Il Quirinale chiarisce che non vi saranno passi ulteriori sulla grazia concessa a Nicole Minetti: il Presidente della Repubblica ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura. La nota ricorda che la richiesta di nuovi approfondimenti era stata avanzata pubblicamente dal Capo dello Stato.
La nota sulle verifiche della Procura Generale
Secondo la nota, “l’Autorità giudiziaria competente – la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano – ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia”. La Procura Generale, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di Polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero.
I punti dell’istruttoria: risultano solo incontri di carattere conviviale
Gli atti richiamati segnalano che la nuova istruttoria si è basata anche sulle indagini difensive della ex consigliera regionale e del suo compagno Giuseppe Cipriani, mentre non è stata valorizzata la testimonianza di una massaggiatrice. La Procura ha concluso che non risultano “festini con escort e droga” nella tenuta uruguaiana della coppia, ma incontri di carattere conviviale, un esito che, secondo la Procura Generale, lascia invariato il quadro rispetto al primo parere.
La prassi sulle grazie è stata mantenuta
Il Colle precisa che “da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”. E aggiunge: “per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato, in ragione della presenza di dati sensibili – malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati – che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione”.
42 grazie dal mandato presidenziale in corso
Per offrire un parametro, la Presidenza riferisce che “nel mandato presidenziale in corso da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica osserva il rispetto del divieto della loro diffusione”.
La nota sottolinea che il Capo dello Stato “ringrazia” il ministero della Giustizia, “che ringrazia per avervi sollecitamente provveduto”, a disporre gli accertamenti. Alla luce delle conclusioni dell’Autorità giudiziaria, il Colle conferma che non sussistono ragioni per riaprire il dossier sulla grazia e ribadisce la fiducia nella Magistratura. Il comunicato si mantiene nei confini istituzionali, senza ulteriori valutazioni di merito.
