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Iran, Crisi di Hormuz: Italia e partner internazionali firmano il piano per riaprire lo Stretto

Iran, Crisi di Hormuz: Italia e partner internazionali firmano il piano per riaprire lo Stretto

La crisi attorno allo Stretto di Hormuz ha indotto Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone a sottoscrivere un piano volto a riaprire le rotte marittime bloccate dall’Iran. Nel documento congiunto, i sei Paesi si dichiarano pronti a “contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto”, sottolineando che “la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale”. I firmatari condannano “con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo” e chiedono una “moratoria globale immediata sugli attacchi alle infrastrutture civili, compresi impianti petroliferi e di gas”. Il rischio, proseguono, “sarà avvertito dalle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili”.

Meloni: “Nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco”

Dal governo emerge un approccio prudente. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni puntualizza: “Nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz. Quello su cui ci interroghiamo è, quando dovessero esserci le condizioni – ma ragionevolmente in una fase post-conflitto – come possiamo offrire il contributo, chiaramente d’accordo con le parti, per garantire e difendere la libertà di navigazione”. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani chiarisce che “si tratta di un documento politico, non militare” che impegna i Paesi “a lavorare insieme per garantire la libertà di navigazione marittima”. Un eventuale coinvolgimento operativo italiano o europeo avverrebbe esclusivamente “sotto l’egida delle Nazioni Unite”, come affermato sia dalla Farnesina sia dal ministero della Difesa. Tajani aggiunge: “Speriamo che non ci sia l’escalation, noi stiamo lavorando per quello, lavoriamo per garantire la libertà di circolazione marittima… In questo momento bisogna fare tutto ciò che è possibile per evitare una escalation”.

Trump: “Non mando truppe, e se decido di mandarle non lo dico”

Il quadro resta teso dopo le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. Donald Trump, presidente americano, dichiara: “Non mando truppe da nessuna parte. E se decido di mandarle, non lo dico…”, lasciando comunque aperta l’ipotesi di operazioni per riaprire Hormuz. Lo stallo nel Golfo Persico ha già effetti “dirompenti sul mercato del petrolio”, secondo stime diffuse dopo il blocco del traffico da parte di Teheran. A livello militare, si valutano “operazioni dei Marines per riaprire lo Stretto” e possibili azioni su isole chiave come Kharg o Qeshm. Netanyahu, primo ministro israeliano, precisa: “Israele ha agito da solo contro il complesso gasiero di South Pars. Trump ci ha chiesto di sospendere nuovi attacchi e noi ci stiamo conformando. Ci sono molti segnali che il regime iraniano stia cedendo”.

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Sicurezza energetica e stabilità dei mercati

In sede europea, la crisi iraniana è stata legata anche alla sicurezza energetica: “Una moratoria degli attacchi sulle infrastrutture energetiche deve particolarmente preoccupare”, afferma Meloni. Il Consiglio europeo, inoltre, ha inserito richiami all’impatto migratorio della crisi e la necessità di “rafforzare ancora di più la difesa dei confini esterni”. La dichiarazione a sei prevede il “rilascio coordinato di riserve petrolifere strategiche” e misure per “stabilizzare i mercati energetici”, coinvolgendo anche le istituzioni finanziarie internazionali. La Ue mantiene contatti “a stretto contatto” con l’Onu per soluzioni diplomatiche e multilaterali che evitino la crescita delle tensioni.

Prospettive aperte, Onu: “Lavorare per una soluzione pacifica”

Il dossier resta aperto e l’attenzione sulle future mosse nella regione è alta. Se da un lato prevale la volontà di garantire la navigabilità di Hormuz, dall’altro i leader italiani ed europei ribadiscono la necessità di procedere “solo all’interno di una cornice multilaterale Onu” e di “lavorare per una soluzione pacifica”. Nel frattempo, tra crisi energetica e rischio escalation, si attendono segnali concreti di distensione diplomatica. Restano alcune incertezze: non è chiaro se una missione Onu verrà attivata e quanto rapidamente il passaggio marittimo potrà tornare sicuro e libero per tutti gli attori internazionali.