Nel corso della notte tra il 13 e il 14 marzo, gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione sull’isola di Kharg. Il presidente Donald Trump ha confermato il successo dell’azione dichiarando che il raid ha «azzerato gli obiettivi militari» presenti sull’area, pur specificando di non aver colpito, in questa fase, le infrastrutture petrolifere. L’obiettivo della Casa Bianca resta quello di inviare un segnale al regime iraniano sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Il ruolo di Kharg: lo snodo del 90% delle esportazioni di Teheran
L’isola rappresenta il terminale fondamentale per l’economia dell’Iran, poiché da qui transita oltre il 90% del greggio venduto all’estero. Con un movimento quotidiano stimato tra 1,3 e 1,6 milioni di barili, l’area è vitale per i rifornimenti verso la Cina. La profondità delle sue acque permette l’attracco delle grandi superpetroliere; tuttavia, una sua eventuale paralisi priverebbe Teheran della sua principale fonte di reddito.
L’avvertimento di Trump: «Pronto a riconsiderare tutto se Hormuz viene bloccato»
Il clima nella regione resta di massima allerta. Il presidente americano ha lanciato un monito esplicito: «Se l’Iran o altri dovessero interferire nel passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò subito quanto deciso». Mentre si segnalano esplosioni a Baghdad e Doha, l’attenzione si sposta anche verso nord, con possibili nuove azioni nell’area di Tabriz.
Rischio prezzi: il petrolio verso i 150 dollari al barile
L’attacco ha innescato forti timori sui mercati energetici globali. Secondo gli analisti, il blocco della piattaforma di Kharg potrebbe spingere le quotazioni del greggio fino a 150 dollari al barile. Nonostante i recenti rincari dovuti all’operazione “Epic Fury”, Trump si è mostrato fiducioso: «Credo che i prezzi della benzina, non appena tutto questo finirà, crolleranno insieme a tutto il resto».
Strategia militare: l’incertezza sulla missione dei Marines
Il Pentagono non ha ancora confermato l’ipotesi di un’operazione di terra, definita dagli esperti come una manovra complessa e rischiosa. Nel frattempo, una task force di Marines partita da Okinawa si sta dirigendo verso il Medio Oriente. Sebbene la destinazione finale rimanga incerta, il loro dispiegamento conferma la volontà degli Stati Uniti di mantenere una presenza operativa costante mentre la situazione evolve.
