L’esplosione delle ostilità e le accuse di malafede nei negoziati
L’8 aprile è stato annunciato un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan. Nelle ore successive, Israele ha condotto un pesante attacco aereo sul Libano con un bilancio indicato in quasi 300 caduti e migliaia di feriti. Teheran ha avvertito che le ostilità riprenderanno immediatamente se non cesseranno le operazioni israeliane nell’alta Galilea, denunciando una trattativa condotta in malafede. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha definito quanto accaduto un “legittimo malinteso”, sostenendo che gli iraniani ritenessero che la tregua riguardasse anche il Libano, clausola che Washington nega di aver mai promesso. Tale posizione è però smentita dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che aveva annunciato un accordo valido ovunque, Libano incluso.
Il nodo libanese e la linea coordinata tra Washington e Tel Aviv
Secondo una ricostruzione basata su confidenze di funzionari statunitensi e israeliani, il premier israeliano avrebbe discusso con il presidente degli Stati Uniti poco prima dell’annuncio, concordando che i combattimenti in Libano potessero continuare. Se confermato, il quadro suggerirebbe una linea coordinata e non un’iniziativa isolata di Tel Aviv, con la Casa Bianca apparentemente non preoccupata dal possibile collasso del cessate il fuoco. Questo approccio richiama le analisi della Brookings Institution del 2009, che valutava strategie per “dissuadere” o “contenere” l’Iran attraverso offerte vantaggiose presentate per minimizzare il biasimo internazionale in caso di successivi attacchi.
L’Operazione Epic Fury e le ombre della strategia militare
Nel capitolo “Lasciate fare a Bibi” del rapporto Brookings, si teorizzava che gli Stati Uniti potessero incoraggiare gli attacchi israeliani affinché le critiche e le ritorsioni iraniane venissero deviate su Israele. Attualmente, non è chiaro se i nuovi raid rientrino in questa cornice strategica o nell’Operazione Epic Fury, definita dal presidente statunitense il 28 febbraio come mirata a eliminare le minacce del regime iraniano. Alla luce delle bombe sul Libano, la tregua appare già estremamente fragile: mentre la pressione militare prosegue, le parti si accusano reciprocamente di aver condotto negoziati senza una reale volontà di attuazione.
