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Crans-Montana, non sono più in pericolo di vita i ragazzi ricoverati al Niguarda di Milano

Crans-Montana, non sono più in pericolo di vita i ragazzi ricoverati al Niguarda di Milano

Luci accese e camici bianchi più distesi nei corridoi del Niguarda di Milano; una ventata di sollievo dopo settimane tese come corde di pianoforte per i ragazzi vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana. È l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso a dare la buona notizia: “Non sono più in imminente pericolo di vita” i giovani ricoverati, usciti dal tunnel della prognosi riservata.

Numeri e percentuali? Eccoli. Un terzo degli ex pazienti sono stati dimessi. Restano sotto osservazione, con l’occhio vigile dei medici, i casi più gravi: ustioni estese, complicazioni possibili dietro ogni angolo e quell’incubo persistente chiamato infezioni, che come sanno bene gli addetti ai lavori può colpire quando meno te l’aspetti. La prognosi infatti “non è ancora stata completamente sciolta – spiega Bertolaso – ma lo facciamo per prudenza: con questo tipo di patologie, possono sempre esserci delle ricadute, problemi soprattutto di carattere infettivo, che ovviamente speriamo non debbano avere, ma dobbiamo fare attenzione”. Così, in punta di piedi ma con l’ottimismo che solo dati concreti sanno regalare, si mescola la speranza alla cautela.

Dalla terapia intensiva al reparto grandi ustionati

Parliamo di evoluzioni che fanno ben sperare: tutti i ragazzi che erano in terapia intensiva sono stati trasferiti nel reparto grandi ustionati. Qui affrontano interventi chirurgici complessi, trapianti cutanei, ricostruzioni e medicazioni. Anche al Policlinico di Milano Lorenzo è pronto a tornare nell’alveo delle cure specializzate del Niguarda dopo le ultime fatiche cliniche.

Nel girone delle buone notizie si inserisce anche il ritorno a casa della donna italo-svizzera, ora a Ginevra ma pronta a tornare periodicamente a Milano per terminare il percorso di cure, “un segnale di gratitudine e rispetto per i servizi che le abbiamo garantito”, per rubare ancora le parole di Bertolaso. In parallelo, la veterinaria riminese di 29 anni torna in Emilia ma non esclude di sottoporsi a controlli milanesi.

Mattarella: la visita che ha acceso il coraggio

“Un forte incoraggiamento nel loro percorso di guarigione”: così l’assessore definisce il passaggio di Sergio Mattarella al Niguarda, quando si dice che la presenza conta più di mille parole.La sintesi? “Questa vicenda – conclude Bertolaso – dimostra che la sanità lombarda ha ancora criticità, ma sta migliorando. L’obiettivo è consegnare entro fine anno un sistema sanitario migliore ai cittadini”. I ragazzi stanno tornando lentamente alla vita, tra disinfettanti e speranze, mentre l’inchiesta svizzera su bar, software e controlli prosegue. Nel frattempo, qui a Milano, la parola d’ordine è resistere – e, perchè no, ripartire.