Milano si prepara a essere uno dei principali palcoscenici della campagna per il referendum sulla giustizia, in programma per il 22 e 23 marzo. Proprio il capoluogo lombardo ospiterà giovedì 12 marzo, presso il Teatro Franco Parenti, l’evento conclusivo promosso dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, intitolato “Una riforma che fa giustizia”. Al centro dei lavori, che coinvolgeranno esponenti politici, rappresentanti istituzionali e sostenitori della consultazione, l’intervento finale della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiamata a chiudere simbolicamente la mobilitazione del partito per il Sì alla riforma.
L’appello della presidente Meloni
Nelle ultime settimane Giorgia Meloni ha intensificato la propria presenza nella campagna referendaria, rivolgendo ai cittadini un appello chiaro e diretto: “Ho deciso di provare a spiegare in modo più possibile chiaro alcuni punti fondamentali della riforma che gli italiani saranno chiamati a confermare o meno con il loro voto e di spiegare perché considero importante che si vada a votare e che si voti sì, cioè per confermare la riforma”. La premier ha sottolineato come si sia creato “un clima di forte confusione” attorno al referendum, tra polemiche e informazioni parziali o distorte.
I punti centrali della riforma
Secondo Meloni, la riforma rappresenta “una svolta molto importante se vogliamo modernizzare l’Italia ed è importante per tutti gli italiani e li riguarda tutti, più di quanto pensino”. Tra i temi principali, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: “La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, indispensabile per far funzionare l’Italia. Se non è efficiente, efficace e meritocratica, il meccanismo che determina il nostro benessere si inceppa e i cittadini lo pagano”. Meloni aggiunge che la magistratura “è l’unico caso in cui a tanto potere non corrisponde un’adeguata responsabilità” e cita esempi di gravi negligenze rimaste senza conseguenze: “Sono storture che in ottant’anni di storia repubblicana non siamo mai riusciti a correggere”.
Il ruolo del Consiglio superiore della magistratura
Un ulteriore punto oggetto di dibattito all’interno della riforma riguarda il funzionamento e la composizione del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Meloni sostiente: “Con il sorteggio, i membri del Csm non dovranno dire grazie a nessuno per essere lì e potranno esercitare il loro ruolo liberamente, senza alcun tipo di condizionamento. Varrà solamente il merito e la coscienza di persone che sono libere”. A chi definisce il sorteggio “un salto nel buio”, la premier ribatte che la selezione avviene in una “platea qualificata” di persone già responsabili di libertà e destini dei cittadini.
Le garanzie di autonomia e la questione politica
Rispondendo alle critiche secondo cui la riforma rischierebbe di rafforzare il controllo della politica sulla magistratura, Meloni definisce tale ipotesi “quasi fantascienza” e “una menzogna”, sostenendo che al contrario “la riforma è stata fatta per liberare i magistrati dal controllo della politica“. La premier indica inoltre la volontà di “avvicinare l’Italia all’Europa” e sottolinea che il referendum non ha valenza di giudizio sull’esecutivo: “Il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei No. Noi vogliamo arrivare alla fine della legislatura e farci giudicare alle elezioni politiche su tutto il lavoro che abbiamo fatto”.
La chiusura della campagna a Milano punta, secondo gli organizzatori, a rilanciare il dibattito pubblico su un tema che divide la politica italiana da anni. Anche figure esterne ai partiti prendono posizione, come Marina Berlusconi, che ha invitato a superare le contrapposizioni ideologiche nel confronto sulla giustizia, definendola “patrimonio condiviso”. Berlusconi indica tra i punti cruciali, oltre alla separazione delle carriere, la riforma del metodo di selezione per il Csm, con l’idea che questa possa “ridurre il peso delle correnti interne e limitare le interferenze politiche”.
