Milano, primavera tesa sulla giustizia. La città del Teatro Franco Parenti, storico bastione culturale raccontato da migliaia di post polemici e invettive, diventa epicentro di una battaglia in cui la politica non è solo, mai come ora, scontro tra fazioni. Giorgia Meloni, premier tenace e sempre sotto i riflettori, ha scelto il Parenti per mettere la faccia sulla campagna per il ‘Sì’ al referendum sulla giustizia, organizzato da Fratelli d’Italia.
Bufera social tra accuse, ironie e la difesa del pluralismo
Ma la scelta ha fatto scoppiare una vera e propria tempesta, tutta giocata tra hashtag e bacheche Facebook. Andrèe Ruth Shammah, regista e direttrice artistica, riceve insulti a raffica dopo aver invitato “a votare pensando alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni”. Ed ecco il coro degli indignati: “I fascisti al Pier Lombardo. Tristezza infinita… Franco Parenti ne sarebbe disgustato” tuona un utente. C’è anche l’ironia velenosa: “A destra destra, nascostamente, e neppure troppo, fascista al Franco Parenti! “. C’è chi pretende risposte su cosa avrebbero detto Brecht o Majakovskij, chi domanda perché non sia stato invitato anche il fronte del no per un vero confronto. Ma la Shammah non ci sta e rilancia: “Perché dovrei rifiutare al presidente del Consiglio di venire a parlare in un luogo aperto al confronto?” Precisa: “L’unico al quale forse direi di no, anche se pagasse molto, sarebbe Conte, perché credo che semini odio in tutte le direzioni. Ma forse mi sbaglio e potrei pensarci prima di impedire un libero dibattito”.
Il teatro è solo la punta di un iceberg. Dietro le quinte, Meloni si trova apparentemente sola. Cisl, Confindustria e persino Coldiretti – storici alleati quando si tratta di rapporti con il governo – scelgono una fuga prudente dal campo della giustizia. Niente endorsement, niente bandiere spiegate. “Non ci schieriamo né da una parte né dall’altra”, fa sapere Coldiretti, la stessa organizzazione che nel 2016 si era mobilitata per il ‘Sì’ di Renzi. La segretaria Cisl, Daniela Fumarola, affonda: “Se leggiamo ogni referendum esclusivamente attraverso la lente della stabilità dell’esecutivo, svuotiamo di significato non solo il quesito, ma anche questo fondamentale strumento di democrazia diretta”. Polemica? Addirittura una leggera derisione: “Citofonare Albano”, ironizza qualcuno, sottolineando l’uscita del cantante dalla scena referendaria.
Così Meloni, giovedì, potrà contare solo sulla compatta armata Fratelli d’Italia e su alcuni testimonial “pop” e di peso: il maresciallo Luciano Masini (diventato simbolo della legittima difesa dopo il controverso caso di Rimini), giornalisti, attori, giuristi da talk-show e vittime di malagiustizia. L’evento vede anche qualche esponente del centrosinistra favorevole al Sì.
