Morto a Roma all’età di 95 anni Corrado Carnevale, ex presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione, figura simbolo, nel bene e nel male, della giustizia repubblicana italiana. Chiunque abbia sfogliato una pagina di cronaca giudiziaria negli anni Ottanta-Novanta ha incrociato il suo soprannome: “ammazzasentenze”. Un marchio – o forse sarebbe meglio dire, secondo certi malpensanti, una condanna senza appello – cucito addosso dalla stampa, colpevole di aver reso pop un giudice che di pop aveva ben poco.
Il macchinista dei verdetti annullati
Nato a Licata nel 1930, Carnevale cavalca un quarantennio di processi e sentenze che hanno segnato la storia italiana. Non si contano i casi in cui infilza, smonta, tira giù sentenze già pronunciate: “per una serie di sentenze di annullamento gli venne attribuito il soprannome ‘ammazzasentenze'” – dice la cronaca. E qui l’ironia della sorte: chi doveva essere il baluardo dell’ultima parola, diventa invece sinonimo di ripartenza, di eterno ritorno processuale.
Da Chinnici a Pizza Connection: l’arte dell’annullamento
L’elenco, che sembra scrivere la sceneggiatura di uno spin-off di “Romanzo Criminale”, strabilia per dimensioni e nomi coinvolti. Dai mandanti dell’omicidio Chinnici alla strage di piazza Fontana, dalle condanne per Pizza connection (tra traffici italo-americani e colpi di scena in aula) passando per la banda della Magliana: “Tra il 1985 e il 1993, il collegio da lui presieduto annulla o rinvia a nuovo giudizio circa cinquecento sentenze. Un numero enorme, che non ha eguali nella storia della Suprema Corte,” riporta il monitoraggio voluto dal Ministero. Se il diavolo stava nei dettagli, Carnevale ci sguazzava: “Non si tratta quasi mai di assoluzioni nel merito, ma di annullamenti per vizi procedurali, difetti di motivazione, inosservanza delle norme di legge…”.
Formalismo o destrutturazione giudiziaria?
Cosa spingeva Carnevale? Non la voglia di liberare i boss, assicurano i biografi, ma un’idea “rigorosa, formalista e garantista del diritto”. Una visione che, però, nella pratica si traduceva spesso in un paradosso: “l’applicazione rigorosa del formalismo giuridico finisce per smontare, pezzo dopo pezzo, l’impianto giudiziario costruito nei processi di merito.” Ed ecco la litania degli ergastoli annullati, dei mafiosi e terroristi restituiti al nuovo giudizio per motivi che, a molti, sembravano cavilli. Ma attenzione alle scorciatoie morali: Carnevale finì sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa e fu assolto, segnando ancora una volta un colpo di teatro degno del suo palcoscenico.
Un soprannome indigesto (al diretto interessato)
“Un’etichetta che Carnevale ha sempre respinto, rivendicando fino all’ultimo una concezione rigorosa, formalista e garantista del diritto.” Ma il saporaccio della stagione degli annullamenti difficilmente verrà rimosso dalla memoria della Repubblica. Soprattutto se si guarda alla cronologia delle sue decisioni: l’elenco delle sentenze cancellate è più lungo del traffico del Grande Raccordo anulare negli orari di punta.
Scontri e sospensioni: vita da magistrato (ironico a dirlo)
Col passare del tempo, l’aria si fa irrespirabile. Carnevale viene sospeso dal servizio dal 1993 al 2007, in quello che sembra il tentativo di “cambiare canale” sulla sua presenza – ma la trama sembrava più da soap-opera che da pausa pubblicitaria. Rientra in Cassazione, va in pensione nel 2013, ma il suo nome resta: “uno dei magistrati più potenti, controversi e discussi della storia repubblicana.” E voi, chi ricorderete: l’uomo dai cavilli, o il giudice col coraggio (o la temerarietà?) di smentire la tesi di Falcone e del pool antimafia sulla mafia come “organizzazione unitaria”?
Funerali e lascito
I funerali verranno celebrati venerdì alle 15 nella chiesa di Cristo Re a viale Mazzini. Chissà se qualche sentenza, nei corridoi della memoria, attende ancora il colpo di spugna finale. “Nel linguaggio giornalistico e nell’immaginario collettivo, finì per identificare una stagione della giustizia italiana segnata da annullamenti clamorosi, rinvii a nuovo giudizio, scarcerazioni eccellenti e da uno scontro durissimo con il pool antimafia di Palermo e con Giovanni Falcone.” Non ci resta che sperare che almeno questa, sì, sia una sentenza definitiva.
