Dopo sedici anni di egemonia ininterrotta, il castello di potere di Viktor Orbán mostra le prime, profonde crepe. A scuoterlo non è stata un’opposizione esterna, ma una “nemesi” nata nel cuore pulsante del sistema: Péter Magyar. Avvocato ed ex marito dell’ex ministra della Giustizia Judit Varga, Magyar ha trasformato la sua conoscenza dei segreti di Fidesz in un’arma politica letale, lanciando il partito Tisza (Rispetto e Libertà). La sua ascesa, iniziata con la pubblicazione di audio compromettenti sulle pressioni del governo nei tribunali, ha intercettato un malcontento sociale rimasto a lungo sottotraccia.
Il sorpasso nei sondaggi: Magyar vola oltre il 50%
A ridosso dell’appuntamento elettorale del 12 aprile 2026, lo scenario politico ungherese appare ribaltato. Secondo le ultime rilevazioni dell’istituto Iranytu, Péter Magyar è il chiaro favorito: il suo partito Tisza è accreditato del 51% dei consensi tra gli elettori decisi, staccando nettamente il 40% di Fidesz. Si tratta di un terremoto statistico che mette fine alla narrazione dell’invincibilità di Orbán, costretto a rincorrere un avversario che parla lo stesso linguaggio del suo elettorato di centrodestra, ma senza i tratti illiberali e la retorica filorussa.
Un programma tra sovranismo moderato e ritorno in Europa
La ricetta di Magyar per l’Ungheria del futuro punta a un “sovranismo intelligente”. Il leader di Tisza non intende abbandonare i valori nazionali, ma promette di riportare il Paese in un alveo pienamente europeista, sbloccando i fondi UE congelati a causa delle violazioni dello stato di diritto. La sua battaglia principale resta quella contro la corruzione sistemica, definendo l’attuale classe dirigente come un gruppo di “barbari” che ha occupato le istituzioni per interessi privati.
