Scossone sul calcio inglese: Boris Johnson vuole fermare i miliardari

Un violento scossone sta per abbattersi sul calcio inglese e, di riflesso, su quello internazionale. Boris Johnson non vuole più miliardari

Un violento scossone sta per abbattersi sul calcio inglese e, di riflesso, su quello internazionale. E non stiamo parlando della Superlega o di altre idee di questo o quel presidente. Si tratta di una decisione allo studio molto ma molto più in alto, a Londra.

Il vulcanico premier inglese Boris Johnson sta infatti studiando una norma dedicata allo sport più amato degli inglesi con un’idea molto chiara in testa: basta miliardari, fondi o cose varie.

Restituiamo il calcio alla gente.

Idea con interessi politici

L’idea molto populista e quindi perfettamente nelle corde dell’inquilino di Downing Street ha ovviamente i suoi interessi politici ed elettorali. Niente infatti può fare più effetto di gridare a tutti gli elettori (appassionati di pallone) che «il calcio è vostro». Frase tra l’altro usata anche dalla Uefa all’epoca del tentato golpe della Superlega, lo ricordate? Solo che da slogan inutile BoJo lo vuole trasformare in qualcosa di concreto.

Spunto fornito da Roman Abramovich

Lo spunto glielo ha fornito, su un piatto d’argento, l’invasione della Russia in Ucraina e le conseguenti sanzioni dell’occidente che hanno colpito numerosi oligarchi di Mosca e tra questi Roman Abramovich, l’ormai ex proprietario del Chelsea e che Johnson non ha mai amato fino in fondo, dicono i ben informati.

“Il calcio agli inglesi”

Da qui l’idea del premier di nuove regole, più restrittive, più autarchiche.

Il calcio agli inglesi, o meglio, le squadre agli inglesi. La realtà oggi ad esempio ci racconta di un Manchester City che da un decennio vive stagioni di altissimo livello e trionfi grazie certo al gioco di Pep Guardiola ma soprattutto ai miliardi dell’Abu Dhabi United Group del principe emiratino Mansur bin Zayd Al Nahyan che all’allenatore catalano versa 25mln di euro l’anno, cifra con cui nella nostra Serie A paghi un’intera squadra di bassa classifica.

Straniero è anche il Liverpool, in mano agli statunitensi di Fenway Sports Group; straniero è l’Arsenal, di Kroenke Sports & Entertainment, americani pure questi; un anno fa il Newcastle è finito nelle mani del fondo Saudita PIF, e via di questo passo… Troppo poco british, troppo poca London pensa Johnson.

Quello che non è ancora chiaro è come questa idea si dovrebbe tramutare in realtà. Cosa pensa il premier? Obbligare la cessione a soggetti locali? Multare o retrocedere in seconda divisione le squadre di proprietà straniere? Nessuno lo sa, forse nemmeno lui.

Ma l’idea è sul tavolo e potrebbe diventare realtà prima dell’inizio della prossima stagione.