Home Economy Milano, addio al pavé in via Torino: un passaggio inevitabile per il futuro della città

Milano, addio al pavé in via Torino: un passaggio inevitabile per il futuro della città

Milano, addio al pavé in via Torino: un passaggio inevitabile per il futuro della città

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di Andrea Bocchini

Via Torino cambia volto. Quella che per decenni è stata una delle passeggiate più caratteristiche del centro di Milano ha detto addio ai suoi storici blocchi di pietra. Dal 9 marzo, le ruspe sono entrate in azione per rimuovere il pavé anche in via Cesare Correnti, dando inizio a un intervento drastico ma invocato da anni per porre fine a una pavimentazione ormai diventata un’insidia per la sicurezza stradale.

Il progetto: 9.000 metri quadrati tra asfalto rosso e storia

Il progetto è uno dei più consistenti tra quelli avviati dal Comune di Milano sul rifacimento delle strade con binari tranviari: riguarda circa duemila metri di rotaie e una superficie complessiva di novemila metri quadrati. La soluzione scelta prevede una pavimentazione mista: il 65 per cento della carreggiata sarà coperto da asfalto rosso mentre il restante 35 per cento manterrà la pietra attuale. In accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano, il pavé verrà inoltre riposizionato nei tratti di maggior pregio storico: dal tratto verso piazza del Duomo fino al Civico Tempio di San Sebastiano, davanti alla chiesa di San Giorgio a Palazzo e in largo Carrobbio.

Meghnagi (Confcommercio): “In ballo c’è la vita delle persone”

Un intervento che, secondo molti, era diventato inevitabile. “Sicuramente è un lavoro che andava fatto, il terreno era irregolare – spiega Gabriel Meghnagi, vicepresidente di Confcommercio Milano -. Il pavé così sconnesso è assurdo: gli scooter passano, prendono un masso messo male e volano. In ballo c’è la vita delle persone”. La necessità del cantiere però non cancella le preoccupazioni sui tempi prevedendo traffico deviato e strade chiuse fino a circa settembre-ottobre. “L’incertezza e la paura sono i tempi che probabilmente si allungheranno – aggiunge Meghnagi -. Lo vediamo anche con altri cantieri aperti in città. Bloccare tutto così non è sicuramente positivo”.

Gianni Bugno: “Il pavé è bello ma diventa un manto scivoloso”

Sul tema della sicurezza insiste anche l’ex campione del mondo di ciclismo su strada Gianni Bugno che non ha dubbi: “Sono assolutamente a favore dell’intervento di rimozione del pavé – dice -. Non è una zona pedonale: passano mezzi pubblici, tram e traffico ordinario. Così com’è non è sicura per il passaggio dei mezzi comprese anche (e soprattutto) le due ruote”. Per Bugno può trasformarsi in un pericolo soprattutto in caso di pioggia. “Diventa un manto scivoloso e ha grosse ripercussioni sulla sicurezza. Certo, è bello, un cimelio storico, ma se una strada è viabile deve esserlo davvero. Punto”.

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Barbieri: “Cresce la preoccupazione per gli effetti del cantiere”

Parla di un intervento necessario ma con conseguenze inevitabili anche Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano. Se sul piano sicurezza il consenso è quasi unanime, “tra i commercianti cresce la preoccupazione per gli effetti del cantiere – spiega -. Parliamo di uno dei classici interventi di ordinaria amministrazione su una strada dove passa il tram. Ma è ovvio che un cantiere in quell’area del centro crea un danno alle imprese”. Nei giorni scorsi Confcommercio ha incontrato gli assessori comunali per chiedere garanzie sulla gestione dei lavori. “Abbiamo chiesto tempi certi e quali sgravi possano esserci per le attività interessate”, aggiunge Barbieri.

C’è poi la questione del preavviso. “Si poteva fare in modo diverso – continua -. Il preavviso dato ai commercianti e ai residenti è stato scarso”. E il punto, chiarisce, non è tanto il materiale scelto per la nuova pavimentazione: “Tra i negozi non è emerso se sia meglio cemento, asfalto o altro. Occorre avere un contesto fruibile e dignitoso per gli utenti e i consumatori”. Quindi, “mettere in sicurezza la strada è necessario – conclude -. Ma farlo senza penalizzare il tessuto economico di una delle vie simbolo del centro di Milano”.