Home Politics Geopolitics Il piano dell’Europa per liberare Hormuz (anche senza Trump)

Il piano dell’Europa per liberare Hormuz (anche senza Trump)

Il piano dell’Europa per liberare Hormuz (anche senza Trump)

I Paesi europei stanno definendo una coalizione per ripristinare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz al termine del conflitto, con una missione difensiva che prevede operazioni di sminamento e l’impiego di navi militari. L’impostazione, secondo diplomatici europei a conoscenza del dossier, escluderebbe il coinvolgimento operativo degli Stati Uniti e non porrebbe le unità navali sotto comando americano.

Macron: ”Evitare la partecipazione di Stati Uniti, Israele e Iran”

Il presidente francese Emmanuel Macron ha indicato che la missione dovrà evitare la partecipazione delle “parti ‘belligeranti’”, cioè “Stati Uniti, Israele e Iran”. La scelta di un profilo strettamente difensivo punta a garantire sicurezza del traffico civile senza alimentare l’escalation.

Fasi operative e divergenze tra alleati

L’ipotesi di lavoro si articola in tre passaggi: evacuazione delle navi bloccate, bonifica delle mine e successivo pattugliamento con scorte militari. Il progetto, promosso da Regno Unito e Francia, mira a favorire la ripresa del traffico commerciale nello stretto, “da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale”. Secondo valutazioni interne, potrebbero contribuire anche capacità europee di sminamento, inclusa la Germania. È attesa una riunione convocata da Macron e dal premier britannico Keir Starmer. Restano divergenze: Parigi ritiene che l’assenza degli Stati Uniti renderebbe la missione più accettabile per Teheran, Londra teme ripercussioni nei rapporti con Washington.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto la riapertura dello stretto e la tutela del diritto del mare: “I diritti e le libertà di navigazione internazionali, incluso nello Stretto di Hormuz, devono essere rispettati da tutte le parti. E’ tempo di moderazione e responsabilità. E’ tempo di scegliere la diplomazia invece dell’escalation. E’ tempo di rinnovare l’impegno verso il diritto internazionale”.

Nel frattempo, il Comando centrale americano riferisce che nelle ultime 24 ore “nessuna nave è riuscita a superare il blocco statunitense” e che “sei navi mercantili hanno seguito le direttive delle forze americane per invertire la rotta”. L’operazione impiega oltre 10 mila tra marinai, marines e aviatori, con una decina di navi da guerra e decine di aerei; “Il blocco viene applicato in modo imparziale… Le forze Usa stanno sostenendo la libertà di navigazione per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz verso e da porti non iraniani”.

Negoziati Usa-Iran: le tempistiche

Si prepara un secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. Donald Trump afferma: “Nei prossimi due giorni potrebbe succedere qualcosa”, aggiungendo che un nuovo incontro è “più probabile” in Pakistan. La tregua scade il 21 aprile e, in vista dei negoziati, da Teheran potrebbe arrivare una sospensione a breve termine dei traffici attraverso lo stretto per evitare di mettere alla prova il blocco. Un alto funzionario americano sintetizza così il momento: “Abbiamo tutti gli ingredienti necessari per un accordo, ma non è ancora tutto pronto”.

L’impatto sui mercati

Le prospettive di dialogo incidono sui prezzi: il Wti per maggio cala a 91,28 dollari al barile, il Brent per giugno a 94,79 dollari. È un riflesso della possibilità di una de-escalation sul principale choke-point energetico, pur in assenza di decisioni definitive e con rischi ancora elevati.

Un ulteriore segnale diplomatico arriva dai colloqui diretti tra Israele e Libano a Washington: “tutte le parti hanno concordato di avviare un processo di negoziazione diretta”. “Gli Stati Uniti hanno ribadito che qualsiasi accordo per cessare le ostilità deve essere raggiunto tra i due governi, con la mediazione degli Stati Uniti”. Israele “ha espresso il suo impegno… a raggiungere una pace duratura”. Il Libano chiede la piena attuazione della cessazione delle ostilità del novembre 2024. L’ambasciatrice Nada Hamadeh Moawad riassume: “Ho chiesto un cessate il fuoco e il ritorno degli sfollati alle loro case… Ho anche chiesto l’adozione di misure concrete per alleviare la grave crisi umanitaria… Ho sottolineato la necessità di preservare la nostra integrità territoriale e la sovranità statale”.

L’Europa punta a un dispositivo credibile, limitato e immediatamente schierabile a guerra conclusa. La sostenibilità politica verso Teheran e l’equilibrio con Washington restano nodi sensibili, insieme alla cooperazione operativa tra marine europee e alla sicurezza del personale in area minata.