Ucraina: Draghi negli Usa parla di pace, ma Biden ha interessi diversi (opposti?)

Draghi vola a Washington e cala subito l’asso di bastoni: l’Italia e l’Europa vogliono un cessate il fuoco in Ucraina, ma Biden nicchia

Draghi vola da Biden e cala subito l’asso di bastoni: l’Italia e l’Europa vogliono un cessate il fuoco in Ucraina, per intavolare negoziati che garantiscano una pace duratura. Le parole del premier, pronunciate scientemente subito dopo essere stato accolto alla Casa Bianca, sembrano aver spiazzato il presidente degli Stati Uniti, che per parte sua ha elogiato e fatto eco a Draghi su ogni punto da lui toccato, tranne su quello del cessate il fuoco.

Appunto. E’ il segno, come sottolinea un’analisi di Associated Press, che ormai ci sono approcci diversi alla crisi ucraina da una parte e dall’altra dell’Atlantico.

Carnelos: “Da Draghi dichiarazioni giuste e inaspettate”

Tali approcci, come anticipato su queste colonne, rispecchiano il fatto che gli interessi americani e quelli europei (italiani), in questo momento non sono perfettamente sovrapponibili. “Draghi ha sicuramente detto delle cose giuste, anche abbastanza inaspettate”, spiega a True News Marco Carnelos, già ambasciatore d’Italia in Iraq con una lunga carriera diplomatica alle spalle tra Somalia, Libano, Libia e Siria.

“Il fatto di aver parlato di un negoziato, di modalità per favorire dei colloqui è stato anche abbastanza inconsueto, rispetto alle dichiarazioni che Draghi ha rilasciato negli ultimi mesi”, prosegue il diplomatico.

Le parole di Biden su Ue e Nato

“Quello che mi ha un po’ deluso, ma non mi facevo illusioni, è stato il modo in cui Biden ha de facto definito l’Europa un’entità commerciale, lasciando intendere che resta sotto il tallone della Nato”, argomenta ancora Carnelos.

“Sicuramente il colloquio dentro lo Studio Ovale sarà stato di tono diverso, ma noi ci basiamo su quello che abbiamo visto nelle dichiarazioni alla stampa prima del faccia a faccia a porte chiuse”.

Draghi “sorprende” Biden, anticipando il piatto forte della serata

Del dialogo tra il capo dell’esecutivo italiano e il presidente statunitense in effetti si sa poco o nulla. E’ proprio per questo, probabilmente, che Draghi o i suoi spin doctor della comunicazione hanno pensato bene di mettere sul tavolo la questione “cessate il fuoco” già durante i saluti con Biden a favore di telecamera, considerato che dopo non ci sarebbe neanche stata la consueta conferenza stampa congiunta.

Nella tarda notte italiana tra il 10 e l’11 maggio, fonti di Palazzo Chigi hanno fatto filtrare indiscrezioni sul bilaterale fra Draghi e Biden. L’inquilino della Casa Bianca ha concordato con il premier italiano su tutti i punti, dalla transizione ecologica alla diversificazione energetica, passando addirittura per un velato sostegno all’Italia nella stabilizzazione della Libia. Ma sulla questione cessate il fuoco, su cui Draghi ha insistito anche a quattr’occhi, nessuna reazione da parte del capo di Stato americano che si è limitato a concordare che “la pace sarà quello che vorranno gli ucraini, non quello che vorranno altri”, per dirla con le parole del premier.

La differenza tra europeismo e atlantismo

“In questa vicenda, spero vivamente di sbagliarmi, gli interessi dell’America non sono proprio coincidenti con quelli dell’Europa. Credo che atlantismo ed europeismo non sono cose completamente sovrapponibili, perché gli Usa, per loro interessi legittimi e che nessuno gli contesta, possono volere un cambio di regime a Mosca, che la Russia venga schiacciata. Noi possiamo anche concordare, ma il prezzo da pagare è quasi tutto a carico europeo, non americano”, spiega Carnelos.

“La crisi energetica dell’Europa torna a favore degli Stati Uniti, che venderanno più Gas naturale liquefatto (Gnl, ndr) a prezzo doppio se non triplo rispetto al gas naturale”, aggiunge. “Volendo ‘stiracchiare’ il ragionamento sulle dichiarazioni di Biden, ne vien fuori che per lui sostanzialmente l’Unione Europea è una cosa ‘ancillare’ rispetto alla Nato: mi auguro che Draghi durante i colloqui lo abbia contestato su questo punto”.

Gli Usa e la possibilità del regime change a Mosca

Quindi si può dire che gli Usa si siano fatti in un certo senso “ingolosire” dalle difficoltà trovate dai russi sul campo tanto da sperare in un cambio di regime a Mosca? “Ma certo che si sono fatti ingolosire”, afferma l’ambasciatore. “Se si guarda l’evoluzione delle dichiarazioni americane sull’Ucraina, ci si rende conto che da una certa prudenza dei primi giorni si è passati ad una vera e propria escalation nell’ottica di fare ‘il colpo gobbo’”, prosegue. Insomma, si direbbe in gergo, da Washington hanno sentito l’odore del sangue. “Il punto è domandarsi il prezzo di tutto questo. Putin è un dittatore? Certamente. Va punito? Assolutamente sì. Ma a che prezzo? Dobbiamo sconquassare l’economia mondiale ed europea? E’ un dibattito poco affrontato, e la maggior parte degli pseudo (molti pseudo) esperti di politica internazionale che intervengono nelle tv italiane lasciano spesso trapelare il concetto che il prezzo da pagare vale, alla luce dell’obiettivo che si persegue”, aggiunge Carnelos.

Il dibattito negli Usa (e in Italia)

Negli Stati Uniti, al contrario, il dibattito su quale sia “l’endgame” per gli Usa è già iniziato, ad esempio dalle colonne di riviste specializzate come Foreign Affairs. Ma non solo. “Il principe degli editorialisti di politica estera americana, cioè Thomas Friedman, il 6 maggio ha scritto un articolo sul New York Times in cui denunciava che gli Usa si stanno avviando verso una guerra aperta con la Russia, senza che popolo e Congresso siano stati opportunamente interpellati. Purtroppo da noi un dibattito simile non è possibile, e il fatto di dire semplicemente cose come queste basta ad essere incasellati nella lista degli amici di Putin”, conclude Carnelos.