Salario minimo, trovato accordo in Europa: in Italia cosa cambia?

Salario minimo in Europa: c'è un primo accordo che corre verso la quadra definitiva. In Italia, la maggioranza politica si divide.

Salario minimo in Europa: trovato nella notte tra il 6 e il 7 giugno 2022 un principio di nuovo accordo per migliorare le condizioni dei lavoratori europei. Tuttavia, in Italia la discussione politica divide il Paese.

Salario minimo, trovato accordo in Europa

Sul salario minimo l’Europa ha trovato un accordo: Consiglio e Parlamento hanno raggiunto un’intesa nella notte, dopo una sorta di trattativa durata circa sette ore. L’accordo inter-istituzionale di natura provvisoria avrà ora bisogno del voto dei rappresentanti degli Stati membri e dall’Aula.

Martedì 7 giugno, alle 9.30, ci sarà una conferenza stampa a Strasburgo in cui verranno spiegati i dettagli del nuovo accordo. “Quello raggiunto nella notte a Strasburgo è un accordo storico. Per la prima volta l’Unione europea fissa dei criteri per salari minimi adeguati ed equi e per contrastare la concorrenza sleale e il dumping sociale”. Così Daniela Rondinelli, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, in una nota. La nuova direttiva europea mirerà a fissare salari minimi adeguati ed equi.

In Italia cosa cambia?

L’Italia sulla questione è ancora in fase di stallo ma soprattutto divisa. Il Movimento 5 Stelle spinge per l’approvazione in tempi rapidi. “Noi stiamo lavorando a tempo piano in commissione lavoro al Senato, dove questo progetto di legge sta andando avanti e siamo disponibili a lavorare notte e giorno per approvarlo. Dobbiamo farlo subito”, ha detto l’ex premier e presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte.

Una direzione sui cui si trova anche il Pd: “Per noi la questione salariale è fondamentale, accanto a questo c’è anche l’impegno ad arrivare al salario minimo come hanno fatto in Germania, in Australia, Paesi simili al nostro che hanno fatto una scelta che anche noi dovremo fare”, ha detto il segretario democratico Enrico Letta.

Il centrodestra nella maggioranza ha un’altra idea. “Il salario minimo per legge non va bene perché è contro la nostra storia culturale di relazione industriali.

Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca e valorizziamo le nostre relazioni industriali. Il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività”, ha chiarito il ministro per la Pa Renato Brunetta.

Oltre all’Italia il salario minimo non è stato istituito anche in Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia. Dove invece è già previsto, stando agli ultimi dati Eurostat, le cifre vanno tra i 332 euro mensili della Bulgaria e i 2.257 euro del Lussemburgo.

In Germania è pari a 1.621 euro.

 

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