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Covid, variante Cicada suscita nuove allerte

Covid, variante Cicada suscita nuove allerte

BA.3.2: perché la nuova variante spaventa l’immunità

Nel pieno di una fase di apparente stabilità, la sottovariante BA.3.2, soprannominata “Cicada“, si sta diffondendo rapidamente in oltre 20 paesi, Italia inclusa, dove è diventata dominante da febbraio. Il nome, nato informalmente sui social, richiama la capacità del virus di restare “interrato” e invisibile per lungo tempo — essendo stata identificata in Sudafrica già a fine 2024 — prima di emergere con forza nella primavera 2026. Secondo Ivan Gentile, professore alla Federico II, questa versione di Omicron presenta circa 70 mutazioni sulla proteina Spike, una distanza genetica tale dal lignaggio JN.1 (base degli ultimi richiami) da consentirle di eludere parzialmente le difese immunitarie acquisite con precedenti infezioni o vaccinazioni.

Sintomi e impatto ospedaliero: il rischio resta concentrato sui fragili

I quadri clinici riferiti per “Cicada” restano sovrapponibili alle precedenti versioni di Omicron, con mal di gola, tosse secca, spossatezza e dolori muscolari, senza segnali di maggiore aggressività clinica. Tuttavia, il monitoraggio congiunto di Ministero della Salute e ISS evidenzia che la variante rappresenta ormai il 45% dei campioni nazionali. Il professor Gentile avverte che, sebbene la patogenicità non sia aumentata, un incremento massiccio dei contagi totali potrebbe riflettersi in un maggior numero di casi gravi tra gli anziani e gli immunodepressi. Il rischio di pressione sui servizi ospedalieri locali rimane dunque legato all’alto volume di infezioni attese.

Prevenzione e classificazione: le raccomandazioni dell’OMS

Attualmente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica BA.3.2 come “Variant Under Monitoring“, una misura che impone vigilanza costante senza lanciare allarmi immediati. In questo scenario, le autorità sanitarie ribadiscono l’importanza dei richiami vaccinali, specialmente per le categorie vulnerabili, poiché il vaccino può comunque potenziare l’immunità generale anche se meno attivo contro l’infezione specifica da BA.3.2. La strategia suggerita dagli esperti consiste nel mantenere un monitoraggio rigoroso sui ricoveri e una comunicazione chiara che eviti sia la sottovalutazione del fenomeno sia allarmismi ingiustificati, puntando tutto sulla protezione dei più fragili.