E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città, dalla quale è tratto questo contenuto. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
L’architetto Stefano Boeri, figura di spicco del panorama milanese e internazionale, è stato recentemente rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla BEIC (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura). Il progetto, di grande rilevanza per la città di Milano, è da tempo al centro di un complesso iter burocratico e giudiziario.
Le contestazioni della Procura
L’indagine della Procura di Milano, scaturita da esposti e segnalazioni, ha portato al rinvio a giudizio per diverse ipotesi di reato, tra cui la turbativa d’asta. Al centro della contestazione vi è il ruolo di Stefano Boeri e Cino Zucchi in qualità di membri della commissione giudicatrice. Secondo i magistrati, i due professionisti avrebbero dovuto segnalare situazioni di incompatibilità e astenersi dal giudizio, data la pregressa conoscenza o collaborazione con alcuni dei partecipanti alla gara.
La difesa e diversi osservatori del settore sottolineano tuttavia la complessità di tali dinamiche nel mondo dell’architettura di alto livello, dove le collaborazioni tra studi professionali di fama mondiale sono frequenti e consolidate, rendendo difficile l’individuazione di commissari totalmente estranei ai partecipanti.
Il dossier WhatsApp: i messaggi con Pier Paolo Tamburelli
L’accusa si basa anche su una serie di comunicazioni intercorse a gara aperta tra i commissari e alcuni partecipanti, in particolare tramite Pier Paolo Tamburelli, uno dei professionisti parte del gruppo vincitore del bando BEIC. Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri, Tamburelli avrebbe inizialmente inviato a Zucchi e Boeri la determina dirigenziale della loro nomina, sollecitando successivamente incontri e attenzione sul proprio progetto architettonico.
Un elemento che ha attirato l’attenzione mediatica riguarda lo scambio di un meme nella chat di Cino Zucchi: un’immagine raffigurante un libro contenente banconote. Se per l’accusa tale contenuto potrebbe alludere a ipotesi di corruzione o a riferimenti su futuri guadagni, la tesi alternativa suggerisce uno scambio goliardico tra colleghi, la cui natura reale dovrà essere accertata in sede dibattimentale. Va sottolineato che non sono stati rinvenuti flussi di denaro illeciti.
Le prospettive processuali
Nonostante la Procura avesse inizialmente richiesto gli arresti domiciliari, istanza negata dal GIP, i due architetti dovranno ora affrontare il processo per chiarire la propria posizione. La difesa si concentrerà sulla dimostrazione della trasparenza dell’operato della commissione e sulla natura delle comunicazioni intercorse via WhatsApp, spesso legate a tematiche extra-professionali, come la comune passione calcistica, o a relazioni puramente amichevoli.
Le responsabilità penali restano personali e spetterà al dibattimento stabilire se le condotte contestate integrino effettivamente gli estremi dei reati ipotizzati o se si tratti di dinamiche relazionali prive di rilievo penale per il Comune di Milano e per l’ente banditore.
