Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la sospensione delle operazioni belliche contro Teheran per due settimane, definendola un “cessate il fuoco bilaterale“. “Accetto di sospendere i bombardamenti e l’attacco all’Iran per un periodo di due settimane”, ha dichiarato, legando la tregua alla riapertura del principale choke-point regionale: la pausa, ha precisato, vale a “condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran accetti la completa, immediata e riapertura in sicurezza dello Stretto di Hormuz“. Secondo la presidenza americana, lo stop arriva dopo avere “raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari” e con l’obiettivo di chiudere un accordo di lungo periodo.
“Una base praticabile”: il piano in 10 punti e la finestra negoziale
La tregua ruota attorno a un documento presentato da Teheran. Per Trump, il testo rappresenta “una base praticabile su cui negoziare” e “E’ stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l’Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l’intesa”. Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha confermato che “Per un periodo di due settimane, sarà possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate dell’Iran e tenendo in considerazione limitazioni tecniche”. Teheran rivendica inoltre che la richiesta di dialogo statunitense si baserebbe su una proposta in 15 punti, mentre i 10 punti iraniani fungono da cornice. Non è chiaro se il documento implichi tariffe; quanto trapela non prevede la rinuncia esplicita all’arricchimento dell’uranio né lo smantellamento del programma nucleare, e includerebbe la rimozione di tutte le sanzioni adottate sin dall’era Bush. In questo quadro, le negoziazioni restano aperte su aspetti chiave.
Tensione nel Golfo: missili intercettati e crollo del prezzo del petrolio
L’annuncio è arrivato dopo una notte segnata da lanci di proiettili dall’Iran verso Stati del Golfo. In Qatar detriti di un missile intercettato sono caduti su un’abitazione a Muriykh, provocando quattro feriti di media gravità, tra cui un bambino. In Arabia Saudita le difese aeree hanno neutralizzato cinque missili balistici diretti a est; negli Emirati le forze armate hanno fronteggiato attacchi coordinati di missili e droni. Lo Stretto di Hormuz resta cruciale: la chiusura forzata, in risposta alle operazioni militari israelo-statunitensi iniziate a fine febbraio, ha bloccato circa un quinto del greggio mondiale. Alla notizia dello slittamento dell’ultimatum, il WTI ha perso quasi il 7%. La riapertura completa e in sicurezza sarà il banco di prova immediatamente verificabile.
“La dichiarazione diffusa da CNN è una frode”: scontro sulle versioni ufficiali
Dopo la fumata bianca, il Supremo Consiglio della Sicurezza Nazionale iraniano ha diffuso una nota dai toni celebrativi: “Il nemico, nella sua guerra ingiusta, illegale e criminale contro la nazione iraniana, ha subito una sconfitta innegabile, storica e schiacciante. Le nostre mani restano sul grilletto e, al minimo errore da parte del nemico, risponderemo con tutta la nostra forza”. Trump ha replicato contestando la veridicità del testo e rilanciando la posizione di Araghchi: “La presunta dichiarazione diffusa da CNN World News è una frode, come CNN ben sa… Le autorità stanno cercando di stabilire se sia stato commesso un reato… CNN ha ricevuto l’ordine di ritirare immediatamente questa dichiarazione e di scusarsi”. E ancora: “Nessuno può credere che la CNN, con le sue notizie false, abbia diffuso una dichiarazione consapevolmente falsa e pericolosa… È stata completamente inventata e pubblicata come titolo, forse con l’intento di esacerbare una situazione già molto delicata”.
Le prossime mosse: stasi vigilata e verifica degli impegni sul terreno
La tregua apre una finestra di due settimane per verificare la riapertura dello Stretto, definire regole operative — su cui Teheran rivendica un ruolo di gestione — e consolidare un’intesa più ampia. Resta da chiarire la portata del piano in 10 punti e l’equilibrio tra richieste di sicurezza nucleare e revoca delle sanzioni. La fase è di stasi vigilata: il test sarà la tenuta del cessate il fuoco e la capacità di tradurre i punti negoziali in impegni verificabili sul terreno.
