I russi e il padrone: una schiavitù ancora non abolita

Davvero qualcuno può pensare che il popolo russo si ribellerà adesso, per una guerra scatenata lontano dalle loro case?

Parlano di rivolte, di guerra civile russa. Parlano del fatto che il popolo russo si ribellerà a Putin. Dicono che arrestano 8, 10, 12mila persone. Scrivono di Navalny, l’oppositore che dal carcere incita alla rivolta. E tutto questo mi sconforta perché crea illusioni. E perché conferma che per quanto sia un mondo interconnesso, dove appena viene sparato un proiettile finisce su TikTok, non siamo minimamente in grado di comprenderci l’uno con l’altro.

E le nostre analisi sono sempre frutto di un errore di parallasse: discettiamo presupponendo che i russi dominati da Putin siano come noi.

Non guardiamo la storia. Basterebbe un dato a riassumere tutto: l’ultimo paese al mondo nel quale è stata abolita la schiavitù è stata la Russia. Quando? Nel 1861. Cioè 150 anni fa. I russi hanno sopportato di tutto. Hanno sopportato gli zar, almeno fino alla Rivoluzione. Hanno sopportato il regime sovietico, hanno sopportato vite senza libertà per decine di anni, e poi hanno votato e voluto e sopportato Putin che è 20 anni sullo scenario nazionale e internazionale.

Davvero qualcuno può pensare che il popolo russo si ribellerà adesso, per una guerra scatenata lontano dalle loro case? Un popolo che ha la più bassa densità del pianeta, con spazi che rendono impossibili le rivolte si organizzerà e rovescerà lo zar? Non credo: Putin rimarrà là, con tutta probabilità. Isolato, come un paria, così come deve essere. Ma sperare nel suo popolo è una pia illusione. E’ troppo paziente, è troppo abituato a soffrire, è troppo stoico di fronte agli eventi.

E’ troppo vittima.