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Renzi, Palermo e Cdp. Le vere sfide sotterranee del governo

Ha vinto o perso Matteo Renzi? È presto per dirlo. Molto presto. Dipende da quali saranno le prossime mosse di Giuseppe Conte per allargare la maggioranza. Quello che trapela dalle segrete stanze è che Renzi non si è astenuto come prima opzione, ma perché erano già in sei i suoi fedelissimi a non voler votare contro. L’astensione invece lascia aperte tutte le porte. E non è un segreto che Renzi sia un maestro nel riuscire a sfruttare le posizioni intermedie per intercettare le posizioni di potere. Dunque, la grande partita delle nomine. Il quadro è assai ampio: a breve vanno a scadenza Rai, Saipem, Ferrovie, Gse e – ovviamente – la grande e strategica Cassa Depositi e Prestiti. E c’è già chi ha messo nel mirino Fabrizio Palermo, l’amministratore delegato di Cdp. Tuttavia i bene informati sanno che finché c’è questo governo l’ultimo tra tutti a rischiare è proprio Palermo. Ottimo rapporto con Giovanni Gorno Tempini, che vorrà essere rinnovato in attesa di poter competere per la presidenza di Fondazione Cariplo, Palermo è difeso in prima persona da Conte, dal mondo bancario e da tutti quelli che hanno voce in capitolo. Anche se il Pd volesse attaccare la sua posizione, sarebbe difficile per Gualtieri&Co imporre il dalemiano Arcuri. Oltre al fatto che la pandemia fa sì che così come sono stati rinnovati gli altri, anche a Palermo potrebbe essere richiesto un secondo giro. E Arcuri continuerà ad essere impegnato nella sua gestione commissariale.

Certo, c’è chi vorrebbe allettare Palermo sventolandogli il meglio remunerato posto di ad a Leonardo. Dove tuttavia il mandato dura poco più di una anno, a differenza dei tre di Cdp. Con un dettaglio peraltro assai importante: durante il prossimo mandato di Cdp vanno a scadenza tutti i cda che contano, e dunque sono tutti treni che Palermo – volendo – potrebbe prendere. Insomma, Cdp va verso una stabilità che invece potrebbe non essere affatto garantita per un altro colosso come la Rai. Là ci saranno con tutta probabilità molti cambiamenti. E non è detto che Matteo Renzi non ci metta lo zampino.

(Immagine: Wikimedia)