di Nicolò Rubeis
Funerali di Umberto Bossi a Pontida. Sui social è girato molto il siparietto tra Francesca Verdini, compagna di Matteo Salvini, ed un contestatore. Spia di un tema riemerso dunque anche alle esequie del Senatur. Ovvero l’insofferenza di una parte dei leghisti della prima ora per il nuovo corso leghista.
Eppure, nelle parole raccolte dall’amico storico Giuseppe Leoni, l’ultima volontà politica di Umberto Bossi sarebbe stata questa: “Lavora per unire tutte quelle associazioni che sono nate contro Salvini. Lavora e riporta tutto sotto un’unica bandiera, tutte le forze devono andare in un’unica direzione in questo momento, sarebbe bene che tutti tornassero sotto una stessa bandiera, che è quella della Lega in questo momento guidata da Salvini”. Ma è davvero realizzabile?
I diretti interessati, specie il Partito Popolare del Nord di Roberto Castelli e il Patto per il Nord di Paolo Grimoldi, rispondono picche. O meglio, le varie sigle nordiste si possono anche riunire, ma il contenitore al momento non può essere la Lega, almeno quella di Salvini: “Lui non può incarnare questo messaggio – spiega a Frontale Roberto Castelli -, è ormai prigioniero del suo personaggio. Ha voluto un partito nazionale, se torna indietro non sarebbe credibile”.
Anche la risposta di Paolo Grimoldi è simile. Per l’ex segretario della Lega lombarda ci sono due questioni, una politica e una programmatica: “Intanto Salvini deve fare un passo di lato, non può essere lui l’interlocutore. E poi c’è un tema di priorità: i fondi accantonati per il Ponte di Messina vanno indirizzati sulle problematiche del Paese, dalle liste d’attesa all’abbattimento della pressione fiscale”. Sia Castelli sia Grimoldi si dicono intanto pronti a dialogare tra di loro, per mettere insieme le varie realtà che ci sono in Lombardia, in Veneto e in Piemonte. Un’impresa “disperata”, riconosce Castelli, visto che il frazionismo “non è solo una prerogativa dell’estrema sinistra ma anche del mondo federalista padano”. Ancora più complesso, poi, è trovare la formula per rientrare nella Lega e far rivivere la questione settentrionale dall’interno.
Castelli: “Rientrare nella Lega? Finché c’è Salvini non se ne parla”
Un processo che, per forza di cose, ha necessariamente bisogno del suo tempo: “Finché c’è Salvini non se ne parla – ribadisce Castelli -. Mettendosi ai funerali di Bossi la camicia verde ha toccato il fondo. Lui abolì il verde da via Bellerio e anche la parola Padania. E adesso ci si è messa anche la fidanzata a insultarci…”. Per l’ex ministro della Giustizia una finestra potrebbe esserci dopo le elezioni politiche: “Se Salvini va al 5% e arriva un nuovo segretario che fa tornare la Lega antica, tutti i movimenti federalisti non avrebbero più motivo di stare fuori”.
Ma il puzzle resta comunque complicato. Il modello bavarese della Cdu-Csu, rilanciato anche dai leghisti del Nord, è “fantapolitica”. Il segretario del Nord e quello nazionale, si chiede Castelli, riusciranno a fare sintesi sul Ponte sullo Stretto? E sul federalismo? “No, sarebbe solo una questione formale per far tornare i leghisti ingenui a votare Salvini”. L’elemento “dirimente” è ricominciare a far politica “per aiutare e non penalizzare il Nord”, osserva Grimoldi. Il problema è il come: “Oggi la Lega usa metodi clientelari, sembra il partito di Mastella. Salvini deve lasciare sopravvivere il movimento, facendogli ritrovare identità”.
Grimoldi: “Giusta l’intuizione di Bossi. Ma non mi ha contattato nessuno…”
Un primo passo, però, sarebbe quantomeno quello di trovare compattezza tra i ‘nordisti’: “Il funerale dell’Umberto ha dato una scossa non indifferente. E quella di Bossi è un’intuizione giusta – sottolinea Grimoldi -, dobbiamo confederare sigle e associazioni. Lo spazio c’è, ma non mi ha ancora contattato nessuno. E il mio numero ce l’hanno tutti…”. Secondo Castelli si può ripartire dal prato di Pontida: “Il Nord in Parlamento non è rappresentato. Ma ai funerali di Bossi si è ritrovato quello zoccolo duro e puro che non è mai morto”.

