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Stipendio consiglieri comunali, i “precari della politica” che vanno pagati di più

Stipendio consiglieri comunali, quanto guadagnano nelle grandi città? Il caso Milano e i pro e i contro del mestiere.

Quando va di lusso sono 1.700 euro al mese. Senza previdenza, ferie, malattia. Perdendo in parte, o del tutto, il proprio lavoro precedente. È una bella differenza quella che intercorre fra parlamentari e consiglieri regionali con i consiglieri comunali. Anche nelle grandi città. A Roma, Milano, Napoli e dovunque i membri dei “parlamentini” locali sono i figli di un Dio minore in politica.

E la domanda inevasa: è giusto – e ancora più: è utile per la collettività – che chi deve decidere e votare come va costruito un quartiere e un intero Piano di governo del territorio, o una metropolitana, chi ha il compito di stabilire soluzioni per la mobilità e l’housing del futuro, monitorare pezzi di industria pubblica come le società municipalizzate che si occupano di rifiuti, tram, acqua e via dicendo, sia poco più di un precario?

Stipendio consiglieri comunali delle grandi città

Mentre impazza la polemica sullo stipendio del sindaco di Milano – 120mila euro l’anno, troppo poco dicono quasi tutti per gestire un piccolo “Stato” e rischiare sei avvisi di garanzia a mandato – si parla meno delle retribuzioni di chi occupa per cinque anni l’assemblea elettiva di quelle stesse città. Gli “scelti dal popolo”, verrebbe da dire, visto che alle comunali le preferenze si giocano sul rapporto quasi fisico nei quartieri fra elettori e politici, stanno messi molto peggio.

Quanto guadagnano i consiglieri di Palazzo Marino? 1.700 euro a stare larghi, all inclusive. Come funziona? In sintesi ogni mese tra commissioni e consiglio vengono pagati al massimo 19 gettoni arrivando in realtà a fare fino a 30-35 convocazioni. Con 19 gettoni? A dicembre ci sono le trattenute ma di solito si “raccolgono” 1534 euro.

Se non si può partecipare alle sedute – anche per sopraggiunti impegni istituzionali – non si è pagati. Dando peraltro adito, soprattutto fra alcuni consiglieri con il doppio incarico (parlamentare, consigliere regionale, sottosegretario) al fastidioso valzer dei “furbetti del cartellino”. Che si presentano per l’appello e poi salutano. Una serie di circostanze e decisioni che hanno contribuito a trasformare i consigli comunali nei “notai” delle giunte. Che ratificano decisioni già prese, non dissimilmente da quanto avviene a Roma nel rapporto fra Parlamento e Governo.

Consiglieri comunali e assistenti: lo stipendio

Nel Partito democratico ogni mese vengono decurtati dalla “ditta” i fondi fino a 2mila euro annui per l’attività politica. A livello personale non c’è né previdenza né malattia. L’attività non è solo quella assembleare: sopralluoghi fisici e accessi agli atti documentali degli uffici del Comune e delle agenzie pubbliche rappresentano la norma.

I presidenti di commissione devono preparare la calendarizzazione dei temi e dei relatori da ascoltare. Assistenti? Uno ogni due consiglieri che di fatto coincide spesso con i segretari dei gruppi. Mentre giunta e assessori invece ogni 5 anni possono contare sull’infornata dei collaboratori cosiddetti in “articolo 90” per consulenza, comunicazione, addetti stampa. Sono circa una cinquantina. Guadagnano dai 20mila lordi l’anno – quella che prende di meno – fino a oltre 100mila dei “big”. In media 40-50mila lordi.

Fare il consigliere comunale conviene? Pro e contro

Si sta donando il proprio tempo alla città – si dirà. Può darsi. Ma se va fatto non per forza guadagnando, almeno che non sia perdendo denaro. “Da quando faccio il consigliere comunale? Ho perso circa 15-20mila euro l’anno” dice a True-News Alessandro De Chirico di Forza Italia. “Lavorando nella comunicazione e nel marketing è difficile avere delle consulenze essendo esposto politicamente”. Lo sanno bene i più giovani.

Nel 2021 si assiste e una bella corsa a Milano nelle fila del Pd, della lista di Beppe Sala e della Lega, fatta di under 35. Ma non è detto che i datori di lavoro privati apprezzino il “colore” politico. Perché gli affari si fanno con tutti, non solo con una parte, salvo poi spendersi fra qualche anno il patrimonio di relazioni che i giovani aspiranti politici si sono costruiti nel tem

Fra i dem sono tanti i consiglieri eletti che hanno visto ridurre le proprie entrate. E come in ogni mercato, anche quello “personale”, i clienti non si congelano in attesa del ritorno. Ma vanno altrove. Ancora: c’è il rischio del conflitto d’interessi sempre dietro l’angolo.

Se la pratica delle “revolving doors”, le porte girevoli fra pubblico e privato, è super diffusa anche fra dirigenti del Comune, di certo gli assessori, i loro parenti e gli articoli 90, gli agenti di polizia locale anche ad alti livelli inclusi sindacalisti ed ex comandanti, spesso in violazione palese della legge Severino, lo è meno fra i consiglieri comunali. Ma a qualcosa è servita quel tipo di retorica.

“In passato la ghigliottina giacobina, che all’affannosa ricerca dei politici-tutti-ladri, doveva necessariamente tagliare i costi della politica – dice De Chirico – si è abbattuta con una ferocia inaudita contro le amministrazioni locali. Il vero problema degli sprechi della politica sta in altri enti, non di certo nei Comuni”. Il confronto fra numeri è impietoso: 14 mila euro per un parlamentare che ha anche un elenco sterminato di prebende; 11 mila euro più benefit vari per un consigliere regionale contro.

Alessandro De Chirico (FI): “Gli sprechi? Non sono nei Comuni”

L’analisi di De Chirico, neo padre, che tocca anche il tema dei rischi corruttivi è condivisa da destra a sinistra. Anche se qualcuno preferisce non esporsi pubblicamente su questo filone. La famosa “ghigliottina”, ora, ha un effetto preventivo.

“Prima di ricandidarmi ho pensato molto a questo aspetto, non lo nego – chiude l’azzurro – Voglio essere protagonista nelle scelte che rilanciano Milano e allo stesso tempo puntare forte sulla mia città che nel 2019 ha accolto più di 10 milioni di turisti e che nel 2026 ospiterà le Olimpiadi. Chi oggi s’impegna nella res pubblica deve sapere che non ha nulla da guadagnarci. Un tempo un consigliere comunale poteva anche ricoprire ruoli in società partecipate con il compito di “controllore”.

Questa possibilità è stata esclusa dal Testo Unico degli Enti Locali come pure quella di ricoprire un incarico all’interno di una segreteria politica di un ente superiore. Chi non ha la schiena dritta, ma conti da far quadrare, potrebbe farsi abbindolare da loschi figuri e dalla promessa di “soldi facili”. Atti gravissimi da condannare e che non giustifico assolutamente.

La soluzione è quella di ridare una certa dignità alla politica perché una professione così importante per il destino di una metropoli come Milano, e dei suoi cittadini, torni ad essere con la P maiuscola. Se voglio andare da un bravo ortopedico sono disposto a pagare una parcella elevata perché ne va della mia salute. E allora perché se mi affido al miglior politico in circolazione non devo pagarlo per quanto vale?”.