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Ucraina nell’Ue? Negri: “L’Europa procrastina, priorità è far finire la guerra”

NEGRI

Perché leggere questo articolo? Alberto Negri a tutto campo sull’Ucraina. L’Europa parla di adesione di Kiev ma dimentica la priorità: la conclusione della guerra. Senza cui nessun discorso si può veramente intavolare.

Sull’Ucraina nell’Unione Europea credo si stia compiendo un’errore di prospettiva“. Alberto Negri è chiaro nel descrivere le problematiche legate alle conseguenze di quanto deciso al Consiglio Europeo. L’Unione Europea ha deciso di aprire ai negoziati di adesione di Kiev all’Ue. Ma nei media e a livello politico sta passando l’idea che quello che è un percorso destinato a durare anni, se non decenni, sarà una questione di pura formalità.

Negri: “In Ucraina si continua a morire”

L’Ucraina resta distante come era ieri dall’Unione Europea“, nota parlando con True-News Negri, storico corrispondente e inviato de Il Sole 24 Ore, “mentre si continua nel grande equivoco e inganno degli ultimi mesi. Che ha a che fare con il fatto che il conflitto prosegue e in Ucraina si continua a morire, mentre la politica tergiversa“.

 Viktor Orban spunta dieci miliardi di euro di finanziamenti in cambio del suo diniego a fermare l’apertura dei negoziati europei. E del dibattito sullo Stato di diritto in Ungheria ci si dimentica, a prescindere dalla vulgata che vorrebbe il leader ungherese magiaro isolato. “L’Europa si è dovuta piegare ai diktat di Orban”, nota Negri, “e non a caso lo stesso leader ungherese ha confermato di avere il controllo del gioco mettendo il veto al pacchetto da 50 miliardi di euro per sostenere e armare l’Ucraina“.

In sostanza, in nome dell’accettazione dello stop al sostegno a breve termine, vitale, per l’Ucraina con il veto di Budapest si accetta di aprire a un negoziato di avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea che sarà lungo e tortuoso. Qualcosa che ha ben poco a che vedere con il dato drammatico della guerra che continua. E nota Negri, “nuovi veti potrebbero esserci domani. Questo perché l’Ue ha un processo di adesione complesso e articolato. E chi potrebbe essere disposta a mettere il veto è quella parte d’Europa che più sul campo sostiene l’appoggio a Kiev contro la Russia, come la Polonia”, ma nei fatti ha ben poco interesse a veder l’Ucraina nell’Unione.

Kiev resta lontana dall’Ue

Kiev nell’Ue acquisirebbe una quota gigantesca dei fondi agrari europei, perturberebbe la demografia comunitaria, sbilancerebbe a Est l’Unione. E, inoltre, genererebbe conseguenze strutturali sul mercato del lavoro europeo e sulla distribuzione dei fondi di coesione a sfavore, proprio, di quell’Europa centro-orientale che sa bene come utilizzare la comunità dei Ventisette come un bancomat. “Il peso di Paesi come l’Ungheria e la Polonia nel processo decisionale europeo è una conseguenza del cedimento figlio della nostra debolezza che ha aperto le porte dell’Unione Europea” a questi Stati intrisi di nazionalismo, poco interessati a una vera, coesa, unità europea. “In poche parole”, chiosa Negri, “abbiamo pensato che con i soldi avremmo comprato la loro lealtà e conquistato il loro assenso. Una scelta promossa innanzitutto dalla Germania, fautrice dell’allargamento a Est dell’Europa nei primi Anni Duemila”, di cui “paghiamo oggi tutte le conseguenze”.

E ora? “Ora succede che ci accorgiamo che con l’economia non si compra la storia degli altri popoli. O si costruiscono progetti politici coerenti. Applaudiamo l’idea di avviare negoziati con l’Ucraina senza pensare a quando, come e con che obiettivo concluderli. Pensiamo Orban sia messo all’angolo dopo avergli regalato dieci miliardi di euro. Non abbiamo alcuna idea di cosa fare per risolvere la crisi in Est Europa che dura da quasi due anni”, sottolinea il giornalista. “L’Europa procrastina. Quello dell’Europa è continuo parlare, un discutere, un vociare che dimentica i problemi strutturali. Così oggi avviamo negoziati con l’Ucraina, Paese distantissimo su ogni fronte dagli standard europei, per allontanare il vero problema più immediato. La priorità è capire come far finire la guerra”.

Negri: “La guerra poteva finire dopo due-tre mesi”

Siamo di fronte”, sottolinea Negri, “a un problema classico. Ovvero alla tendenza europea di procrastinare, evitare di risolvere le questioni restando, per così dire, nel caldo della propria abitazione. Mentre fuori la gente muore. E continuerà a morire. Succede in Ucraina”, aggiunge, “laddove non ci si è voluti accontentare. L’Ucraina ha difeso il suo Paese e evitato a Vladimir Putin di conquistare Kiev: sarebbe stato un grande risultato” su cui l’Occidente avrebbe dovuto capitalizzare politicamente l’opportunità di far finire la guerra “dopo due-tre mesi di combattimenti”.

Si sarebbe potuto avere un negoziato, per Negri, considerato il fatto che “molti dei territori occupati dalla Russia sono ancora quelli di cui l’Ucraina non è più in possesso dal 2014”. L’unico modo per far finire la guerra “è tramite un negoziato. Lo ha detto più volte perfino l’ex capo di Stato Maggiore Usa Mark Milleyquesta è l’unica possibilità di porre termine al conflitto. Dopo si potrà parlare di tutto il resto”, è l’opinione di Negri. Ivi compreso il processo di avvicinamento di Kiev, sedotta e abbandonata dall’Europa su ciò che determinerà la sua sopravvivenza militare in cambio di un contentino politico senza garanzie.