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Diventare padre renderà Zaniolo un campione?

Grande talento ma testa calda. Ora per Zaniolo è il tempo di far ricredere tutti, manager, compagni di squadra, donne, su chi sia veramente il talento 22enne. In campo e fuori

“Zaniolo è ingestibile. Gran talento, ma testa calda. Troppo per un club come l’Inter”. Così un dirigente interista 3 anni fa a microfoni spenti commentava la decisione di cedere il talentino classe 1999 alla Roma per portare a Milano Radja Nainggolan. Col senno del poi l’operazione non ha dato grandi risultati. Anzi. Zaniolo è esploso nella Capitale, mentre il Ninja è già stato imbarcato due volte per la Sardegna in prestito. È vero anche che le intemperanze caratteriali del fantasista spezzino non sono mancate neppure in giallorosso dopo quelle nelle Primavera interista. D’altronde già quando aveva 17 anni la Fiorentina di Pantaleo Corvino decise di non fare a Zaniolo il contratto da professionista e scartarlo dalla Primavera viola proprio per gli atteggiamenti bizzosi del ragazzo. Colpi di testa sopra le righe che l’hanno visto “scazzare” con i Mancini. Il ct della Nazionale (Roberto) escluse lui e Kean per un ritardo agli allenamenti. Non era suonata la sveglia, dissero i due golden boy. Si vocifera dopo una notte passata sui social e a giocare alla PlayStation. Errori di gioventù. Più rude lo scontro con l’altro Mancini, il compagno di squadra Gianluca. Una lite scoppiata in campo durante la partita contro il Verona per l’atteggiamento indolente di Zaniolo, cazziato dal centrale a muso duro davanti a tutti. Lo scontro è poi proseguito negli spogliatoi, con Dzeko e Kolarov a evitare che il faccia a faccia degenerasse in rissa. Episodi che ciclicamente fanno parlare di Zaniolo non per le prodezze in campo, ma per gli scivoloni fuori. Fino alla vicenda gossip/social degli ultimi giorni. Chissà se diventare padre (non un desiderio immediato per il 22 romanista che già 7 mesi fa aveva convinto l’ex compagna Sara ad abortire…) renderà Zaniolo più maturo e con la testa sulle spalle. A quasi 22 anni è ora di fare il salto di qualità. Perché i campioni lo sono a tutto tondo e non solo quando accarezzano il pallone in campo. Altrimenti toccherà rivalutare quel dirigente interista, che forse non ci aveva visto poi così male ai tempi…