere il bicchiere mezzo pieno, il nostro sistema di bilanciamenti funziona benissimo. Talmente bene che alla fine serve sempre – o quasi sempre – un governo tecnico.
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